Tra Italia e CorsicaOccidente e fondamentalismo islamico. Orrore tra realtà e letteratura

Quando la cronaca nera che incrocia la letteratura. Impossibile non collegare due fatti accaduti in Europa in queste ore con le pagine di due romanzi, di Michel Houellebecq e Tom Clancy

Il molteplice attacco terroristico che ha scosso nella notte la capitale francese, costringendo le autorità a far affluire l’esercito dall’Ile de France nella città, ha radici profonde e focolai ben noti: l’ondata fondamentalista che sta attraversando il mondo islamico ormai da anni, la complessa condizione multietnica di un Paese che è stato una grande potenza coloniale, la ghettizzazione nella quale vivono gli stranieri, specie quelli di provenienza africana e mediorientale e religione islamica all’interno dei nuclei urbani d’Oltralpe le cui sclerosi apparvero in tutta la loro violenza esattamente dieci anni fa in occasione della cosiddetta «rivolta delle banlieu», i numerosi fenomeni di violenza e la crescente ostilità nei confronti della comunità ebraica, i conflitti che segnano nord Africa e Medio Oriente… potremmo andare avanti. In concreto, questa mattina la radio francese «Europe1» descriveva Parigi con un emblematico paragone con Beirut e accennava «libanizzazione» di una delle più importanti capitali del mondo.

Appena dieci mesi fa, il presidente Hollande è dovuto andare di corsa in tv a rassicurare i suoi connazionali e la comunità internazionale sul fatto che la Francia è unita e forte. Queste parole, pronunciate nuovamente oggi, perdono di efficacia e non potranno che sollevare polemiche tra una settimana quando l’unità nazionale assicurata dalle forze politiche svanirà e le sempre più imminenti elezioni politiche sortiranno il classico effetto da “richiamo della foresta”.

Sei iniziative terroristiche in sei diversi punti della città, addirittura con l’utilizzo di kamikaze ci dicono che gli attentati sono stati molto ben preparati e pianificati. È occorso tempo, coordinamento, scambio d’informazioni: per la seconda volta in meno di un anno i servizi segreti francesi appaiono inadeguati ad assicurare l’incolumità del Paese. Per contro, va detto come in Italia non sia per fortuna ancora accaduto nulla e che non è possibile non notare come i nostri servizi di sicurezza, con cadenza quasi mensile, smantellino cellule terroristiche: è accaduto anche poche ore fa tra Merano e Bolzano.

L’Expo è passato ma il Giubileo si avvicina. Siamo i prossimi?

Tutto ciò dovrebbe rassicurarci? Niente affatto. Nonostante la storica esperienza dei nostri apparati di sicurezza del fenomeno terrorista, non c’è purtroppo da dormire tranquilli. L’Expo è passato ma il Giubileo si avvicina. Siamo i prossimi? Siamo così bravi da contrastare sempre efficacemente le minacce? Siamo così poco significativi sul piano internazionale da non essere presi in considerazione come accaduto in passato a New York, Madrid, Londra, Parigi?

Di certo, i francesi peccano –non da oggi – di superficialità nell’approccio culturale al problema. E nonostante tutto, quella che in molti considerano una sorta di “arretratezza” italiana è in fondo il nostro ultimo “anticorpo”. Anche se indebolita, fiaccata, sempre più spesso vilipesa e irrisa, la fede cristiana in Italia “appare”. Già, nel Regno Unito le chiese sono ormai ridotte per lo più a musei, ristoranti, locali privati. Sempre più difficile trovare un pastore, figuriamoci una suora. In Francia la situazione è poco migliore: è di pochi mesi fa la decisione di rimuovere una statua di san Giovanni Paolo II perché «le dimensioni della statua non corrispondevano alla presenza dei cristiani» nel comune che la ospitava.

Il principio di laicità dietro cui la società e lo Stato francese si sono nascosti è meno di un dito. Il tango si balla in due: posso dire in ogni modo che non voglio picchiarmi con te, che ti ignoro, che non mi interessi, ma se tu sei determinato a ferirmi sarai sempre libero di colpirmi. È quel che accade agli occidentali: ostinatamente pensiamo che basti scansarci, far finta di nulla, minimizzare i fenomeni di violenza per allontanare da noi il pericolo.

Ecco allora, forse una speranza, questo “anticorpo” italiano. Gli extracomunitari che giungono in Italia vedono ovunque chiese, sacerdoti, magari anziani, ma vivi e attivi, comunità, magari piccole, ma presenti e impegnate, un diffuso associazionismo e l’idea che, nonostante tutto, gli italiani credono in qualcosa.

Perché ciò che i sostenitori della laicità di Stato, del “fuori i crocefissi dalle scuole” (e i presepi, le benedizioni e chi più ne ha, più ne metta) sottovalutano, è che per certe persone, accecate dal furore ideologico e dal fanatismo religioso, credere in qualcosa (anche se odiato, come il «crociato») è pur sempre meglio che non credere in nulla. Chi non crede in nulla, tra l’altro, è privo di anticorpi e può essere meglio assoggettato, sottomesso.

Ecco allora la cronaca nera che incrocia la letteratura. Impossibile non collegare due fatti accaduti in Europa in queste ore con le pagine di due romanzi.

L’accoltellamento dell’ebreo ortodosso in Italia e le minacce subite dalle comunità giudaiche in Europa in questi mesi sono richiamate fin troppo bene dal romanzo di Michel Houellebecq, in cui il protagonista nota che alla presenza sempre più invasiva delle associazioni giovanili musulmane salafite negli atenei ha corrisposto la scomparsa dell’unione studentesca ebraica dalle università francesi.

L’accoltellamento dell’ebreo ortodosso in Italia e le minacce subite dalle comunità giudaiche in Europa in questi mesi sono richiamate fin troppo bene dal romanzo di Michel Houellebecq

Ma è soprattutto uno dei romanzi di Tom Clancy a raffigurare bene la fuga del presidente Hollande dallo stadio dove era in corso la partita delle nazionali di calcio francese e tedesca.

Nel libro «Paura senza limite» (1991) che è stato anche un grande film con Morgan Freeman e Ben Affleck (interprete proprio del celebre protagonista dei libri di Clancy, l’agente Jack Ryan), «Al vertice della tensione» (titolo originale «The Sum of All Fears», 2002), il presidente degli Stati Uniti viene salvato da un attacco terroristico (un ordigno nucleare) posto dai terroristi palestinesi proprio in uno stadio nel quale il capo di Stato americano sta assistendo alla disputa del Super Bowl. In entrambi i casi, all’ultimo momento, i servizi d’intelligence intervengono per porre in salvo il capo di Stato, ma arrivano troppo tardi per evitare la morte di molti, moltissimi civili innocenti. Meno spettacolare l’uscita di Hollande e meno forte il pericolo rappresentato dai kamikaze rispetto a una bomba nucleare. Ma la prima è realtà, la seconda narrazione.

Speriamo soltanto che ciò che ci aspetta non replichi ancora gli scenari più inquietanti di qualche geniale romanziere, forse più lungimirante di certi opinionisti che affogano di belle parole i nostri mezzi d’informazione.

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