Europa«Brexit, niente drammi: Cameron sta aiutando l’Europa»

Le quattro proposte del premier britannico sono dure da digerire. Ma sempre, spiega Vincenzo Scarpetta di Open Europe, aprono davvero la strada a un miglioramento della condizione generale di tutti i Paesi dell’Unione

Meno Europa, maggior potere ai parlamenti nazionali, il riequilibrio dei rapporti di forza tra Eurozona e Paesi che non hanno adottato (e mai lo faranno) l’euro, ma anche aumentare la competitività made in Ue e soprattutto ridurre l’accesso al welfare per i migranti europei in arrivo nel Regno Unito. Queste le riforme di cui secondo David Cameron, che ieri ha inviato una lettera formale al Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, ha bisogno oggi l’Europa e che saranno decisive per tenere Londra all’interno dell’Ue. Per Vincenzo Scarpetta di Open Europe «le richieste del Premier britannico non rappresentano la continuazione dell’eccezione britannica, ma aprono davvero la strada a un miglioramento della condizione generale di tutti e 28 gli Stati membri».

Quello che è certo è che dal lungo negoziato, ormai ufficialmente avviato, tra Londra e Bruxelles dipenderà la formulazione definitiva del quesito che nel 2017 sarà sottoposto ai cittadini britannici sottoforma di referendum. Un quesito che tanto a Westminster, quanto al Justus Lipsius (sede del Consiglio dell’Unione europea, ndr) si augurano non sia semplicemente: “Sei favorevole all’uscita del Regno Unito dall’Ue?”. Per avere un quadro dettagliato delle richieste avanzate da Cameron e dello scenario europeo globale ci siamo rivolti a Vincenzo Scarpetta, che per il think tank Open Europe si occupa da mesi di Brexit.

Dopo mesi di rinvii la lettera di David Cameron al Presidente del Consiglio Ue Tusk è stata inviata. Al suo interno ci sono quattro aree principali di riforme. Quali di queste hanno la speranza di essere accolte?

Credo che tutte e quattro le aree abbiamo margini di negoziazione. Margini che variano molto tra loro. Se dovessi fare una graduatoria, partendo dalla più problematica partirei sicuramente dalle limitazioni all’accesso del welfare britannico per i cosiddetti migranti economici comunitari, poi includerei la creazione di clausole di salvaguardia per i Paesi esterni all’Eurozona, quindi passerei all’esclusione da una maggiore integrazione comunitaria. I punti sui quali sarà facile negoziare sono quelli relativi a nuove liberalizzazioni e al maggiore sviluppo del mercato unico, ma anche degli accordi commerciali tra Ue e Paesi extra Ue. Su questi ultimi soprattutto le reticenze tra i vari Stati membri sono molto limitate.

La proposta più problematica quella delle limitazioni all’accesso del welfare britannico per i cosiddetti migranti economici comunitari

Leggendo nel dettaglio le proposte relative all’aumento della competitività e poi della sussidiarietà (maggior potere dei parlamenti nazionali), Cameron non fa altro che ribadire quella che da sempre è la posizione britannica all’interno dell’Ue. È un modo di voler sottolineare l’importanza del Paese in un “club” dove in questi ultimi anni ha brillato soprattutto la stella tedesca?

Condivido la prima parte dell’osservazione, quella cioè che vuole che le proposte britanniche in materia di liberalizzazioni non rappresentino nulla di nuovo in sé. Va anche detto, però, che su mercato unico, competitività e commercio internazionale Cameron incontra in questo momento il favore della maggioranza dei Paesi Ue. In questi ultimi tempi quasi tutte le capitali hanno espresso il loro favore alla riduzione della regolamentazione Ue e una volontà a incrementare il mercato unico. E lo stesso va detto della Commissione Juncker e delle proposte per la creazione di un mercato digitale o dei capitali unico. Restano alcuni bastioni di incertezza nella Germania rispetto alle liberalizzazioni dei servizi pubblici o in Francia riguardo al Ttip, ma in generale c’è spazio per margini di trattative. Riguardo alla voglia di Londra di riconquistarsi un certo spazio sulla scena europea va ricordato che Londra, Berlino e Parigi partono da idee molto diverse di Europa. Per il Regno Unito l’Europa è sempre stata associata a un’area di libero scambio. È vero che in questi ultimi anni la scena è stata occupata da Berlino, soprattutto in termini di politica estera, ma la ragione risiede anche nello scetticismo britannico d’investire davvero in una politica estera e di difesa davvero comunitaria. Il ruolo di Londra resta comunque fondamentale, soprattuto per Paesi come l’Italia, che sono spesso ricorsi all’appoggio britannico contro una guida franco-tedesca.

Su mercato unico, competitività e commercio internazionale, Cameron incontra in questo momento il favore della maggioranza dei Paesi Ue: quasi tutte le capitali hanno espresso il loro favore alla riduzione della regolamentazione Ue

Open Europe ha lavorato recentemente su una ricerca in cui ha analizzato le posizioni degli altri Paesi Ue nei confronti delle proposte britanniche. Può darci una sintesi dei risultati a cui siete arrivati? Quanto la crescita di movimenti euroscettici può aiutare Cameron in questo negoziato?

La nostra ricerca non ha la pretesa di voler essere uno studio scientifico, si basa sull’analisi delle dichiarazioni pubbliche rilasciate dai rappresentanti politici dei 28 Paesi europei sui temi di riforma indicati dal governo britannico, ma anche su conversazioni con alcuni diplomatici europei. In una frase potrei riassumere la situazione così: “Non sarà un negoziato facile, ma tutto è ancora in gioco”. Sulla base di queste dichiarazioni abbiamo infatti costruito una mappa (qui sotto, ndr) degli atteggiamenti dei diversi Paesi Ue rispetto alle posizioni espresse da Londra e quasi nessuno è dichiaramente ostile.

Tutti e 27 i Paesi vogliono che Londra resti nell’Ue. Ci sono ovviamente riserve su determinate richieste. La Polonia, così come altri Paesi dell’Est europeo sono sospettosi riguardo la parte dell’accesso dei migranti economici Ue al welfare britannico. Il quadro generale, però, è piuttosto positivo e ci dice che per David Cameron esistono buone possibilità di successo. Soprattutto se riuscirà a convincere delle sue ragioni le altre capitali Ue. Perché se non ci sono veri oppositori non vediamo neanche dei “Paesi cheerleader”, che sostengono cioè le sue ragioni a spada tratta. Molto dipenderà dunque dalla sua capacità di persuasione. Un punto importante, che ha sottolineato anche David Cameron è che da queste riforme potrebbero beneficiare tutti i Paesi Ue. In genere si sospetta sempre che Londra sia alla ricerca di una soluzione di favore, questa volta non è esattamente cosi.

Il quadro generale delle opinioni dei politici e diplomatici europei sulle posizioni del Regno Unito è piuttosto positivo e ci dice che per David Cameron esistono buone possibilità di successo

Cameron chiede un’Unione europea non ostaggio dell’Eurozona. Questo comporta una velocizzazione verso quella che potremmo definire un’Ue a due velocità?

L’idea di un’Europa a due velocità non mi entusiasma. Qui parliamo semmai di un’Europa multilvello. Perché un’Europa a due velocità presuppone che tutti vadano nella stessa direzione, mentre il Regno Unito propone una prospettiva diversa. Per Londra, l’Europa dovrebbe ruotare attorno al concetto di mercato unico. Idea molto londana da quella di altri Paesi. Su questo punto Cameron pone una questione che per alcuni potrebbe sembrare tecnica, ma invece è molto piu di questo. E cioè: l’Eurozona ha sempre la maggioranza al Consiglio Ue. Londra chiede che questo principio venga scardinato. I dettagli della proposta saranno chiariti in modo specifico, ma quello che il Regno Unito chiede è la creazione di un sistema di voto “equilibrato” che non veda Paesi in maggioranza o minoranza.

Secondo Cameron da queste riforme potrebbero beneficiare tutti i Paesi Ue. In genere si sospetta sempre che Londra sia alla ricerca di una soluzione di favore, questa volta non è esattamente cosi

Uno dei punti sui quali ci saranno lunghissime discussioni e annunciati scontri è sicuramente quello dei migranti economici Ue. Su questa area Cameron è stato molto più specifico che nelle altre. Ha annunciato ad esempio che se dopo sei mesi di ricerca un cittadino comunitario non ha trovato lavoro deve lasciare il Paese e che per accedere ai sussidi dovrà prima contribuire al fisco britannico per almeno quattro anni. Quanto le sue proposte sono applicabili? E qual è il loro peso reale sull’economia britannica?

La loro applicazione è possibile. I cambiamenti che Cameron chiede sono stati spesso bollati come non conformi alle regole comunitarie, ma infatti il Governo di Londra chiede che queste regole vengano cambiate. I quattro anni potrebbero essere negoziati ed essere ridotti. Diciamo però che sul tema dell’accesso dei migranti economici comunitari al welfare britannico il difficile viene nei negoziati tra Londra e Paesi come Italia, Francia e Spagna, che sono preoccupati di veder sotterrato una volta per tutte il principio di libera circolazione delle persone. Questo, però, è un errore di percezione. David Cameron non vuole mettere in questione la libertà di lavorare e vivere in un altro Paese, ma quella di accedere a un sistema di welfare molto diverso da quello adottato in questi Paesi.

E cioè?

Si tratta di un sistema molto generoso, pensato per sostenere l’avvio dei giovani nel mercato del lavoro, che però allo stato attuale è diventato un tema molto sentito dall’opinione pubblica che ritiene l’arrivo di manodopera spesso poco qualificata la ragione dell’abbassamento dei salari nel Paese. Riguardo le conseguenze economiche di questa decisione, invece, è molto difficile fare delle previsioni accurate. Sicuramente in alcuni casi l’eliminazione di una categoria specifica da alcuni sussidi potrebbe scoraggiare nuove partenze, e quindi incidere sul dato economico generale del Paese, ma è molto difficile fare previsioni.

«David Cameron non vuole mettere in questione la libertà di lavorare e vivere in un altro Paese, ma quella di accedere a un sistema di welfare molto diverso da quello adottato in questi Paesi»

Cameron sta provando a superare a destra l’Ukip?

Non è possibile superare a destra lo Ukip, perché gli indipendentisti come il nome sottolinea chiedono direttamente l’uscita del Paese dall’Unione europea. Non c’è margine di manovra nella loro posizione. Margine che invece è presente nella visione di David Cameron. È certo, però, che il tema dell’immigrazione, Ue ed extra Ue, ha un peso notevole sull’opinione pubblica.

Worst case scenario. Londra e Bruxelles non arrivano a un accordo, e nel 2017 il referendum promosso da Cameron si trasforma realmente in un “si” contro un “no” all’Europa. Quanto ha da perdere Londra abbandonando l’Ue, e quanto ci guadagna? E il resto dei Paesi europei?

Anche in questo caso è molto difficile fare una stima precisa. A pesare non è tanto l’uscita del Regno Unito dall’Ue, ma quello che Londra deciderebbe di fare dopo. Perché ad esempio potrebbe decidere di restare un Paese aperto, al commercio internazionale e all’immigrazione. In questo caso resterebbe sicuramente un Paese prospero, anche perché ne ha tutte le caratteristiche. Nel caso in cui si dovessere avere, invece, forti pressioni per una sua chiusura, una riuscita economica non è più garantita. La domanda oggi ai fautori dell’uscita del Regno Unito dall’Ue è proprio: quale modello vorreste adottare dopo? Al momento ci sono idee poco chiare e tra quelli esistenti cui guardare non ne esiste uno che convenga particolarmente. Penso alla Norvegia o alla Svizzera. La campagna tra chi dice “Leave” e “Remain” è già parita, ma entrambe le parti devono affrettarsi a comunicare cosa intendono in modo preciso. Il contesto attorno al Regno Unito sta cambiando rapidamente e tra l’opinione pubblica c’è poca simpatia per i sostenitori dello status quo.

In tema di europeismo non brillano nemmeno i Laburisti, quali sono le principali differenze tra il Corbyn e il Cameron pensiero?

I laburisti sono tendenzialmente a favore della permanenza di Regno Unito nell’Ue. Per quanto riguarda Jeremy Corbyn, fino ad ora nei discorsi tenuti nelle grandi occasioni, come ad esempio nel Congresso dei Labour di fine settembre, ha evitato di menzionare l’Europa. Il leader laburista sembra per ora non dare priorità alla politica Ue e all’Ue in generale. E questo potrebbe essere un problema per il partito. Perché se l’obiettivo finale dei laburisti è sminuire il lavoro di Cameron, Corbyn sta offrendo allo stesso tempo un argomento forte ai sostenitori della Brexit. Se Cameron non dovesse ottenere nulla dai negoziati con Bruxelles sarà difficile per i laburisti sostenere le ragioni della permanenza nell’Ue e affrontare l’attacco della fronda favorevole all’uscita dall’Ue.