Fitzgerald colpisce ancora. La fama postuma di uno degli scrittori americani più rappresentativi – interpretando, tra l’altro, lo schema tipico dello scrittore americano topico: ascesa, successo, caduta, precipizio nell’oblio, resurrezione post mortem, clamorosa – continua a divampare. Film tratti dai suoi libri – Il grande Gatsby lo ricordiamo, almeno, con il volto di Robert Redford e con quello, tumefatto dalla gloria, di ‘Leo’ Di Caprio; Gli ultimi fuochi, di Elia Kazan, è con carismatico ‘Bob’ De Niro – dalla sua vita – Fitzgerald ha il volto di Gregory Peck in Adorabile infedele, di Tom Hiddleston in Midnight in Paris di Woody Allen e di Guy Pearce in Genius di Michael Grandage – e dalla sua donna, Zelda – quest’anno sono 70 anni dalla morte e in coda, per rappresentarla al cinema, ci sono Scarlett Johansson e Jennifer Lawrence – non si contano. D’altronde, Fitzgerald continua a essere un fenomeno editoriale anche nel nostro Paese di scarsi lettori: la scorsa stagione editoriale, tra ritraduzioni (Gli ultimi fuochi, Rusconi), lettere (Sarà un capolavoro. Lettere all’agente, all’editor e agli amici scrittori, Minimum fax), racconti ritrovati (Per te morirei, Rizzoli) e chicche varie (Cento false partenze, Belleville, ad esempio), si contano almeno dodici ‘uscite’, cioè un Fitzgerald al mese (che toglie la cattiva lettura di torno). La ciliegina sul fenomeno, a cento anni dalla primissima prova (The Princeton Tiger, novella del 1917), è la sontuosa biografia di David S. Brown, storico, prof all’Elizabethtown College, pubblicata dalla Harvard University Press come Paradise Lost. A Life of F. Scott Fitzgerald (pp.424, euro 27,00).
8 Gennaio 2018