Il ritorno della Spal, che dall’oratorio scalò la Serie A

Se dopo 23 anni la Spal è riuscita a tornare in serie B si può solo sperare che riesca anche l’ultimo passettino, il ritorno in A. Una sintesi perfetta di storia, romanticismo, orgoglio e passione per uno sport che ancora, da qualche parte, si inizia a giocare in oratorio

È esistito un tempo in cui il mondo di un ragazzetto di 10 anni orbitava lungo un ellissi perfetta nei quali fuochi si stagliavano immobili due centri di formazione fondamentali per l’adolescenza: la scuola e l’oratorio. Queste due palestre di vita, spesso fonte di conflitto interiore per chi le viveva, rappresentavano tutto il mondo conoscibile da un ragazzo di provincia. La scuola rappresentava la legge degli uomini, con le sue regole ferree e la didattica impostata, mentre l’oratorio era la legge di Dio, che con il suo amorevole sguardo paterno vegliava sulla vita dei suoi figli più piccoli.

All’oratorio i giovani, tra un Padre Nostro e un Ave Maria, imparavano ad apprezzare lo sport come fonte di divertimento e ne apprezzavano la sua utilità sociale. All’oratorio si iniziavano a dare i primi calci al pallone, nei polverosi e assolati campi di periferia. Già perché il pallone italiano nacque anche con il supporto della periferia, Casale e Pro Vercelli su tutte, e lì, in periferia, nacque la storia di una squadra che è un po’ diversa da tutte le altre. Primo su tutti il nome che non contiene la città di appartenenza e soprattutto viene sempre citato come acronimo di Società Polisportiva Ars et Labor, o più precisamente Spal. La Spal è la squadra di Ferrara, la più profonda provincia dell’Emilia e la più di confine, con la fierezza storica e la sua bellezza senza tempo. I suoi tifosi sono chiamati “spallini”, un nome quantomeno buffo se associato alle figure poco raccomandabili che sono talvolta gli ultras di una squadra di calcio.

La Spal è la squadra di Ferrara, la più profonda provincia dell’Emilia e la più di confine, con la fierezza storica e la sua bellezza senza tempo. I suoi tifosi sono chiamati “spallini”, un nome quantomeno buffo se associato alle figure poco raccomandabili che sono talvolta gli ultras di una squadra di calcio

In secondo luogo la Spal non nacque in un bar della città o in una palestra dove già si praticava sport. No, la Spal nacque in oratorio, per volere di un prete salesiano che voleva creare un centro di aggregazione sana per i ragazzi della città. Nel 1907 Pietro Acerbis fondò un circolo ricreativo Ars et Labor, dove si coniugavano arti come la pittura e la scultura e lo sport. In principio furono ginnastica e ciclismo e solo nel 1912 fu aggiunto il calcio come sport del circolo. Don Pietro era uno di quei preti che credeva che i ragazzi andassero educati vivendo l’esperienza della socializzazione; agli occhi di tutti era un padre salesiano di quelli tosti, talvolta inflessibile, ma con un cuore grande capace di perdonare anche il peggior discolo.

Se la nobiltà fosse definita da una storia che si abbevera a piene mani dagli insegnamenti salesiani, oppure dal fascino di una città medievale quasi inespugnabile oppure dalla semplicità e genuinità del calcio di periferia, allora sì la Spal nobile lo è stata per davvero

Nel 1913 il ramo sportivo si staccò dal circolo e fondò la Società Polisportiva Ars et Labor, che come scopo fondante aveva quello di far avvicinare i giovani della città allo sport. Ma il legame con Don Pietro e la congregazione dei salesiani era così forte che la Spal scelse come colori sociali il bianco e l’azzurro, che erano anche i colori dei salesiani, come ricordo delle proprie origini oratoriali, mai dimenticate e tanto care agli spallini delle origini. Forti degli insegnamenti salesiani, improntati sull’insegnamento e il rispetto delle regole come pilastri su cui fondare l’educazione dei ragazzi dell’oratorio, i primi associati della polisportiva mossero i primi passi in quello che sarebbe diventato pochi anni dopo lo sport nazionale: il calcio. Ma nel 1913, con una guerra alle porte, era pressoché impossibile iniziare a giocare a pallone, perciò per avere notizie delle prime attività calcistiche della neonata Spal si dovette attendere il 1919, a guerra finita, quando il calcio divenne sempre più veicolo di coesione sociale e amor patriottico. Il 17 maggio dello stesso anno l’assemblea dei soci nominò il ragionier Santini primo presidente della Spal ed esattamente 30 giorni dopo si giocò la prima partita ufficiale della storia, Spal – Triestina, persa 1-4 con gol di Bombonati per i ferraresi.

Continua a leggere su Valderrama.it

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter