Sebastiano Rossi, il pescatore che finì a fare il portiere

Rimpianti, sogni e ossessioni di un amante della pesca che si è ritrovato a diventare il numero uno del Milan

È chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce, anzi è un pesce
e come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare.

L’uomo chiude gli occhi e ritorna a un ricordo d’infanzia. La scena, abbagliata dal sole d’estate, ha luogo sulla spiaggia di Cervia e ha un tempo indefinito, da qualche parte alla fine degli anni settanta.

La domenica, a Cervia, i ragazzi di Cesena ci andavano per giocare a bocce, pescare e sbirciare i bikini delle turiste tedesche. Di questa domenica particolare l’uomo di oggi, allora bambino, ricorda che il sole era immobile e le lenze erano in fila lungo il molo d’attracco. Poi tre uomini, vestiti in giacca nera e cravatta nonostante il caldo afoso, si erano avvicinati con l’aria minacciosa a un adolescente che stava in piedi vicino a un campo da bocce. Il ragazzo, girato di spalle, si era accorto solo all’ultimo momento dei tre uomini neri, che si erano avventati su di lui e lo avevano portano via, chissà dove.

L’uomo, allora bambino, era rimasto immobile, paralizzato dalla paura. Poi quando i tre uomini e il ragazzo erano ormai lontanissimi, un puntino all’orizzonte, si era improvvisamente accorto che qualcuno aveva approfittato della sua distrazione per rubargli il secchiello con i pesci. E in quel momento, l’ultimo momento del ricordo, aveva immediatamente dimenticato i tre uomini neri e il suo terrore e aveva giurato a se stesso e a dio che non avrebbe permesso a nessuno di passargli dietro le spalle e derubarlo. Nessuno, mai più, per nessun motivo.

È la notte tra il 7 e l’8 maggio del 2001. L’uomo siede inquieto in una stanza del commissariato di Cesena. Il suo respiro risuona affannoso dentro la sua enorme cassa toracica. L’ubriacatura sta passando e sente sulla camicia l’odore di sudore e di sigaro, il sigaro che stava fumando poche ore prima quando ha chiesto alla cameriera del bar Mascherpa di fargli un caffè. Lei si è rifiutata e lui non ci ha visto più. Prima l’ha chiusa in bagno, poi ha dovuto prendere a pugni un cretino che si è messo in mezzo. Alla fine si è scoperto che era un carabiniere. Ma io non l’ho chiusa a chiave, poteva tranquillamente uscire invece di restare lì a piangere.

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