Perché gli islandesi si convertono in massa allo zuismo? C’entrano le tasse

Una religione sumerica spopola a Rejkjavik e dintorni. È un movimento di protesta contro un balzello antiquato e ingiusto

Qualcosa di strano sta succedendo in Islanda. Da qualche tempo, la popolazione si sta convertendo in massa a una religione quasi sconosciuta, lo zuismo. A gennaio 2015 erano solo in quattro. A dicembre sono già diventati 3mila, cioè l’1% dell’isola. Ha superato, per capirsi, l’Islam.

Lo zuismo è nato nel 2013, e si rifà a un culto antico, di tipo sumerico. I fedeli si ritrovano per rileggere antiche poesie sumeriche e cantare inni a divinità come An, Ki, Enlil ed Enki, che rappresentano le forze della natura. Ma cosa c’entra tutto questo con l’Islanda? Come si spiega questo fenomeno? Perché si convertono in massa? Come sempre, è tutta una questione di tasse. Da non pagare.

Il sistema islandese prevede la soknargjold, una tassa “religiosa”, odiata dalla maggioranza degli isolani. Gode della stessa popolarità del canone Rai in Italia (solo che lì sono una popolazione civile e la pagano). Con quei soldi raccolti lo Stato finanzia la Chiesa Evangelica Luterana, considerata religione ufficiale. Per rispetto della diversità di culto, però, è previsto che vengano sovvenzionate anche altre religioni (se ne contano 40): il soknargjold versato dal fedele viene rimborsato a ogni chiesa. Sì, ma gli atei?

Chi non crede o non appartiene a nessuna religione è costretto a pagare la tassa, senza vedersela rimborsata in alcun modo. Sono circa 80 euro l’anno da dare. Altro che Renzi.

Per questo, allora, hanno deciso di protestare aderendo a un culto improbabile, lo zuismo che non solo li asseconda, ma li incoraggia. Come spiega il sito della chiesa zuista islandese, “l’obiettivo primario di questa organizzazione è che il governo cancelli ogni tipo di legge che garantisce privilegi alle organizzazioni religiose, che siano finanziari o di altra natura, rispetto ad altre organizzazioni di diversa natura. Gli zuisti chiedono anche che venga abolito il registro della religione dei cittadini”.

Non solo: fino a quando non sarà tolta la tassa, “i proventi destinati alla chiesa zuista saranno ripartiti tra gli iscritti”. E questo spiega tutto.

Il problema, però, non è solo fiscale. È anche filosofico. Come spiega al Guardian il portavoce della chiesa zuista Sveinn Thorhallsonn, “la questione reale è un’altra: cos’è una organizzazione religiosa? Come fai a sapere che è vera? Come si misura la fede di una persona?” Domande complesse, ma legittime.

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