TaccolaPos gratis e prestiti alle Pmi, la finanza tech sbarca in Italia

Promettono il Pos gratuito a tutte le piccole imprese e micro-finanziamenti concessi sulla base di un algoritmo. Con questa formula gli svedesi di iZettle puntano al 50% dei commercianti italiani. Con solo due persone nel nostro Paese

Due persone per conquistare l’Italia. Sono le bizzarrie del “FinTech”, la finanza basata sugli algoritmi che sta facendosi largo a sportellate nel mondo del credito. Oggi a piantare la bandierina, in vista di un’espansione nel nostro Paese è la società svedese iZettle, fresca di 60 milioni di investimenti raccolti, che si aggiungono all’altro centinaio raccimolato negli ultimi anni.

Il lavoro principale di questa società, 250 dipendenti in 12 Stati, è quello di fornire dei “Pos“ per il pagamento con carta di credito che si collegano direttamente agli smartphone. Il modello è la statunitense Square, al cui vertice c’è Jack Dorsey, co-fondatore, tra l’altro, di Twitter. Il vantaggio offerto da queste formule è chiaro: zero spese fisse per i piccoli imprenditori e commercianti e commissioni che variano dal 2,75% all’1% a seconda del numero di transazioni effettuate. Con questa ricetta la società svedese sostiene che la metà dei dispositivi installati in Svezia sono di iZettle, percentuale che sale addirittura al 70% in Messico, uno dei mercati più presidiati. Le imprese clienti sono arrivate a 200mila e il ritmo è di 2mila nuovi clienti al giorno. Anche in Italia, ha detto il Jacob de Geer, Ceo di iZettle durante un incontro con la stampa a Milano, l’obiettivo è di arrivare a una penetrazione del 50 per cento, come in Svezia.

L’obiettivo in Italia è di installare la tecnologia di iZettle nella metà dei dispositivi delle aziende. Il tutto con una manciata di persone

A quel punto, però, si attiva la seconda gamba del business. Oltre ai servizi di “mobile payment” la società di FinTech svedese propone un sistema di micro-finanziamenti per le Pmi. Non vengono applicati tassi di interesse, ma commissioni fisse stabilite su criteri precisi. Il prestito viene restituito senza limite di tempo attraverso una percentuale sulle vendite, spiega una nota dell’azienda.

Come per le altre società di finanza alteranativa che stanno raccogliendo miliardi di investimenti nel mondo (come Lending Club, OnDeck, Prosper o Funding Circle), la differenza rispetto alle offerte delle banche è che la decisione sui finanziamenti e la valutazione del rischio avviene tramite gli algoritmi. «Abbiamo un sistema nostro per individuare il rischio – ha detto de Geer rispondendo a una domanda de Linkiesta -. Utilizziamo da una parte i dati storici dei sistemi tradzionali (di credit bureau, ndr). Dall’altra dei dati che otteniamo in tempo reale: abbiamo sviluppato un algoritmo, che applichiamo a tutti i mercati e che ci permette – e ci permetterà di più in futuro una volta perfezionato – di essere molto accurati nel nostro risk assessment».

La società non si occupa solo di Pos: ha un sistema di finanziamenti in cui la valutazione del rischio avviene tramite un algoritmo. Così come avviene per le stelle emergenti del FinTech, come Lending Club, OnDeck e Funding Circle

Tracciare chi chiede il credito con metodi innovativi, basati sull’analisi dei Big Data – si sta ipotizzando anche un coinvolgimenti di social network come Facebook in questo senso – è una sorta di Sacro Graal per la nuova finanza del social lending. Lo scopo è superare i sistemi attuali, che si basano sui risultati passati e non sulla situazione presente di chi richiede un prestito.

«Il Fintech sta operando una rivoluzione massiccia e non è un caso che le principali società abbiano raccolto 13,7 miliardi di dollari di investimenti – ha detto de Geer -. Il sistema finanziario tradizionale è davvero vecchio, si basa su sistemi tecnologici che lo tengono legato a modelli antichi e per questo non può fare innovazione. I nuovi operatori saranno per la finanza quello che Spotify (altra società dell’ondata svedese di start up tecnologiche, ndr) è stato per la musica. I nuovi servizi mettono a rischio tutto il sistema bancario».

«Il sistema finanziario tradizionale è vecchio, si basa su sistemi tecnologici che lo tengono legato a modelli antichi e per questo non può fare innovazione. I nuovi operatori saranno per la finanza quello che Spotify è stato per la musica».


Jacob de Geer, Ceo di iZettle

Quello che sta accadendo nel mondo è che grandi banche stanno stringendo accordi con i nuovi arrivati. Nel Regno Unito Santander e Royal Bank of Scotland, ha ricordato il Financial Times, hanno già siglato accordi con società P2P (peer to peer lending). Société Générale e Goldman Sachs hanno espresso l’intenzione di farne. iZettle non fa eccezione: i finanziamenti raccolti tramite il venture capital è arrivato a circa 150 milioni di dollari in quattro tranche. Tra questi ci sono lo stesso Banco Santander, Intel Capital, American Express, MasterCard e Index Ventures. Con Santander c’è anche un accordo per le operazioni in America Latina, mentre in europa ce ne sono con istituti di credito svedesi e tedeschi.

Fondata nel 2010, iZettle non fa ancora profitti, perché la priorità è «continuare investire per acquisire nuovi clienti», specifica de Geer. In Italia, aggiunge, la società arriverà con un paio di persone. Dei 250 dipendenti totali, la maggior parte lavora a Stoccolma, mentre negli altri Paesi sono presenti poche persone, per lo più nel commerciale e marketing. Alcune realtà del “fintech” sono già presenti in Italia, come Smartika e Workinvoice, con numeri in crescita ma lontani da quelli statunitensi. Che prospettive ci sono per la crescita in Italia di queste realtà? «È un settore molto complesso, in cui per entrare serve una forte rete con le Pmi e dove servono anche molti capitali». de Geer esclude di avere qualcuna di società nel mirino («non abbiamo mai comprato concorrenti»), mentre non esclude accordi con banche italiane. Non è neanche previsto uno sbarco in Borsa, come quello che sta preparando l’americana Square. «Loro sono un modello, ma non vogliamo né vendere né quotarci».

iZettle non ha intenzione di comprare società in Italia, ma pensa ad accordi con le banche, come quelli che ha con Banco Santander in America Latina

La Svezia, oltre al “fintech” e a Spotify, ha fatto crescere società di video-game, come la King della saga di Candy Crush (data in Svezia dall’italiano Riccardo Zacconi e poi trasferitasi in Irlanda). «Siamo in molti, perché la Svezia vuole diventare il centro europea della tecnologia. Ora c’è la seconda o la terza generazione di imprenditori, che stanno imparando dagli errori di chi, come me, ha operato nel settore dai tempi della bolla del 2000».

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