Amicone, “voto militante” di Comunione e Liberazione addio

Il direttore di Tempi candidato a Milano con Forza Italia. «Parisi deve vincere e spero che da qui riemerga un progetto politico per il Paese»

Non è più tempo di un voto militante, per l’area cattolica di Comunione e Liberazione. Nemmeno a Milano, dove è sempre stata radicata. Alle Comunali di giugno il consenso si dividerà fra il centrosinistra e il centrodestra. Con Giuseppe Sala è per esempio schierato Massimo Ferlini, ex presidente milanese della Compagnia delle Opere, braccio economico del movimento ecclesiale fondato da don Luigi Giussani.
Con Stefano Parisi ci sono i due politici che per vent’anni sono stati il riferimento di Cl nelle istituzioni, Roberto Formigoni e Maurizio Lupi. «È cambiato il mondo», conferma Luigi Amicone, fondatore e direttore del settimanale Tempi, laboratorio di idee di quell’area, che ha deciso di candidarsi anche lui, nella lista di Forza Italia, alle Comunali di Milano. Ma attenzione, osserva Amicone rispondendo a Linkiesta, non è che questo voto sia ininfluente: «Il peso dipenderà dalle scelte personali di ciascuno». Lo decideranno le preferenze. Con una duplice sfida. Quella sul piano dei valori, per influenzare le scelte del futuro sindaco su educazione, famiglia, integrazione. E quella che stabilirà le gerarchie interne alle coalizioni: nel centrodestra questo significa aumentare i voti alle liste che non si riconoscono in quello che il direttore di Tempi definisce un orientamento “salviniano” troppo poco inclusivo .

Amicone, intanto come è nata la sua candidatura?

È nata da un incontro con Parisi, che ha fatto una delle sue prime visite alle redazioni da noi, a Tempi, dove ci ha spiegato la sua discesa in politica. Mi ha convinto, è un uomo di spessore, semplice ma competente. Mi ha chiesto di dargli una mano, poi è arrivata anche la telefonata di Berlusconi, che io conosco da quando ho iniziato con Tempi, un giornale che è sempre stato orientato al centrodestra. Personalmente riconosco che quella di Forza Italia, nonostante le vicissitudini, è una storia positiva che non merita di essere archiviata Ho quindi accettato volentieri: non sono un nominato, non vengo dalla politica e dovrò raccogliere le preferenze con tutta la concorrenza di chi già fa politica.

Possiamo considerarla il candidato di Cl?

No. Come ho già detto, è cambiato il mondo. Io non rappresento Cl ma la mia storia. Certo, spero che molti amici votino per me, ma rappresento me stesso.

Vuol dire che quell’area ha meno peso politico di prima?

Il peso dipenderà dalle scelte personali di ciascuno. È un voto che sarà variegato.

Anche verso il centrosinistra?

Penso senz’altro di sì, mi viene in mente per esempio il nome dell’avvocato Ferraro che è nella lista di Sala. Penso che riuscirà a raccogliere voti anche lui.

Questo cambiamento è dovuto più all’evoluzione dell’elettorato o agli errori del passato?

Gli errori del passato sono ormai la storia. C’è una realtà presente, quella di una guida (del movimento, ndr) che fa certe scelte. Non c’entra più il passato, c’è una scelta di restituire alle persone educate a certi valori antropologici la totale libertà di misurarsi o meno, di rischiare o meno in proprio.

Lei è stato fra i sostenitori più convinti del Family Day e di iniziative simili. Ritiene che le scelte etiche stiamo tornando decisive per la scelta dei candidati?

I valori etici come principi ideologici assoluti no, non smuovono gli elettori. Gli elettori, le famiglie sono sensibili a temi come quello per esempio del gender non in quanto tale. Ma quando si arriva a cambiare, per una scelta europea, i programmi delle scuole le famiglie iniziano a chiedersi: che cosa si insegna dove mandiamo i nostri figli? E’ in questi passaggi che vanno a vedere come la politica si schiera, chi è di qua e chi è di là.

Qual è la sua idea di Milano per i prossimi 5 anni?

Dobbiamo recuperare dal basso un senso di comunità rafforzando le iniziative per rendere più facile l’educazione in generale delle nuove generazioni. Bisogna superare quel muro fra istruzione pubblica e istruzione privata. Poi bisogna sostenere, senza distinzione fra laico e religioso, tutte quelle realtà che sono sulla strada e contribuiscono ad accogliere gli ultimi e a dar loro un’esistenza dignitosa. Il Comune deve recuperare un senso di comunità per Milano. Sono dell’idea che per farlo bisogna anche uscire da quel palazzo e tornare nelle strade: la rivoluzione arancione di Pisapia è fallita anche per questo. Non solo per scelte ideologiche come il registro delle unioni civili, ma anche perché si è preoccupata solo della città che sta all’interno della Cerchia dei Bastioni.

Il suo candidato sindaco, Parisi, ritiene che l’alleanza larga di centrodestra a Milano, che comprende praticamente tutti, sarà il modello per tornare al governo nazionale. Lei si vede in una coalizione guidata fatalmente dalla Lega di Salvini o più spostata al centro?

Milano è il banco di prova, Milano è l’ultima chiamata per capire se il centrodestra riuscirà a ricompattarsi in un senso razionale, che secondo me non può essere il progetto salviniano. Per questo è importante che Forza Italia si riprenda, abbia un peso e un risultato forte. Parisi deve vincere e spero che in questi due mesi riemerga un progetto politico che non è solo per Milano ma per il Paese.

Twitter: @ilbrontolo

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