«La Repubblica è in crisi, tra dieci anni tornerà la monarchia»

Il 2 giugno di chi non festeggia. Tra corone e stemmi sabaudi, pochi giorni fa si è tenuta a Roma una contromanifestazione per ricordare il referendum del ’46. Presente anche Sua Altezza Reale Aimone di Savoia. «Noi antiquati? In Europa ci sono almeno dieci monarchie che funzionano benissimo»

Sua Altezza Reale il principe Aimone di Savoia-Aosta siede al centro della sala. Pizzo alla moschettiera e impeccabile completo scuro, assiste composto ai lavori. In un tripudio di tricolori del regno, corone e stemmi sabaudi, l’unione monarchica ricorda il referendum del 1946. Una celebrazione mesta, sia chiaro. Espressa chiaramente fin dal titolo della manifestazione: «70 anni di Repubblica: mandiamola in pensione».

L’incontro è stato organizzato pochi giorni fa a Roma. Appuntamento fissato alle 11.30 in un albergo di via Cavour. Sala Risorgimento, ça va sans dire. Alle spalle del podio un busto di Vittorio Emanuele II osserva severo l’evento. Dopo l’inno nazionale suona la marcia reale. Tutti in piedi sull’attenti. Finita la musica qualcuno trattiene a stento l’entusiasmo. “Viva il re!”, gridano in platea, “Viva la monarchia!”. Stando al protocollo ufficiale, le Altezze Reali non sarebbero tenute a salutare i presenti. Ma stavolta Aimone fa uno strappo alla regola. Un intervento di un paio di minuti per ringraziare gli organizzatori e ricordare «la causa monarchica che ci è cara a tutti». Applauditissimo, come è normale che sia.

Di fronte a una manifestazione del genere, il dubbio è forte. In Italia ci sono ancora monarchici? All’incontro organizzato a Roma ci sono, eccome. Almeno duecento persone riempiono la sala, altre devono rimanere fuori

Non manca una piccola delegazione istituzionale. Siedono in prima fila il deputato Daniele Capezzone e l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, nobile esponente di una aristocratica famiglia bergamasca. Più tardi arriveranno anche la senatrice fittiana Cinzia Bonfrisco e il collega di Forza Italia Maurizio Gasparri.

Di fronte a una manifestazione del genere il dubbio è forte. Insomma, in Italia ci sono ancora monarchici? All’incontro organizzato a Roma ci sono, eccome. Almeno duecento persone riempiono la sala scelta per l’evento. Altri sono costretti ad assistere all’esterno, dove è assicurato un collegamento video. Chi si aspetta di vedere baffoni a manubrio, tube e redingote resta deluso. Certo, l’età media dei presenti è avanzata. Ma i giovani non mancano, tutti elegantissimi.

Il rispetto del passato ha un ruolo importante. Pochi sanno, ad esempio, che quest’anno cade il 150° anniversario della terza guerra d’indipendenza, il conflitto che ha assicurato Venezia al Regno d’Italia. Una ricorrenza che in sala non sfugge quasi a nessuno. Ma l’attenzione è tutta al tema dell’incontro: il referendum del 1946 e la nascita della Repubblica. Nonostante siano passati settant’anni, le recriminazioni sono ancora vive. C’è chi punta il dito contro i brogli e la scelta di indire la consultazione popolare troppo in fretta, negando il diritto di voto a reduci e profughi. Chi se la prende con la decisione di proclamare i risultati ufficiali senza attendere la pronuncia della suprema Corte di Cassazione. Rendendo ininfluenti, così, gli eventuali ricorsi.

Eppure nessuno si definisce un nostalgico. «Come monarchici non siamo rivolti al passato, sia pure glorioso, ma guardiamo al futuro» spiega il segretario dell’Umi Davide Colombo. Dove, per la precisione? «In Europa abbiamo dieci monarchie che funzionano benissimo». Antiquati? Nemmeno per sogno. «La monarchia è la riproposizione di un’idea fresca, palpitante, praticabile e praticata in molte democrazie della terra» insiste il presidente Alessandro Sacchi. Qualcuno forse si lascia prendere un po’ troppo la mano. La crisi istituzionale in atto induce all’ottimismo: «Vederete, il 2017 sarà la Caporetto della Repubblica» spiega un oratore dal podio. « Nel giro di un decennio – assicura Sacchi – in Italia tornerà la monarchia».

In attesa di rivedere il Re sul trono, ecco le sfide per il futuro. Anzitutto un impegno: riportare in Italia le salme di Umberto II e Vittorio Emanuele III. In particolare i resti del Re Soldato, che oggi riposano ad Alessandria d’Egitto

In attesa di rivedere il Re sul trono, ecco le sfide per il futuro. Anzitutto un impegno: riportare in Italia le salme di Umberto II e Vittorio Emanuele III. In particolare i resti del Re Soldato, che oggi riposano nella Cattedrale di Santa Caterina ad Alessandria d’Egitto. «Una cattiveria gratuita». Ma i monarchici puntano anche alla revisione costituzionale, attraverso l’abolizione dell’articolo 139 della Carta. «La forma repubblicana – si legge – non può essere oggetto di revisione costituzionale». Una sola riga che impegna il Paese per l’eternità. Ai seguaci di Casa Savoia, pare evidente, sembra quasi una maledizione. «Così – spiega uno dei presenti – si è imposta la volontà di una generazione anche alle generazioni successive».

L’evento prosegue a ritmi serrati. Alle 13 bisogna chiudere gli interventi senza ritardi. Aimone di Savoia-Aosta deve prendere un aereo e tornare in Russia, dove vive con la famiglia. A volte anche un ritardo può trasformarsi in lesa maestà. Puntualità monarchica, all’orario stabilito la riunione si scioglie. Aimone si alza e saluta tutti cortese. Sorrisi, strette di mano, qualcuno abbozza un inchino. Niente selfie, al massimo un autografo. Poi, tra le note della canzone del Piave, Sua Altezza Reale lascia l’albergo.

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