Intelligence, l’Europa fatica a fare progressi: mancano le risorse

Da Bruxelles dove si è tenuta la riunione straordinaria tra i ministri degli interni Ue arriva il vademecum alla lotta contro il terrorismo. Peccato che la riunione di venerdì sia molto simile agli incontri dello stesso tipo tenuti dopo gli attacchi a Charlie Hebdo e al supermercato kosher

Aumento dei controlli alle frontiere esterne, divieto di vendita di alcune armi, restrizioni alla libertà personale nel nome di maggiore sicurezza e condivisione delle informazioni tra le intelligence dei diversi Paesi. Da Bruxelles dove si è tenuta la riunione straordinaria tra i ministri degli interni Ue arriva il vademecum alla lotta contro il terrorismo. Peccato che la riunione di venerdì sia molto simile agli incontri dello stesso tipo tenuti subito a ridosso degli attacchi a Charlie Hebdo e al supermercato kosher lo scorso gennaio, dai quali è cambiato poco o nulla.

Perché l’Europa fatica a fare progressi? Per un motivo semplice: mancanza di risorse. Non tanto economiche, ma soprattutto di personale e informatico. Al di là del rimpallo di critiche tra il Governo belga e francese sul ritardo con il quale sono state notificate diverse informazioni sensibili tra le due frontiere, la verità è che i servizi di intelligence in Europa non comunicano ancora tra loro in modo sistematico.

Il problema della comunicazione non è presente soltanto tra i servizi segreti, che per definizione portati a tenere segrete alcune informazioni e non a divulgarle, ma anche tra gli organi di polizia. Ecco perché l’annuncio di voler attivare controlli sistematici alle frontiere esterne dell’Ue- e quindi anche in Italia, Grecia, etc..- su tutti coloro -siano essi cittadini comunitari e non- che entrano ed escono lascia al momento il tempo che trova. Affinché una tale disposizione possa essere messa efficientemente a regime serviranno mesi, se non anni. Lo dimostra in piccolo lo stato di avanzamento della creazione dei cosiddetti hotspot sempre in Italia e Grecia, che al momento dovrebbero occuparsi di registrare gli arrivi dei migranti e rifugiati all’interno dell’area Schengen. Dei 10 promessi, ne sono stati attivati appena 2. E il personale sul terreno li giudica molto lontani dalla piena funzionalità.

Nonostante il contesto attuale, da Bruxelles i ministri degli interni promettono che entro marzo la verifica elettronica dei documenti di identità alle frontiere esterne sarà in tempo reale. Tradotto in cifre, ogni europeo che partirà o tornerà per destinazioni extra Ue, saranno controllato e schedato. Un cambiamento non da poco rispetto alla situazione attuale, che le 28 capitali giudicano necessario dato il livello di allarme. Ad ogni modo resta prima da capire se l’Ue sia in grado in così poco tempo di montare una rete in grado di assicurare questo servizio. E’ dunque probabile che nei prossimi mesi si assisterà a un crescendo di controlli, magari non istituzionalizzati, tra le frontiere interne, in barba ai principi Schengen. E’ quanto del resto sta già facendo la Francia che giovedì ha prorogato di 3 mesi lo stato di emergenza.

Nonostante il contesto attuale, da Bruxelles i ministri degli interni promettono che entro marzo la verifica elettronica dei documenti di identità alle frontiere esterne sarà in tempo reale. Tradotto in cifre, ogni europeo che partirà o tornerà per destinazioni extra Ue, saranno controllato e schedato.

Dopo anni di discussione, il PNR, ovvero il registro dei dati dei passeggeri aerei dovrebbe ora avere la strada spianata. A impedirne l’adozione fino a oggi è stata un’ampia parte del Parlamento europeo, che ne ha sottolineato soprattutto gli aspetti di limitazione al diritto alla privacy e della libertà personale. Per convincere l’Europarlamento il Consiglio Ue punta su un PNR per così dire temporaneo. I controlli saranno estesi a tutti i cittadini Ue e per ogni tipo di reato. Grazie al PNR ogni Paese saprà in tempo reale chi si trova su un volo e dove è diretto.

Tra le altre proposte in cantiere anche un centro di coordinamento tra le intelligence dei diversi Paesi, che sarà attivato entro il mese di febbraio. Punto questo che convince ancor meno della possibilità di arrivare entro breve tempo allo scambio in tempo reale delle informazioni su chi entro o esce dai confini Ue. Se mai un giorno sarà possibile parlare di intelligence comunitaria, quel giorno non è identificabile in un futuro prossimo e tanto meno a inizio 2016. Il centro antiterrorismo Ue, ad oggi è poco più di un’organizzazione puramente simbolica, priva di poteri effettivi. Dai Paesi Ue arriva anche una stretta alla vendita di armi. La Commissione Ue ha annunciato mercoledì un pacchetto di misure volte a vietare il possesso di armi semi automatiche ai privati e di rafforzare la lotta al mercato nero, che in Europa oggi permette ad esempio l’acquisto di kalashnikov in arrivo dai Balcani a prezzi irrisori.