Una ragione per essere felici? Stanno (finalmente) ritornando i portieri

Il portiere era un lavoro quasi in via di estinzione ma fortunatamente, negli ultimi anni, le persone che svolgono questo mestiere sembrano essere aumentate. Vediamo perché

l mestiere di portiere è stato, per decenni, un simbolo del benessere italiano. Sia per i proprietari e gli inquilini, che beneficiavano della sua attività, sia per tanti italiani che vedevano in questo lavoro una grande occasione di crescita sociale ed economica. Ricordo un’inchiesta che feci nelle Marche, a proposito del boom industriale così rapido tra agli Sessanta e Settanta: prima di allora, i contadini marchigiani impoveriti venivano a Roma a piedi (sì, camminando) per andare a caccia di un posto di portiere.

Questo prezioso mestiere, talmente narrativo da contenere una sterminata letteratura di libri e di film, da Totò e Peppino a Simenon fino al best seller L’eleganza del riccio, è andato via via eclissandosi, colpito dal vento di una modernità sprecona. Si è considerato inutile il microcosmo, prima ancora dei tanti servizi offerti, del portiere, anche per le solite leggi che ne hanno appesantito i costi, non lo stipendio, diventati proibitivi per molti condomini.

Ma la ruota dell’economia e degli stili di vita, per nostra fortuna, gira sempre, e qualche volta ci porta a riscoprire piaceri e opportunità che avevamo dimenticato. Dunque, i portieri, stando alle varie indagini fatte sul campo da associazioni come Confedilizia e Assoedilizia, lentamente stanno tornando. A Milano sono più di 8mila e crescono, a Roma aumenta la quota di quanti svolgono l’attività part time (34 per cento), e anche a Napoli si torna ad assumere il mitico portiere tuttofare e tuttosapere.

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