La rivolta dei parlamentari: “Il governo Renzi non vuole rispondere alle nostre interrogazioni”

I senatori di diversi gruppi denunciano l’operato dell'esecutivo. I ministri hanno risposto solo al 19 per cento degli atti di sindacato ispettivo. Una mancanza di rispetto, spiegano, che oltre a violare la Costituzione priva le Camere della funzione di controllo sul governo

Il governo non risponde alle interrogazioni e alle interpellanze presentate dai senatori. Oppure lo fa in percentuali minime, molto meno rispetto a quanto accade alla Camera dei deputati. E così adesso un nutrito gruppo di parlamentari denuncia l’operato dell’esecutivo. Nei prossimi giorni a Palazzo Madama saranno discusse e votate due mozioni che criticano una situazione divenuta “inaudita e inaccettabile”. Una violazione della Carta costituzionale che nei fatti, così dicono, sta privando il potere legislativo della funzione di controllo sull’operato dell’esecutivo.

I dati presentati dai parlamentari in rivolta sono evidenti. «Ad oggi – si legge nel testo a prima firma del senatore Bartolomeo Amidei – la percentuale degli atti che hanno ricevuto risposta è di circa il 19 per cento, con un tempo medio di 126 giorni». La mozione del Cinque Stelle Stefano Lucidi cita i numeri del Dipartimento per i Rapporti con il Parlamento. Al Senato, spiega, il governo dà risposta solo al 19,5 per cento delle interpellanze, al 30 per cento delle interrogazioni a risposta orale e al 20,6 per cento delle interrogazioni a risposta scritta. «Per un totale di risposte, in questo ramo del Parlamento, pari al 23,5 per cento».

Due documenti firmati da diversi esponenti delle opposizioni criticano una situazione divenuta “inaudita e inaccettabile”. La percentuale degli atti che hanno ricevuto risposta è di circa il 19 per cento, con un tempo medio di 126 giorni

Di cosa si tratta? Regolamenti parlamentari alla mano, i senatori delineano il perimetro dell’argomento. L’istituto del sindacato ispettivo è il principale strumento di dialogo tra il Parlamento e il governo. Si esercita attraverso le interrogazioni («per ricevere informazioni o chiarimenti su un oggetto determinato o per conoscere se e quali provvedimenti siano stati adottati in relazione all’oggetto medesimo»). E le interpellanze, che «chiedono conto dei motivi o degli intendimenti della condotta del governo su questioni di particolare rilievo o carattere generale».

Una funzione di controllo, insomma. Un procedimento a cui l’esecutivo non può sottrarsi. Il regolamento del Senato prevede una precisa tempistica per le risposte dei ministri interrogati: «che va da un massimo di 15 giorni, per le interrogazioni a riposta orale, ad un minimo di un giorno per le interrogazioni con carattere d’urgenza, e da un massimo di un mese, per le interpellanze, ad un minimo di 15 giorni, per le interpellanze con procedimento abbreviato». Peccato che le disposizioni siano sistematicamente aggirate.

Come spiega la mozione delle opposizioni, oggi al Senato solo il 19 per cento degli atti ha ricevuto risposta. In media le repliche arrivano dopo quattro mesi. La questione è annosa e tutt’altro che recente. Già altri governi prima dell’attuale erano stati criticati per la stessa mancanza. Un deficit di “attenzione” rispetto alle Camere dovuto, spesso, alla rilevante mole di lavoro: solo il ministro dell’Economia e delle finanze ha ricevuto 2.823 atti di sindacato ispettivo. Il ministro dell’Interno 2.675 e oltre 2mila il presidente del Consiglio dei ministri. Eppure, come spiegano i senatori, «per molti parlamentari l’atto di sindacato ispettivo è l’unico strumento attraverso il quale interagire con il Governo». Un problema non solo di forma. «La situazione esposta – si legge ancora – è inaudita e inaccettabile, perché, di fatto, priva i parlamentari della funzione di controllo attribuita loro dalla Carta costituzionale».

I Cinque Stelle sottolineano una disparità di trattamento. A Montecitorio viene concluso il 37,3 per cento degli atti. Mentre al Senato solo il 23,5 per cento

Senza considerare la disparità di trattamento con l’altro ramo del Parlamento. La mozione dei Cinque Stelle sottolinea una curiosa differenza. Alla Camera dei deputati viene data risposta al 69,8 per cento delle interpellanze (contro il 19,5 per cento del Senato). Ma anche, così denunciano i grillini, al 64,9 per cento delle interrogazioni a risposta orale. Che invece al Senato hanno risposta solo nel 30 per cento dei casi. E così, alla fine, a Montecitorio viene concluso il 37,3 per cento degli atti. Mentre al Senato solo il 23,5 per cento. Una «singolare circostanza – scrivono i firmatari – che vede la risposta agli atti di sindacato ispettivo presentati alla Camera in percentuale molto più elevata, in alcuni casi più che doppia, rispetto ad atti omologhi presentati al Senato della Repubblica».

Il rischio di consolidare un pericoloso precedente è concreto, denunciano i parlamentari. Che adesso chiedono ai ministeri di smaltire gli arretrati, dare seguito a tutte le interrogazioni ancora in attesa, impegnando il governo a spiegare «anche sinteticamente» i motivi di eventuali mancate risposte.

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