Viva la FifaBasta cinepanettoni: per Natale dateci la Serie A

In Inghilterra è tradizione giocare sotto le feste, con lauti guadagni per gli stadi pieni. Qui ci sono presidenti come De Laurentiis che potrebbero includere il boxing day tra le tante idee lanciate: ma la gente rischierebbe di andare meno al cinema...

C’è una cosa molto bella che succede in Inghilterra tutti i 26 dicembre: la gente va allo stadio. E non per qualche concerto di Natale, ma per assistere come un week end qualunque ad una partita della Premier League, il massimo campionato inglese. Lo fanno per rispettare una precisa tradizione. Il 26 dicembre del 1860, quando ancora il calcio non era stato incasellato nelle regole che conosciamo oggi e non esistendo un torneo ufficiale, si ebbe la prima partita le due squadre di football più antiche del mondo: lo Sheffield e l’Hallam. Vinse lo Sheffield per 2-0 nonostante non giocasse in undici. Un momento storico, consumato durante quello che nella Terra d’Albione chiamano il Boxing Day, che a sua volta verrà codificato come festa nazionale a partite dal 1871, anno a partire dal quale il 26 dicembre divenne il giorno in cui venivano aperte le cassette delle chiese, per donare il contenuto ai bisognosi e nel quale i latifondisti regalavano scatole ai propri dipendenti come ringraziamento per il lavoro svolto.

E così, ogni anno ci ritroviamo ad ammirare lo spettacolo di un campionato giocato sotto le feste, con intere famiglie allo stadio e gente con i cappellini di Babbo Natale sugli spalti, a incitare il Manchester United o il Chelsea. E li ammiriamo seduti da casa, al caldo, mentre stiamo ancora digerendo i lauti pranzi. Un’immagine perfetta, che descrive una distanza siderale tra due mondi sportivi, fatta di scarsa attenzione e poca lungimiranza economica che ormai segnano da anni il nostro campionato, ormai in mano ai soliti giochini dei presidenti/magnati.

Un po’ di numeri, per capirci. Nei turni natalizi giocati tra il 26 dicembre e l’1 gennaio a cavallo tra 2013 e 2014, gli stadi inglesi hanno registrato una percentuale di riempimento del 95%. Tradotto in cifre: su 1 milione circa di posti disponibili tra Old Trafford, Emirates Stadium e tutti gli altri impianti di Premier, solo 30mila sono rimasti vuoti. Vero è che alcune società hanno tassi di riempimento dello stadio praticamente alte sempre (vedi il Manchester United), ma tocca proprio ai grandi club fare da traino al sistema, come succede in molti altri ambiti. E il sistema inglese è ormai più livellato, rispetto ad altri. Un esempio su tutti: sei si guarda la classifica dell’impatto dei ricavi da matchday tra i club europei nel 2014, nelle prime 20 squadre troviamo otto inglesi, di cui tre nelle prime cinque: vince l’Arsenal con 119,8 milioni (33% dei ricavi totali), il Manchester United è terzo con 129,3 milioni (25%), quinto il Tottenham con 52,5 milioni (24%). Ed oltre al Chelsea troviamo squadre di medio livello come Newcastle o Everton, con ricavi superiori ad una big come il Manchester City.

Nei turni natalizi giocati tra il 26 dicembre e l’1 gennaio a cavallo tra 2013 e 2014, gli stadi inglesi hanno registrato una percentuale di riempimento del 95%.

Insomma, si unisce il dilettevole (le famiglie allo stadio) con l’utile (nel bilancio). Nella medesima classifica di cui sopra, stilata secondo il criterio dell’impatto sui ricavi, le ultime tre sono italiane. Il confronto è impietoso. Il Napoli ha incassato nel 2014 20,9 milioni per un 13% di incidenza sul fatturato, l’Inter 18,8 milioni (11%), il Milan 24 milioni (10%). Va meglio alla Juventus, 15° con 42 milioni incassati nel 2014 (15%), perché nel tempo si è dotata di uno stadio nuovo. Tra queste squadre, è la presenza di una che deve far riflettere, ed è quella del Napoli. Che è di proprietà di Aurelio De Laurentiis, ovvero uno che spesso negli anni ha sbandierato progetti come la super lega europea per club o addirittura l’esportazione della nostra Serie A all’estero.

Tutti progetti che al momento non hanno avuto seguito, ma che curiosamente non sono stati affiancati da quello di voler giocare sotto Natale. Eppure sarebbe più facile, rispetto al trapiantare il nostro campionato in un altro Paese anche per una sola giornata, se non altro da un punto di vista logistico. E c’è un caso che dimostra, proprio qui in Italia, che andare allo stadio a Natale si può fare. E con successo. Parliamo della Serie B, che sotto la presidenza di Andrea Abodi nel 2013/14 è scesa in campo tra il 23 e il 30 dicembre. Il risultato? Il pubblico è aumentato dell’8,4% nelle gare giocate il 23 dicembre e del 14,8% nel Boxing Day nostrano.

C’è un caso che dimostra, proprio qui in Italia, che andare allo stadio a Natale si può fare. E con successo. Parliamo della Serie B

Nella stessa stagione, a dirla tutta, i giocatori di A avevano detto di sì a giocare a Natale anziché andare al caldo in vacanza, ma fu la Lega (cioè i presidenti) a dire no. Lo hanno fatto tutti, mica solo De Laurentiiis, certo. Ma da lui, anche quest’anno nulla: il produttore cinematografico ha preferito tornare a puntare sul cinepanettone e su tutta la propria industria, anche se non con De Sica, ma con Lillo e Greg. Meglio il botteghino del cinema che quello dello stadio: gli affari di famiglia prima di tutto, meglio non metterli in conflitto.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta