La ricetta grillina per Roma: meno favori al Vaticano, più autobus e asili nido

Mentre continua lo scontro con il Pd sulle maxi multe per i dissidenti, i Cinque Stelle si preparano alle amministrative della Capitale. In queste ore saranno pubblicati i profili dei 209 candidati da votare in rete. Intanto è polemica su altre espulsioni

Duecento milioni di euro per la manutenzione di oltre 10mila strade, 150 milioni per la costruzione di 150 nuovi asili nido, 100 milioni per acquistare 500 autobus. Il Movimento Cinque Stelle presenta la sua ricetta per governare Roma. Mentre infuriano le polemiche sul codice di comportamento fatto sottoscrivere ai candidati in Campidoglio – con tanto di multa da 150mila euro per i consiglieri inadempienti – la campagna elettorale romana entra nel vivo.

Entro pochi giorni i grillini presenteranno la lista degli aspiranti consiglieri a Cinque Stelle. Intanto sale lo scontro con il Partito democratico per le sanzioni anti dissidenti. Nelle prossime ore saranno resi noti i curriculum dei 209 pentastellati in corsa per il Campidoglio. Ieri sono stati registrati gli ultimi video di presentazione da pubblicare in rete. Sono stati girati a via Cavour nello studio di un videomaker incaricato dal Movimento. Non senza qualche intoppo. A causa di un problema tecnico, una decina di candidati sono dovuti tornare a registrare in fretta e furia il proprio spot promozionale che si era inavvertitamente cancellato. A breve si andrà al voto: nel giro di un paio di giorni i novemila attivisti certificati della Capitale sceglieranno i propri rappresentanti. Nella prima selezione saranno nominati in 48. Solo in seguito i dieci più votati parteciperanno a una seconda votazione da cui uscirà il candidato sindaco.

Gli aspiranti consiglieri Cinque Stelle erano 233. Dopo le ultime espulsioni restano in 209. Età media 47 anni, il 35 per cento sono donne. Piccola curiosità: quasi il dieci per cento sono esponenti delle forze dell’ordine

Non mancano le polemiche. Negli ultimi giorni circa venti aspiranti consiglieri sono stati esclusi dalla partita e sospesi dal Movimento. In molti casi si tratta di persone che in passato si erano già candidate con altri partiti. Un paio risultavano persino tesserati al Partito democratico. Ma nei forum pentastellati si discute anche dell’espulsione di alcuni storici attivisti, fatti fuori con motivazioni non sempre convincenti. Qualcuno denuncia epurazioni, tornano in ballo vecchi rancori all’interno del gruppo romano (non è escluso che alla fine la vicenda possa avere ripercussioni legali). Mentre altri candidati si lamentano per l’assenza di un confronto interno e lo scarso, o nullo, coinvolgimento nella stesura del programma.

Nel frattempo restano in corsa in 209. Età media 47 anni, il 35 per cento sono donne. Piccola curiosità: circa il dieci per cento degli aspiranti consiglieri sono esponenti delle forze dell’ordine. In lizza ci sono professori universitari, consiglieri municipali, semplici attivisti. C’è il giornalista de La7 Ivo Mej e i quattro consiglieri comunali uscenti. La regola che attribuisce cinque preferenze ad ogni elettore potrebbe avvantaggiare proprio loro, i più conosciuti in città. E in particolare i favoriti, Marcello De Vito e Virginia Raggi ormai in aperta, e accesa, concorrenza. Di certo il candidato sindaco grillino non sarà un big del movimento. In una conferenza stampa a Montecitorio Alessandro Di Battista conferma la decisione di non correre. A fare la differenza sarà il programma, non il sindaco. «I romani devono votare un programma, i grandi nomi già li hanno avuti».

In Campidoglio i Cinque Stelle raccontano di aver individuato almeno un miliardo e duecento milioni di euro di sprechi e mancati incassi. Tra questi i tributi non riscossi e i servizi offerti gratuitamente al Vaticano valgono almeno 400 milioni. Ce n’è abbastanza per costruire 150 asili nido e sistemare la disastrata rete stradale della Capitale

Intanto prende corpo il progetto grillino per Roma. In caso di vittoria i Cinque Stelle preparano una serie di iniziative a forte impatto mediatico. A partire da un nuovo piano per le piste ciclabili. Il programma non è ancora stato definito, ma in Campidoglio i Cinque Stelle raccontano di aver individuato almeno un miliardo e duecento milioni di euro di sprechi e mancati incassi. Si va dai 200 milioni di evasione dell’Imu e della Tasi dovuti all’assenza di un censimento del patrimonio immobiliare ai 200 milioni per il mancato adeguamento dei canoni di affitto. E poi autoblu e municipalizzate. Sarebbe di almeno 400 milioni di euro il valore di tributi non riscossi e servizi offerti gratuitamente al Vaticano. Ce n’è abbastanza, spiegano i Cinque Stelle, per costruire 10 asili nido in ogni municipio, sistemare la disastrata rete stradale della Capitale, completare l’anello ferroviario e acquistare 500 nuovi autobus.

Inevitabilmente si accendono le polemiche sul decalogo fatto sottoscrivere agli aspiranti consiglieri comunali. Stando al codice di comportamento grillino, tra le altre cose, saranno Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, garanti del movimento, a costituire lo staff di comunicazione di chi andrà in Campidoglio. Il documento obbliga gli eletti a informare gli attivisti della propria attività politica con video mensili e a dimettersi in caso di condanna penale, anche solo in primo grado. Soprattutto fa discutere la scelta di una multa da 150mila euro per i consiglieri inadempienti. Cifra quantificata come danno di immagine al Movimento.

«Andiamo fieri di questo codice di comportamento – conferma il deputato Alessandro Di Battista alla Camera – In una città governata per venti anni da inetti e criminali, il M5S intende portare avanti una politica di pugno duro. A cominciare dal nostro interno». Ma il Pd alza lo scontro. Per qualcuno è un intervento incostituzionale, che lede le norme costituzionali sul vincolo di mandato. Alla Camera i democrat propongono un’accelerazione sulla legge che regola la vita interna dei partiti. Una controriforma «ad castam» che escluderebbe i Cinque stelle dalle elezioni, denuncia qualche pentastellato. La tensione cresce. «Il Pd vuole cancellare per legge l’alternativa di governo degli onesti – denuncia il grillino Riccardo Fraccaro – siamo al fascismo renziano».«Ma quale fascismo? – risponde il vicesegretario dem Lorenzo Guerini – È la Costituzione, in particolare l’articolo 49. I Cinque Stelle studino». Con buona pace dei padri costituenti, un dato emerge con chiarezza. La campagna elettorale per le amministrative è già entrata nel vivo.

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