L’Isis è Occidentale, e usa il terrore come un videogame

L’atroce attentato di Nizza nelle sue modalità ricorda “Grand Theft Auto”. L’immaginario Occidentale ha colonizzato l’Oriente. E l’Oriente ora lo usa per terrorizzarci

Vai da qualche parte e uccidi, se muori rinasci, il fine del gioco è vincere: la partita, il nemico, 72 vergini. I videogiochi cosiddetti “sparatutto” (in italiano) o Fps (first person shooter, sparatore in prima persona), come tutti sanno, hanno uno schema fisso a difficoltà crescente. Alla fine (all’ultimo “quadro”) c’è il mostrone. L’esigenza dell’Isis di sostituire il boia alto, grosso, ciccione e spaventevole soprannominato “Bulldozer” con una copia identica in altezza e ciccia risponde allo schema degli Fps.

La cancellazione della morte come tragedia vissuta in maniera empatica non porta all’idea di martirio ma all’idea della Playstation

E come tutti sanno gli Fps, pur godendo ancora di una certa popolarità, sono stati superati dagli sparatutto a schema libero: non hai più un percorso obbligato ma puoi muoverti liberamente nello scenario del gioco. Il più famoso di questi videogiochi è Grand Theft Auto, nel quale te ne vai in giro con degli automezzi (macchine sportive, moto, camion) falciando i passanti e sparando dal finestrino.
Dopo i fatti di Nizza diventa lampante come le modalità operative dell’Isis siano di questo tipo: la cancellazione della morte come tragedia vissuta in maniera empatica non porta all’idea di martirio ma all’idea della Playstation.

Tempo fa, il mio amico Manlio Sgalambro, all’apparire delle prime parabole sui balconi delle città mi disse: «A me sembra il Nirvana realizzato. Mangiano, digeriscono, guardano: è acontemplazione pura. Non ti sembra una vittoria dell’Oriente sull’Occidente?». In quell’occasione mi domandai se l’annullamento non fosse invece insito da qualche parte nelle pieghe nascoste dell’Occidente stesso. In realtà c’era e si chiamava Nichilismo.

Dopo Nizza, dopo la prova lampante che il comportamento dell’Isis altro non sia che un videogame evoluto, un videogame, come si dice, di “realtà aumentata”, mi domando se l’Isis non sia profondamente Occidentale​

Adesso, dopo Nizza, dopo la prova lampante e sparante che il comportamento dell’Isis altro non sia che un videogame evoluto, un videogame, come si dice, di “realtà aumentata”, guardando il quale mi si offusca alla mente la differenza tra “Jihad” e “Pokemon Go”, mi domando se l’Isis non sia profondamente Occidentale, così come la parabola satellitare apparve come Orientale. E mi domando ancora se l’Oriente e il Medioriente non siano altro che Estremo Occidente o se invece sia l’Occidente a non essere mai esistito.
Ci vorrebbe Philip Dick per descrivere adeguatamente la faccenda. Ma anche nei suoi romanzi c’erano più domande che risposte.

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