Jobs ActÈ morto il contratto a progetto, viva il cococo

Poletti ha deciso di "abolire" i cocopro a partire dal 1 gennaio di quest'anno. Ma abolirli, appunto, tra virgolette

Il contratto a progetto ha dimostrato, negli anni, di essere una forma di lavoro controversa: troppo spesso il progetto – che avrebbe dovuto stare alla base dell’avvio della collaborazione – semplicemente non esisteva, e questo inquadramento serviva solamente ai datori di lavoro per risparmiare. Per questo nelle ultime riforme i ministri del Lavoro, dalla Fornero a Poletti, hanno scelto di porre dei paletti più rigidi, fino alla decisione di “abolirli” a partire dal 1 gennaio di quest’anno. Ma abolirli, appunto, tra virgolette.

I cocopro, all’incirca mezzo milione di collaborazioni, si trasformeranno dunque in rapporti stabili e subordinati (leggasi contratti a tutele crescenti?). A scartabellare per bene il Jobs Act, viene fuori che il contratto a progetto infatti sopravvive, pur solo parzialmente, anche a quest’ultima riforma del lavoro. In sostanza infatti l’addio definitivo vale solo per una categoria di contratti: quelli che la legge definisce “esclusivamente personali”, in cui cioè il lavoratore non si avvale di altri collaboratori per lo svolgimento delle sue mansioni (niente segretarie, praticanti o altro). In più, deve esserci un committente che incarica la persona di eseguire un determinato lavoro, imponendogli anche come dove e quando eseguirlo (la cosiddetta “etero-organizzazione”), e la continuità. In questi casi il cocopro non potrà più sussistere, e si dovrà inquadrare il rapporto di lavoro con una modalità subordinata.

Al di fuori di tali paletti però, e per tutta una lunga serie di categorie (ordini professionali, lavoratori soggetti a contrattazione collettiva, associazioni sportive…), l’abolizione non scatta e il contratto a progetto resta. Il parere di alcuni esperti (il giuslavorista Michele Tiraboschi, l’avvocato Giampiero Falasca) è che si corra il rischio di sortire l’effetto contrario rispetto a quello voluto dalla legge. E che si possa così – anche grazie al fatto che la disciplina dei “cugini” dei contratti a progetto, i cococo, resta immutata – andare incontro a una poco auspicabile “mutazione” del lavoro parasubordinato…

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