Quesiti linguisticiFiat o “la” Fiat? Risponde la Crusca

Meglio mettere o non mettere l’articolo davanti al nome di banche e aziende? Ed è meglio scegliere il maschile o il femminile?

In collaborazione con l’Accademia della Crusca

Non c’è una regola stretta che imponga o vieti l’articolo con i nomi di aziende, società ecc., una categoria della grande famiglia dei marchionimi; un po’ come succede con tanti nomi propri, cognomi, toponimi (per cui si veda l’analitica rassegna di Serianni in L’italiano, Garzanti). Nessuna regola della lingua vieta di dire “Fiat ha venduto le sue azioni” o “La Fiat ha venduto le sue azioni”, anche se la seconda soluzione è molto più diffusa della prima. Quanto più il nome è familiare e popolare tanto più il parlante tende a legarlo all’articolo, usato al femminile quando comprende o sottintende (come perlopiù accade) parola femminile, come azienda, ditta, società, fabbrica, banca, compagnia, fondazione ecc. (e quindi: la Lancia, l’Ariston, la Cirio, la Banca Etruria, la Reale Mutua) o al maschile, quando è sottintesa o esplicita parola maschile, come banco (Il San Paolo, il Banco Alimentare).

Negli usi invece più tecnici e settoriali (economia, borsa ecc.) l’omissione dell’articolo è sempre più frequente, per cui Banca Intesa o Monte dei Paschi o Lamborghini o Colussi anche senza articolo preposto. È significativo che nella forma standard e tradizionale “Banca d’Italia” sia perlopiù preceduta da la, mentre non lo è mai nella forma sintetica ad acronimo, corrente nel linguaggio giornalistico e specializzato (Bankitalia). In Liguria è fisso Cassa di Risparmio di Genova e Imperia con l’articolo, ma è frequente Carige senza, ancorché soprattutto nel linguaggio degli addetti ai lavori, perché la gente comune preferisce comunque “la Carige”.

In sostanza, non c’è errore nel mettere l’articolo e neppure nell’ometterlo, anche se la lingua tradizionale lo preferisce (ad esempio è comunissimo con i nomi distesi e tradizionali di banche, tipo “la Banca del Fucino”, “la Cassa di Risparmio dell’Umbria”). L’italiano recente è più disponibile all’omissione, del resto non incompatibile con la grammatica. L’assenza di articolo si registra non a caso più spesso con le varianti più moderne ad acronimo dei nomi tradizionali (Carisa, Cariparma, Indigest) o a composto polirematico di nome + nome (Banca Intesa, Banca Sistema) o con nomi stranieri (Deutsche Bank, Apple, IBM, per riprendere esempi dei nostri lettori). Tuttavia, ripetiamo, non c’è una regola ed è la situazione comunicativa a suggerire l’una o l’altra soluzione (sia Lufthansa che “la Lufthansa”, sia Tim che “la TIM”) e a volte si decide caso per caso (ad esempio Mediaworld è da preferire decisamente senza articolo, anche per l’incertezza comprensibile tra maschile e femminile, che sarebbe comunque più corretto).

È opportuno infine ricordare che il nome della stessa azienda può essere maschile e femminile a seconda di quello che si sottintende. Dico: “faccio un salto al Carrefour” (il supermercato) e leggo, sottintendo “azienda”: “la Carrefour apre un nuovo supermercato” e, non meno spesso, “Carrefour ha acquisito l’esclusiva del tal prodotto”. In casi come questo, l’anteposizione dell’articolo consente di disambiguare subito il significato di un nome: se si dicesse “Cinzano ha grande successo nel mondo”, si potrebbe intendere tanto “il Cinzano” (vermut) quanto “la Cinzano”, azienda, e quindi è preferibile esporre l’articolo. L’articolo è preferibile anche quando il nome di un’azienda coincide con quello del proprietario e questo è per di più molto comune: per indicare l’azienda di pollame Rossi Mauro, è meglio anteporre l’articolo (femminile), per non confonderne il nome con quello di tanti omonimi signori, ivi compreso quello stesso del suo proprietario.

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