Per i Cinque Stelle la vera sfida inizia adesso

Dopo le vittorie di Virginia Raggi e Chiara Appendino si fa sul serio. Tra Roma e Torino si valuteranno le capacità dei Cinque Stelle e si decideranno le loro ambizioni. Sullo sfondo, le prossime elezioni Politiche. «Siamo pronti a governare»

I Cinque Stelle conquistano Roma e Torino, adesso si fa sul serio. Il movimento di protesta, finora in grado di rappresentare con successo il sentimento di antipolitica, diventa anche forza di governo. Le elezioni amministrative di ieri rappresentano un evidente spartiacque. E il merito va anche alle due protagoniste dell’impresa. Le neoelette Virginia Raggi e Chiara Appendino. Due donne, due giovani mamme. Per certi versi il simbolo della nuova sfida: lontane anni luce dallo stereotipo grillino: posate, preparate, rassicuranti.

Nella Capitale l’esito della partita era quasi scontato. Ma in pochi si attendevano un risultato così clamoroso. Alla fine l’avvocatessa trentasettenne ha conquistato il 67,2 per cento dei voti. Il candidato renziano Roberto Giachetti è stato letteralmente doppiato. Record e inediti: una Cinque Stelle diventa la prima donna a guidare la Città Eterna. Ma la vera sorpresa arriva sotto la Mole. In svantaggio di dieci punti al primo turno, l’Appendono ribalta il pronostico e supera Piero Fassino. È una vittoria dal significato chiaro. Il sindaco uscente non è uno sconosciuto: già ministro, segretario Ds e tra i fondatori del Partito democratico, rappresenta meglio di tanti altri la classe politica che i pentastellati sognano di sostituire. Dati alla mano, le grilline sono state in grado di mobilitare il proprio elettorato, ma anche di conquistare la simpatia di chi al primo turno aveva votato per un altro candidato. Magari nel centrodestra. E a loro va il merito di aver pescato anche tra i cittadini più disillusi. Quelli che altrimenti avrebbero finito per ingrossare ancora di più le fila dell’astensionismo.

Terminati i festeggiamenti, si comincia davvero. La sfida è imponente. L’attenzione mediatica è fortissima, non solo quella italiana. Su queste esperienze amministrative si accenderanno i riflettori nazionali e internazionali

Terminati i festeggiamenti, si comincia davvero. La sfida è imponente. L’attenzione mediatica è fortissima, non solo quella italiana. Su queste esperienze amministrative si accenderanno i riflettori nazionali e internazionali. Tra Roma e Torino si valuteranno le capacità dei Cinque stelle e si decideranno le loro ambizioni. Lo sanno i grillini e lo sanno anche i loro avversari. Nel centrosinistra, non è un mistero, qualcuno sogna di vedere impantanarsi nella palude della Capitale le aspirazioni grilline. Ed è proprio la Città Eterna il principale banco di prova per il M5S.

Governare Roma non è facile. Ne sanno qualcosa Ignazio Marino e Gianni Alemanno. E diventa ancora più difficile senza avere la giusta collaborazione del governo centrale. In campagna elettorale i Cinque Stelle hanno più volte denunciato il rischio, lasciando intendere che Palazzo Chigi possa avere la tentazione di mettere in difficoltà il sindaco grillino. I nodi da sciogliere sono numerosi. Il primo è l’enorme debito della città: un macigno da 13 miliardi di euro che la Raggi ha assicurato di voler affrontare al primo punto della sua agenda. Da subito sarà impostato un audit per conoscere in dettaglio cifre e creditori. Ma ci sono anche i grandi eventi, a partire dalle Olimpiadi del 2024, su cui si è consumato lo scontro con l’avversario Giachetti. E la grande sfida della trasparenza, l’essenza dei Cinque Stelle. Tra i primi provvedimenti, il sindaco ha promesso che pubblicherà online tutte le spese del Campidoglio. Senza dimenticare le piccole quotidianità: la città da pulire, la spazzatura per strada, i trasporti pubblici da incubo. Tutto con una squadra ancora da decifrare. La Raggi è alle prese da qualche giorno, non senza difficoltà, con la composizione dei futuri assessori della sua giunta.

Adesso la partita si sposta su un altro terreno. Non stupisce la presenza a Roma di Beppe Grillo. E ancora di più quella di Davide Casaleggio, figlio ed erede del fondatore Sullo sfondo restano le prossime elezioni politiche. Chiuse le urne, per i Cinque Stelle la vera sfida inizia adesso

Da questo punto di vista Chiara Appendino sembra più avvantaggiata. Torino è città meno complicata di Roma. La squadra degli assessori, poi, è pronta da tempo. Tanto che ieri sera si sono presentati insieme e a lei in comune, per celebrare la vittoria. Anche i toni sembrano diversi, meno esasperati. Nella Capitale è andato in scena uno scontro teso, senza esclusione di colpi. In Piemonte il passaggio di consegne è stato un inno al fair play istituzionale. «Abbiamo il dovere di custodire quanto di buono fatto finora dai miei predecessori – ha spiegato il nuovo sindaco – e lasciare una città migliore a chi verrà dopo».

Per i Cinque Stelle la portata della vittoria è evidente. Con buona pace di Matteo Renzi, che per settimane ha provato a minimizzare il significato politico delle amministrative, il voto di ieri rappresenta un messaggio importante. Nella scelta tra Pd e M5S, l’elettorato ha puntato sui secondi. Ecco perché adesso la partita si sposta su un altro terreno. Non stupisce, così, la presenza a Roma di Beppe Grillo. E ancora di più quella di Davide Casaleggio – figlio ed erede del fondatore – giunto al comitato elettorale della Raggi e vicino a lei nel momento della vittoria. Sullo sfondo restano le prossime elezioni politiche. «Le percentuali conquistate riconoscono al Movimento Cinque Stelle una credibilità di governo» ha commentato a caldo il deputato Alessandro Di Battista, ieri notte, al quartier generale pentastellato. E lì vicino l’altro membro del direttorio Luigi Di Maio, da molti considerato il possibile candidato premier dei grillini. «Noi vogliamo governare il Paese, e ci sentiamo pronti per farlo». Chiuse le urne, per i Cinque Stelle la vera sfida inizia adesso.