IntervistaFerlaino: «Maradona non è meglio di Pelè»

Presidente del Napoli per oltre 30 anni, Ferlaino racconta il suo rapporto con Achille Lauro, parla di Maradona e dà un giudizio alla squadra di Sarri

Il nome di Corrado Ferlaino fa tutt’uno con la storia calcistica del Napoli: presidente per oltre trent’anni della società, soprattutto nell’epoca di Maradona, i mitologici anni Ottanta della Partenope de oro, con due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, una Coppa Uefa. Il Presidente, o anche l’Ingegnere, premiato il 22 febbraio scorso a Firenze dalla Figc e dalla Fondazione Museo del Calcio con il riconoscimento della “Hall of Fame del calcio italiano”, riannoda i fili della sua lunga esperienza sportiva e imprenditoriale indirettamente con un omaggio a un altro grande, per quanto controverso personaggio, che lo ha preceduto su molti tragitti e a cui forse ha in qualche modo voluto assomigliare: Achille Lauro. Il volume Achille Lauro. Il Comandante tradito, scritto da Ferlaino con Toni Iavarone per la Minerva Edizioni, ripercorre la figura dell’armatore, sindaco (di Napoli, ma anche di Sorrento), capopartito, presidente calcistico e molto altro ancora.

Ferlaino, perché un libro su Lauro?
Perché è stato un grande personaggio, che ha dato a Napoli moltissimo e ne ha ricevuto assai poco. Ma soprattutto perché mi ha insegnato molto: impossibile dimenticare gli incontri mattutini, lui aveva l’abitudine di convocare le persone piuttosto presto, mentre faceva i suoi consueti esercizi ginnici, completamente nudo sul terrazzo enorme di Villa Lauro, destando lo scandalo delle suore dell’attiguo convento e l’ovvio imbarazzo dei suoi interlocutori… Credo fosse il suo divertimento preferito. Comunque se Ferlaino, anzi “Ferlaìn” come lui mi chiamava, è diventato presidente del Napoli, fu grazie a lui.

Lei racconta come avvenne quella successione: una specie di intrigo amoroso.
Successe che morì uno dei soci, l’avvocato Corcione, e le sue quote avrebbe determinato il nuovo leader. Io mi decisi a comprarle: non avevo ancora quarant’anni e assaggiavo la forza del potere e della notorietà, che sarebbe diventata improvvisa. Venivo dall’automobilismo, mia grande passione, dove avevo vinto un campionato italiano, di pallone sapevo poco e niente allora. Ma decisi di tentare l’avventura e acquistare tutte le quote disponibili. Fu un blitz contro gli altri pretendenti di cui fui molto orgoglioso. Presto capii che era stato deciso tutto dal Comandante. E c’era di mezzo una donna assai affascinante, proprio la vedova dell’avvocato, la signora Aurora Corcione Sandoval, una venezuelana di grande bellezza, titolare delle azioni. Lauro le disse di cederle a me. Presto scoprii che la signora, dopo la morte del marito, era diventata e lo sarebbe stata per sempre, pur in mezzo a una miriade di relazioni impegnative e non, il vero grande unico e segreto amore di Achille Lauro. Dopo tanti anni, ho ritenuto che ne potessi parlare.

Lauro aveva l’abitudine di convocare le persone piuttosto presto, mentre faceva i suoi consueti esercizi ginnici, completamente nudo sul terrazzo enorme di Villa Lauro, destando lo scandalo delle suore dell’attiguo convento

Lei ha molto subìto il fascino di Lauro. Dica la verità, avrebbe voluto essere come lui?
Beh certo, sono stato presidente del Napoli, ho avuto anche qualche esperienza di produttore cinematografico per film minori, fatti più per avvicinare belle attrici che per profitto, tentai a un certo punto di comprare Villa Lauro, perdendoci pure un sacco di soldi per una questione giudiziaria. Ma io sono Corrado Ferlaino e di Lauro ce n’è uno solo. Chissà però, forse anche di Ferlaino…

A un certo punto, avrebbe potuto essere anche un politico come lui: De Mita segretario della Dc le offrì la candidatura per un posto in Parlamento e lei rifiutò, facendolo infuriare. Col senno di poi, cambierebbe idea?
Certamente no. Un imprenditore non può fare politica. E’ giusto che abbia delle idee ma è bene che rimangano tra le sue pareti di casa. Perché si espone ai ricatti non appena dovesse perdere potere. Alla fine, Lauro perdette tutto proprio perché la politica gli fece pagare la sua carriera. Il suo era un impero che fece crac per un numero di miliardi straordinariamente inferiore al valore della sua società. Però le banche, che erano governative, gli ritirarono i fidi e finì tutto.

Lauro era il leader del Partito monarchico, lei invece passa per borbonico.
I Borbone sono stati re di Napoli e io sono particolarmente geloso della storia della mia città. In realtà, tutto nacque dal fatto che mi fecero mettere lo stemma borbonico sugli abbonamenti del Napoli. La cosa non fu presa bene proprio da tutti, e allora l’anno dopo ci piazzai le quattro bandiere monarchiche di Napoli: la normanna, l’angioina, l’aragonese e la borbonica.

L’impero economico, la politica, il calcio, l’editoria, l’ossessione delle donne. Lei dice, in sostanza, che il Lauro di oggi si chiama Berlusconi.
Berlusconi è un altro che ha sbagliato a entrare in politica. Comunque ha certamente incarnato le idee dei moderati, come sono io.

Fu anche un suo avversario dei più duri, nel calcio.
Certo col Napoli abbiamo dato fastidio a parecchi, soprattutto ai settentrionali. Mi ricordo che il direttore della Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò, scherzando mi diceva: tu non ci fai vendere più una copia qua al Nord, perché il Napoli sta vincendo troppo.

Lauro perdette tutto proprio perché la politica gli fece pagare la sua carriera…Berlusconi è un altro che ha sbagliato a entrare in politica

Qual è stato il suo Napoli più forte?
È chiaro che si è legati alle grandi gioie delle vittorie, e penso soprattutto al primo scudetto e alla Coppa Uefa. Però credo che il miglior Napoli sia stato quello della stagione 1987-88, quella dopo il primo scudetto, in cui perdemmo il secondo titolo proprio contro il Milan in rimonta. Quel Napoli era stupendo, purtroppo arrivò stanco alla fine del campionato. Vorrei però ricordare anche il gioco del grande Vinicio: non vincemmo nulla, ma eravamo spettacolari.

Ferlaino, lei è stato soprattutto il presidente di Maradona.
Credo di poter dire di avergli dato molto, di essermi speso in ogni modo per consigliarlo, per aiutarlo. È stato un campione che ci ha invidiato tutto il mondo, per il quale ogni parola è ormai inutile. Certo, ha commesso molti errori, come tutti. Ma c’è anche da capire che ha dovuto sopportare enormi responsabilità sportive. E credo anche che forse andrebbe distinto il Maradona uomo dal Maradona calciatore.

Lei quale preferisce?
Io preferisco le donne.

Quindi il calciatore?
Non ho detto questo.

Con lui ha conservato un rapporto?
Qualche volta ci sentiamo, qualche volta no. Però, più che io con lui, dovrebbe essere lui a conservare un rapporto con me: il presidente ero io.

È stato il numero 1 del calcio?
Ma guardi, io non faccio classifiche, non mi interessa chi è meglio tra lui e Pelè o altri ancora. I giocatori vanno contestualizzati nell’epoca in cui giocano. Io so solo che per averlo ho combattuto molto, oggi sarebbe come voler prendere Messi. Ci aiutarono moltissimo i tifosi, gli sponsor, il Banco di Napoli. Lo pagammo in tre anni, con tutti i consiglieri della società esposti. Ne valse la pena.

E del Napoli di oggi, che ne pensa?
Da tifoso, io penso che possa vincere il campionato. Però ammetto pure che, ora che sono stato a Firenze per la Hall of Fame, i tifosi viola la pensano tale e quale a me sulla Fiorentina. I tifosi, noi tifosi, siamo fatti così.

Ci crede, insomma?
Diciamo che ci spero. Anzi: ci spero e ci credo.

Maradona è stato un campione che ci ha invidiato tutto il mondo, per il quale ogni parola è ormai inutile. Certo, ha commesso molti errori, come tutti. Ma c’è anche da capire che ha dovuto sopportare enormi responsabilità sportive

Presidente, la sua opinione su tre protagonisti di questo Napoli. La prima: su Sarri.
Un grandissimo lavoratore: lo immagino anche di notte con la tuta che si sogna i giocatori in campo. Il merito di questo Napoli è soprattutto il suo: nessuno pensava che avremmo potuto combattere a questi livelli per il campionato.

Higuain.
Una stella: come tutte le stelle brilla e a volte può appannarsi se il cielo è coperto. L’ambiente deve sostenerlo.

De Laurentiis.
Lo stimo moltissimo. Si dedica al ruolo con grande passione, pur provenendo da un altro mondo. Ha saputo scegliere benissimo i suoi uomini.

Dal Napoli a Napoli. Sui giornali è dipinta in grande crisi: poche idee per risollevarla e la camorra che torna a sparare. Mentre si avvicinano le elezioni amministrative.
Io non credo che ci sia un problema di camorra, anzi credo che le forze dell’ordine abbiano fatto un eccellente lavoro in questi anni per contrastarla e credo stiano vincendo. Il vero problema di Napoli sono i suoi politici mediocri e uno Stato che l’ha completamente dimenticata. Verso Milano, miliardi e miliardi per l’Expo; per noi, le briciole.

Che ne pensa del ritorno di Bassolino?
È una persona che ha dato molto alla politica. Ma ripeto: lui o chi per lui potranno ben poco in una città ridotta a colonia.

Per concludere: Ferlaino che fa oggi?
Ferlaino è un signore di quasi 85 anni che non ha perso il gusto di lavorare moltissimo. La mia principale occupazione è consigliare i miei figli nelle attività imprenditoriali di famiglia, soprattutto nel settore alberghiero. Il calcio resta una grande passione, ma non credo proprio che ci sarà un altro Ferlaino che abbia voglia di occuparsi di sport.

Grazie, Presidente.
Grazie a lei.