Contro il diabete un’unica soluzione: giocare d’anticipo

Cinque milioni di italiani ne soffrono, molti senza saperlo: per prevenire i problemi serve ampliare le competenze dei medici generici, istituire percorsi di formazione e puntare sulla diagnosi e sulle competenze territoriali

Secondo le ultime statistiche, un italiano su 12 ha problemi di diabete e sono molti i casi in cui il paziente non ne ha neanche consapevolezza. Sono numeri che invitano ad una riflessione: contro il diabete si deve giocare d’anticipo, puntando sulla prevenzione e sulla conoscenza.

Questo è stato il fulcro di Scacco matto al diabete. Strategie e azioni per un’innovazione sostenibile, un documento presentato a Roma due giorni fa all’interno di un progetto di confronto proprio sul tema del diabete promosso da AboutPharma e realizzato con il contributo di AstraZeneca, chiamato Contro il diabete gioco d’anticipo – Early action in diabetes.

Il paper, sottoscritto da Istituzioni, società scientifiche, medici di medicina generale e pazienti, individua cinque punti chiave funzionali ad una corretta e appropriata assistenza diabetologica sul territorio:

anticipare la diagnosi mediante interventi mirati e opportunistici, nel setting della medicina generale, riservati a particolari categorie di rischio, anche in occasione di altri controlli medici;

– definire e implementare percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA) omogenei a livello regionale, supportati da una riorganizzazione dei servizi per le cure primarie;

    – potenziare la continuità assistenziale ospedale-territorio e ampliare le competenze dei medici di medicina generale per quanto concerne la prescrizione dei farmaci innovativi per il diabete nel rispetto dell’appropriatezza;

      – istituire percorsi di formazione certificati dalle associazioni dei pazienti;

        – promuovere l’accesso uniforme e appropriato all’innovazione terapeutica.

        “Il documento presentato oggi – ha affermato Paola Pisanti, Coordinatore del Gruppo di lavoro per l’elaborazione del Piano Nazionale della Cronicità, Ministero della Salute – ben si inserisce nella prospettiva della riqualificazione del Servizio sanitario per affrontare la sfida della cronicità in generale e del diabete in particolare, fornendo quegli elementi di analisi delle criticità e individuazione di linee strategiche che devono orientare il necessario processo di cambiamento dei modelli assistenziali, in una logica di maggiore interdisciplinarietà, territorialità e centralità della persona”.

        Non va dimenticato come la prevenzione, oltre ad ed essere di vitale importanza per i pazienti o i soggetti a rischio, sia anche un ottimo strumento per razionalizzare l’impatto economico delle cure sul bilancio della Sanità pubblica, che oggi si aggira attorno ai 20 miliardi di euro annui complessivi.

        “Il modello della gestione integrata – ha affermato Giorgio Sesti, Presidente della Società Italiana di Diabetologia – consente enormi benefici derivanti dall’adozione di interventi appropriati e personalizzati da parte del team diabetologico al fianco dei medici di famiglia”. “La presa in carico sul territorio da parte della medicina generale di un numero crescente di persone con diabete in buon compenso metabolico e privi di complicanze evolutive in atto, può contribuire ad efficientare l’organizzazione dell’assistenza e a destinare nuove risorse all’innovazione in diabetologia, garantendo ai pazienti l’accesso uniforme alle migliori cure disponibili”, ha continuato Sesti.

        Anche Pablo Panella, Presidente e Amministratore Delegato di AstraZeneca Italia, ha commentato con soddisfazione i risultati del convegno: “Come azienda biofarmaceutica, siamo fortemente impegnati per continuare a portare innovazione in ambito diabetologico, ma crediamo che il nostro contributo deve andare oltre, supportando lo sviluppo di una maggiore conoscenza scientifica da parte degli attori sanitari e contribuendo allo sviluppo di percorsi terapeutici integrati che consentano di generare una maggiore efficienza delle risorse, un maggiore e più omogeneo accesso all’innovazione da parte dei pazienti ed, eventualmente, il raggiungimento di migliori risultati di salute”.

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