TaccolaIl pacco è servito: Venere.com lascia l’Italia

A fine anno le attività del sito di e-commerce sul turismo, dal 2008 di proprietà di Expedia, cesseranno in Italia. Fine della corsa per i dipendenti e per un’eccellenza italiana smantellata anno dopo anno

Si chiude il sipario su quella che fu una bella storia italiana e che è il simbolo di come le “exit” possano essere un buon affare solo per chi vende. Mentre per chi lavora nelle società comprate possono segnare l’inizio della fine, anche se i conti tornano. Stiamo parlando di Venere.com, che nei giorni scorsi ha chiuso l’accordo per 23 uscite dall’azienda dei circa 80 dipendenti rimasti. Anche gli altri, tuttavia, entro fine anno dovranno fare i bagagli. Non è ancora chiaro il destino dei singoli: se saranno mandati a casa con una buonuscita; se, come più probabile secondo i sindacati, saranno trasferiti ad altre aziende, con cessione di contratto individuale o di ramo d’azienda. In ogni caso, a fine anno Venere.com sarà una scatola vuota e tutte le attività residue saranno trasferite in Inghilterra, dal gruppo Expedia, che l’acquisì nel 2008. Smontandola, da allora, pezzo per pezzo.

Ma che cos’è Venere.com? Chi ha più di trent’anni dovrebbe ricordardo e associarlo agli albori dell’e-commerce in Italia. Era il 1995 quando quattro fondatori diedero vita, a Roma, a una società di prenotazione degli alberghi via Internet. All’epoca era pura avanguardia: la prima società a introdurre le recensioni per gli alberghi, copiando l’idea da quello che Amazon faceva con i libri, una delle primissime a usare le mappe. La storia è stata di quelle da romanzo della new economy. Tra i quattro fondatori ci sono tre fisici e un laureato in economia. Tutti giovanissimi e inseriti, alla Sapienza, in laboratori dove si progettava un supercomputer. Proprio alla Sapienza nasce il nucleo iniziale, in una stanza piccolissima e con un solo pc. La società cresce negli anni, nel 2000 ottiene un finanziamento dal fondo di venture capital Kiwi II. Supera la bolla delle dot.com e il crollo del turismo dopo l’11 Settembre 2001. È in piedi, raggiunge i 10.000 alberghi online e il milione di prenotazioni. A quel punto è matura per i fondi di private equity: arriva Advent, che prende il 60%. I quattro fondatori si rendono conto dei propri limiti nel far crescere ulteriormente l’azienda. Hanno voglia di tornare ad avere una vita oltre il lavoro e, come dice uno di loro, Matteo Fago in un’intervista del 2012 a EconomyUp, volevano monetizzare. Niente di male, così vanno le exit. L‘occasione, poi, è ghiotta: a comprare si presenta il gruppo Expedia. Le cifre dell’operazione sono rimaste nascoste, ma si parlò di 200 milioni di euro.

Venere.com nei giorni scorsi ha chiuso l’accordo per 23 uscite dall’azienda dei circa 80 dipendenti rimasti. Anche gli altri, tuttavia, entro fine anno dovranno fare i bagagli

Expedia era già un colosso, che stava allargandosi in maniera orizzontale con M&A che andavano a coprire aree geografiche scoperte. Ogni anno un’acquisizione, fino ad arrivare all’assetto attuale che vede 11 marchi: Expedia, Trivago, Hotels.com, Travelocity, Hotwire e appunto Venere. Il Ceo del gruppo, Dara Khosrowshahi, è risultato essere nel 2015 il manager più pagato del mondo (di certo il primo delle maggiori 341 società americane): 94,6 milioni di dollari. Come calcolato da Fortune, 90,8 milioni sono derivati da stock option e la cifra è pari a 4.756 volte il salaro medio dei suoi lavoratori. Il gruppo Expedia è uno dei due titani del turismo sul web. L’altro è Priceline, che conta tra gli altri Booking, Kayak e Agoda. A Expedia di Venere fanno gola i contatti con gli alberghi, soprattutto in Italia e in particolare nel Meridione, ma anche i sistemi di pagamento all’avanguardia.

Se si va a ripescare il bilancio 2008, si vede una società ancora in grande espansione, con i dipendenti che salivano da 114 a 172. Ma poi le cose cambiano. Tra i pochissimi a raccontare online la fase declinante è Andrea Elestici, esperto di startup e noto nel settore per la sua verve polemica. Lo ha fatto attraverso una intervista a uno dei dipendenti della prima ora. «Sono arrivati gli Americani di Expedia e dopo alcuni mesi hanno cominciato a licenziare intere funzionali – raccontò il dipedente – . Hanno cominciato con l’Amministrazione (licenziamento collettivo) e poi man mano tutte le altre funzioni. Ti chiamavano la mattina presto e ti licenziavano in tronco dandoti una buona uscita di 2 anni; ma, tu, dovevi prendere le tue cose e andartene a casa subito possibilmente senza quasi salutare i colleghi per non demoralizzarli. In genere i giorni preferiti dai manager USA erano quelli che seguivano le feste sulla spiaggia che si facevano anche con i dipendenti di Expedia. Quelle stesse feste, che tanta gioia ci davano prima, ora erano diventate solo un preavviso di prossimi licenziamenti perché tutti sapevano che dopo la festa sarebbero iniziate le chiamate».

Il Ceo del gruppo Expedia, Dara Khosrowshahi, è risultato essere nel 2015 il manager più pagato del mondo: 94,6 milioni di dollari, 4.756 volte il salaro medio dei suoi lavoratori

Difficile trovare altrove, sul web o sui giornali, tracce di questi licenziamenti. Che però sono andati avanti, come mostrano gli ultimi due bilanci. Durante il 2014 i dipendenti scendono da 145 a 133, con un taglio di 16 impietati (da 121 a 105) e l’arrivo di quattro nuovi quadri (da 17 a 21). Durante il 2015 arriva però la sforbiciata più dura: da 133 a 90 persone: sono 40 i dipendenti mandati a casa (più due quadri e uno dei sette dirigenti). A quanto risulta da testimonianze raccolte da Linkiesta, un anno fa era stato annunciato ai dipendenti un rilancio del marchio. Quello che invece è accaduto è che la piattaforma di Venere.com è stata fatta migrare su quella del sito Hotels.com. Da quel momento pare siano aumentati i malfunzionamenti e le conversioni tra visite e acquisti diminuite. A quel punto è stata presa la decisione di mantenere il brand ma di far transitare tutte le attività su Hotels.com, nel Regno Unito. Questo, per gli attuali circa 80 dipendenti, ha significato la fine della corsa. Quello che però rinfacciano i dipendenti è che la società non è affatto decotta. Andando a vedere i bilanci 2014 e 2015 si trova in effetti una circostanza interessante: i ricavi da vendite in Italia hanno continuato a salire. Quelli da imprese controllate dal gruppo Expedia a scendere. Lo si dice chiaramente nelle relazioni delle gestioni e lo dicono i dati. Tra il 2013 e il 2014 i ricavi italiani sono saliti da 37 a 47 milioni, per attestarsi a 53 milioni nel 2015. I ricavi da imprese del Gruppo Expedia sono invece scesi prima da 68 a 35 milioni e poi a 27 milioni. I costi per operazioni con parti correlate sono invece di poco aumentati, da 45 a 47 milioni. Gli utili netti sono risultati negli ultimi anni negativi: -10 milioni nel 2014, -2,29 milioni nel 2015.

I sindacati hanno dovuto in questi anni gestire i tagli e riconoscono che la società, almeno, ha sempre pagato chi è stato lasciato a casa. «Abbiamo appena chiuso una procedua di mobilità, l’ennesima», dice Gianni Lanzi, funzionario della Cgil Filcams di Roma. «Per fortuna abbiamo potuto chiudere un accordo onorevole», aggiunge. «Non posso fare recriminazioni: mentre altre multinazionali scappano all’estero facendo fagotto, loro hanno sempre pagato le loro scelte. Hanno messo sul piatto diversi milioni di euro, arrivando a dare 24 mensilità corpose». Resta però la recriminazione per un’eccellenza italiana smantellata pezzo per pezzo, a colpi di 30-40 licenziamenti all’anno. Della Venere.com che fu rimarranno dei venditori del Gruppo Expedia che rappresenteranno anche il marchio nato nel 1995.