Una firma di tutto riposoRenzi, gli italiani “nascondono i soldi in banca” perché temono le tasse future

Se oggi prometti un taglio delle tasse aumentando il deficit, domani dovrai aumentare le tasse per ridurlo. È matematica. E gli italiani la conoscono meglio di Palazzo Chigi

Secondo il presidente del consiglio Matteo Renzi, intervistato in maniera non esattamente aggressiva da Fabio Fazio durante la trasmissione “Che Tempo Che Fa”, in questi ultimi anni gli italiani «hanno nascosto i soldi in banca». Raramente fu scelta dal premier espressione più infelice, perlomeno secondo un’ottica liberale: per quale ragione gli italiani che hanno deciso di risparmiare di più devono essere etichettati come malfattori che tengono occultato un qualche bottino?

Molto probabilmente gli italiani hanno aumentato i propri risparmi detenuti come depositi in banca per cautelarsi di fronte a una situazione futura incerta. Questa incertezza di cittadini e imprese certamente dipende da fattori che sono al di fuori del controllo del governo italiano, ma con ogni probabilità dipende anche da un atteggiamento ondivago del governo stesso, e dal rischio di trovarsi ad affrontare tasse più alte in futuro.

Ma non siamo alla vigilia di una poderosa riduzione delle tasse, la più grande eccetera eccetera? Forse. Ma più delle promesse future che dovrebbe scaldar loro il cuore, è il passato recente ad aver scottato gli italiani. Per raddrizzare una situazione vicina alla bancarotta, alla fine del 2011 il governo Monti aveva reintrodotto la tassazione sulla prima casa e applicato una pesante tassa patrimoniale sulle case diverse dalla prima, a cui ha aggiunto una mini-patrimoniale sui depositi dei titoli. A parte il sacrosanto intervento sulle pensioni, la revisione della spesa pubblica corrente –sotto la guida del ministro Piero Giarda e del commissario Enrico Bondi – è iniziata solo in una fase successiva. Se le condizioni esterne non spingono verso l’alto la crescita economica del paese, è difficile immaginarsi una riduzione credibile delle tasse che non sia finanziata da una riduzione permanente della spesa corrente stessa.

Se le condizioni esterne non spingono verso l’alto la crescita economica del paese, è difficile immaginarsi una riduzione credibile delle tasse che non sia finanziata da una riduzione permanente della spesa corrente stessa

Che cosa accade se riduzioni delle imposte come i famosi 80 euro non sono finanziate tramite riduzione della spesa, ma aumentando il deficit, cioè la differenza tra spese ed entrate? Entra qui in gioco la mai abbastanza citata equivalenza ricardiana, dal nome dell’economista inglese David Ricardo: cittadini lungimiranti tengono presente che aumenti di spesa o tagli di imposte resi possibili dalla creazione di deficit non sono gratis, ma dovranno essere coperti da aumenti di imposte futuri.

Ed ecco che tutto si tiene: il Renzi che si lamenta degli italiani che nascondono i propri risparmi in banca è lo stesso Renzi che – finanziando interventi più o meno elettoralistici con il deficit – li induce ad agire come “gufi risparmioni”, cioè come cittadini prudenti che si cautelano di fronte ad aumenti di tasse futuri attraverso l’accumulo o la ricostruzione dei propri risparmi.

Dal lato della spending review la credibilità di Matteo Renzi ha ricevuto una batosta micidiale nel momento in cui il commissario Cottarelli è stato in buona sostanza defenestrato, dal momento che il suo incarico – che inizialmente doveva durare tre anni (oggi saremmo alla fine del secondo anno) – non è stato rinnovato. I tanti smemorati potrebbero trarre giovamento dal ricordare l’ultimo intervento di Cottarelli sul suo blog, in polemica con chi voleva utilizzare i risparmi individuati ma non ancora realizzati dell’operazione di spending review per finanziare nuove spese in corso d’anno (nella fattispecie, i prepensionamenti nella scuola).

La nuova versione della spending review capitanata da Yoram Gutgeld e Roberto Perotti, che doveva fruttare risparmi per 10 miliardi nel 2016, molto probabilmente varrà 6 miliardi, cioè 4 in meno.

Tanto per non smentire la brutta figura fatta con Cottarelli, la nuova versione della spending review capitanata da Yoram Gutgeld e Roberto Perotti, che doveva fruttare risparmi per 10 miliardi nel 2016, molto probabilmente varrà 6 miliardi, cioè 4 in meno. Il resto della Legge di Stabilità prossima ventura sarà finanziato da deficit aggiuntivo: circa 10 miliardi in più rispetto a quanto sarebbe accaduto “a legislazione vigente”, cioè in assenza di ulteriori interventi contenuti nella Legge di Stabilità stessa.

In un mondo di formiche private e cicale pubbliche la domanda è una sola: perché mai gli italiani non dovrebbero cautelarsi con risparmi aggiuntivi “da nascondere in banca” quando il governo crea deficit aggiuntivo e dunque la preoccupante prospettiva di nuove tasse nel futuro?

Un consiglio: invece di prendersela con i gufi, Matteo se la prenda con Ricardo.

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