Come rifare i dipinti di Hieronymus Bosch con l’animazione 3D

Un progetto per rifare, con codici moderni, il Trittico del Giardino delle Delizie: ne è uscita un’animazione allucinata che in loop mette in mostra i tic della contemporaneità

Figure danzanti, stati allucinatori, forme di vita assurde. È il giardino delle delizie, il celebre trittico del pittore olandese Hieronymus Bosch, opera che, da quando è stata creata, cioè nel 1490, non smette di stupire. In questi quadri Bosch rappresenta diverse scene bibliche, con l’obiettivo di mostrare la storia dell’umanità dalla creazione al presente, passando per il momento cruciale del peccato originale.

È un dipinto ricchissimo e molto complesso. Ancora oggi, a 500 anni esatti dalla morte dell’artista, le interpretazioni, in particolare quella del pannello centrale, divergono. Alcuni vi leggono la narrazione dell’ingresso del peccato nel mondo, altri invece una visione nostalgica e allucinata del paradiso perduto.

Per una sorta di omaggio, il museo Moti (Museum of the Image) di Breda, in Olanda, ha deciso di rifarlo, in una sorta di versione animata, se possibile ancora più allucinata dell’originale. Come raccontano gli stessi progettatori, “abbiamo ripulito il paesaggio del pannello centrale di Bosch e lo abbiamo ricostruito a modo nostro. Le creature che lo popolano incarnano gli eccessi e i desideri della cvilità occidentale del 21esimo secolo: consumismo, egoismo, desiderio di fuga, la tentazione dell’eros, la vanità e la decadenza”. Non manca nulla.

“Tutti i personaggi sono metafore della nostra società, dove i tipi solitari possono navigare nel loro mondo dei sogni digitale. Sono riflessioni simboliche dell’ego, cioè rappresentano il modo con cui ciascuno vede e immagina se stesso – a differenza di Boshc, dove tutti gli individui, più o meno, si somigliano”.

C’è di tutto: da “un Hello Kitty arrapato a un serpente a forma di pene a caccia di coca”. Passando per “polli fritti senza testa, bot incarnati, altre figure da sogno”. Ognuna di queste si muove nel paesaggio in un loop personale, e mettendoli tutti insieme sullo sfondo, si nota che il quadro “non è mai lo stesso”. E questo è ciò che hanno in comune con il quadro: chi lo guarda non riuscirà, se non senza difficoltà, “a cogliere tutto l’insieme”.

Questo video è una rappresentazione, in piccolo, dell’enorme installazione che si può trovare al Museo di Breda:

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