Massimo Fini e il flop della democrazia: «In Italia non siamo cittadini, siamo sudditi»

A più di dieci anni dall'uscita del suo "Sudditi", Massimo Fini torna a parlare del fallimento della Democrazia, che doveve essere "il migliore dei sistemi possibili", ma si sta rivelando l'antitesi di se stessa

Nel nostro sistema di valori occidentale, costruito sui valori del razionalismo, del positivismo e del relativismo, ci sono poche parole che sono ancora intoccabili e sacre. Una di queste è senz’altro la parola Democrazia, ammantata da decenni dell’aura leibniziana del «migliore dei sistemi possibili» e considerato praticamente all’unanimità come il punto di arrivo della storia politica dell’Umanità.

Tanto ne siamo convinti di questa certezza, che, come altre certezze più antiche, è sventolando il suo vessillo che abbiamo seminato il caos in mezzo mondo. Per tentare di esportarla, dicevamo. Per regalare, in nome della nostra infinita bontà e magnificenza, la libertà e il benessere a tutto il mondo.

Eppure, in questo modello di società, qualcosa non va. La democrazia doveva essere un tavolo attorno al quale far sedere le parti opposte, quelle da sempre in conflitto all’interno della società, per arrivare a dei compromessi. Ma è diventato tutto il contrario. E la dialettica tra maggioranza e minoranza si è trasformata in dittatura della maggioranza in nome della governabilità e della velocità decisionale.

Svuotata del suo senso, la democrazia si avvia al fallimento? Il più titolato, almeno in Italia, per rispondere a questa domanda è Massimo Fini, giornalista, polemista, intellettuale disallineato e perennemente fedele a se stesso, autore, nel lontano 2004, di un attacco durissimo sotto forma di pamphlet e sotto il titolo di Sudditi, Manifesto contro la Democrazia, edito da Marsilio.

«La democrazia, in Italia, non c’entra niente con la democrazia», dice Fini. «La nostra più che una democrazia è una partitocrazia, ovvero una superstizione con, come protagonisti assoluti, soggetti di diritto privato, i partiti, che come tali non hanno più valore di una bocciofila. È una spartizione di potere tra queste lobby che utilizzano metodi mafiosi, in senso lato del termine. Questa non è democrazia».

Perché?
Perché la democrazia nasce dal pensiero liberale, e il pensiero liberale voleva valorizzare capacità meriti e potenzialità del singolo individuo. Questo invece non è avvenuto. L’ha detto bene la scuola elitista italiana dell’inizio del Novecento, considerata chissà perché di destra, Vilfredo Pareto, Gaetano Mosca e Roberto Michels. Dice giustamente Mosca che, quando cento persone agiscono di concerto contro mille che sono disperse, i cento vincono e vinceranno sempre. La minoranza organizzata sconfiggerà sempre le moltitudini disorganizzate.

«La nostra più che una democrazia è una partitocrazia, ovvero una superstizione con protagonisti assoluti soggetti di diritto privato, quali sono i partiti, che come tali non hanno più valore di una bocciofila»

Cosa vuol dire questo?
Vuol dire che il cittadino che non vuole piegarsi a umilianti infeudamenti — cittadino che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia se solo questa esistesse davvero — invece che il protagonista della democrazia ne è la vittima designata. Questo, per la verità, è un discorso che si potrebbe allungare anche nel tempo passato. Pensa che l’ha detto già Catilina, intorno al 64 prima di Cristo. «Noi siamo schiavi di coloro a cui faremmo paura se la Repubblica esistesse davvero», diceva. Siamo sudditi, non siamo cittadini liberi. I cittadini liberi sono i poveracci che si ritrovano accerchiati dalle forze soverchianti delle lobby e dei partiti, che delle lobby sono le manifestazioni più evidenti. La lotta è impari.

Può esistere una vera democrazia?
In via teorica sì, ma l’unica vera democrazia possibile è la democrazia diretta, che però può esercitarsi solo in ambiti molto limitati. La democrazia esisteva quando non sapeva di essere democrazia: nella comunità di villaggio, oppure in quella industriale, c’era l’assemblea dei capi famiglia che decideva tutto ciò che riguardava la comunità. Decideva del suo e sul suo. Una democrazia diretta in senso planetario, però, come ipotizzava Casaleggio, non ha senso.

Perché?
Perché le persone si troverebbero a decidere su cose di cui non sanno nulla. Quel che penso io è che ci vorrebbe una frantumazione delle strutture politiche globali, i cui vertici ormai prendono decisioni in luoghi che sono lontanissimi dalla nostra capacità di incidere.

Come dobbiamo interpretare la montante astensione?
L’astensione in realtà è un voto. È il segnale di una disaffezione, ma anche una protesta contro un sistema a cui non si crede più. Può anche esserci una persona per bene nel parlamento o nel consiglio regionale, ma il problema è di sistema. Anche perché ormai quasi il 40 per cento della popolazione non crede più al sistema. In un certo senso, è proprio il Movimento 5 Stelle che in questo momento sta tenendo in vita la pseudo democrazia in questo paese, perché quel 30 per cento di elettori che votano Grillo non andrebbero a votare se non ci fosse. Senza i 5 Stelle l’astensione arriverebbe quasi al 60 per cento.

«Gli italiani sono troppo fiacchi, indeboliti, qualunquisti e menefreghisti. Eppure una rivolta organizzata, violenta ma non armata, butterebbe giù questo sistema in due mesi»

Cosa succederebbe se questa tendenza dovesse continuare e aggravarsi?
Se il 70 per cento dei cittadini non andasse a votare certamente al 30 per cento non fregherebbe nulla e cercherebbe di andare avanti autolegittimandosi. Però, in un contesto in cui 7 persone su 10 non votano vien da pensare che succederebbe qualcosa.

Che cosa ti aspetteresti?
Che ne so, una rivolta, una ribellione, una reazione violenta. Soprattutto se la situazione economica dovesse continuare a peggiorare. Il problema è che credo che in Italia non avverrà proprio nulla.

Perché?
Gli italiani sono troppo fiacchi, indeboliti, qualunquisti e menefreghisti. Eppure una rivolta organizzata, violenta ma non armata, butterebbe giù questo sistema in due mesi.

È possibile che l’istanza per il ritorno di regimi più assolutisti venga, paradossalmente, dal basso? È possibile che dopo 70 anni i cittadini rinuncino ai propri diritti politici perché, semplicemente, non gli interessano più?
Sì, sembra assurdo, ma è possibile. Viviamo da circa settanta anni in questo sistema, gli ultimi 40 sono stati veramente inguardabili e si sa che le democrazie sono i sistemi più corrotti del mondo. In questo contesto è chiaro che è possibile che venga a galla la tentazione autoritaria, sia da parte del potere, sia in chiave contraria, da parte del popolo che, disaffezionato e impotente, potrebbe decidere di abdicare e tornare a farsi governare da tiranni e da regimi assoluti. Potremmo iniziare presto a pensare che, in fondo, se dobbiamo essere sudditi, allora tanto vale esserlo veramente, senza l’illusione di essere liberi.

La pretesa necessità di velocità anche nella vita politica è un nemico della democrazia?
Sì, senza dubbio, anche se questo è un problema che la democrazia avrebbe anche se esistesse davvero. È ovvio che, in un contesto politico di mediazione, come quello tipicamente democratico, i tempi di decisione sono molto più lunghi di quelli della tirannia, che, per definizione, non ha il problema della mediazione tra parti sociali diverse. Il problema vero però è il fatto che questa nostra democrazia è diventata una pura spartizione del potere tra attori che non ne hanno il minimo diritto.

«L’Impero Romano era uno sputo nel vasto mondo di allora rispetto a quel che è ora il Mondo Globale. E quando crollerà questo Mondo Globale saranno lacrime e sangue»

Credi che siamo arrivati alla frutta o che la democrazia abbia ancora delle cartucce da sparare?
Dal punto di vista globale in realtà questo è un non problema, perché prima o poi questo sistema che noi definiamo occidentale, ma che ormai ha coinvolto tutto il mondo, collasserà. Perché come al solito non saremo noi a cambiare le cose, saranno le cose a cambiare noi. Il collasso è sicuro, perché un sistema che si basa sulle crescite progressive esponenziali — cose che al limite esistono soltanto in matematica — non ha che il collasso come orizzonte davanti a sé. Solo i tempi non possiamo prevederli, ma la strada è segnata.

Come diresti che andrà, alla fine?
Credo che uno dei futuri possibili sarà simile a quello che ha vissuto l’Impero Romano alla fine della sua storia, quando il suo processo di dissoluzione diede l’avvio al feudalesimo. Ma conta che l’Impero Romano era uno sputo nel vasto mondo di allora rispetto a quel che è ora il Mondo Globale. E quando crollerà questo Mondo Globale saranno lacrime e sangue.

Un’ultima domanda, da quando hai scritto Sudditi, più di dieci anni fa, che cosa è cambiato?
È cambiato molto, ed è peggiorato tutto e di molto. Prendi per esempio la corruzione, che prima aveva infettato tutte le alte sfere e che oggi è scesa ai gangli più bassi della società, arrivando dappertutto. Ma la cosa peggiore di tutti è che ha inquinato la gente comune. Per essere corretti e onesti in Italia devi essere un eroe, perché in questo paese, come si suol dire, il più sano ha la rogna.

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