Vita da profughi nell’Austria dell’estrema destra

Dopo la sconfitta al primo turno delle presidenziali si dimette il cancelliere socialdemocratico Feyman. Al ballottaggio avanti l'anti-europeista e anti-immigrazione Hofer

  

Lungo e al di là della frontiera del Brennero fra Italia e Austria, la questione dei migranti si fa sempre più pressante. Non solo perché il governo di Vienna, dopo aver proposto di erigere una barriere anti-migranti al confine, ha deciso di aumentare i controlli al valico alpino (con un conseguente rallentamento del traffico e della circolazione di persone e merci, in barba a Schenghen). Dopo la sconfitta al primo turno delle presidenziali, infatti, il cancelliere socialdemocratico Werner Faymann ha rassegnato le proprie dimissioni da segretario del partito: «Avere la maggioranza nel partito non basta», ha commentato in una frettolosa conferenza stampa. A contendersi la vittoria al ballottaggio del prossimo 22 maggio ci saranno l’ultranazionalista Norbert Hofer (Partito delle Libertà) e l’esponente dei Verdi, Alexander van der Bellen. Fuori dalle prossime consultazioni restano i partiti tradizionali, che peraltro avevano provato a rincorrere il sentimento anti-migranti cavalcato da Hofer senza successo (la firma sulla barriera anti-migranti era di Faymann). Una data che molto probabilmente segnerà un nuovo cambiamento nella politica europea sull’immigrazione. Dopo la chiusura della rotta Balcanica, gli arrivi via mare in Italia potrebbero raggiungere quota 300 mila quest’estate causando un aumento dei profughi che intendono continuare il proprio viaggio verso Nord, attraverso l’Austria. Una situazione che già l’attuale ministro dell’Interno Sebastian Kurz aveva già messo dei paletti: «Non possiamo permetterci un altro 2015, quando abbiamo accolto 90.000 persone, come se in rapporto alla popolazione l’Italia accogliesse in un anno 600.000 persone».

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