Rassegnatevi: Charles Bukowski è morto, sepolto, andato. Meglio leggersi i suoi figli illegittimi italiani

È uscito il nuovo libro "La campana non suona per te", raccolta di inediti del diavolo di L.A. Invece di cercare nuovi autori di spessore, si continua a far leva sulla nostalgia dei lettori. E le case editrici non ci aiutano

Dobbiamo metterci l’anima in pace: Bukowski è morto, sepolto, andato. Basta! Per quanto si possa continuare a rimestare nella tomba, non lo si potrà tirare fuori vivo, bersi ancora un birra in sua compagnia e parlare di donne. Lo so che è dura da accettare, ma tutto finisce, anche le storie d’amore letterarie, per quanto la cosa possa essere spiacevole. Certo, nel panorama attuale, non è che abbondino gli autori di rottura e, se l’idea è quella di comprare uno dei nostri scrittori che si contendono le vetrine, è sempre meglio tornare a lui. Ma non si può nemmeno continuare a limitarsi a uno conclamato e su cui si sono scritte tesi e tesi di laurea. Sarebbe come rinchiudersi in casa, a vent’anni, con le mutandine dimenticate da un amore oramai finito, e non uscire più. È una cosa ossessiva, maniacale, un vero e proprio culto dei morti. Necrofilia, insomma. Le case editrici, in tal senso, non ci aiutano. Invece che cercare nuovi autori di spessore, insistono nello spremere sangue dalle ossa dei trapassati e nel far leva sulla nostra nostalgia. E così ecco l’ennesima edizione, con un bel po’ di racconti inediti: La campana non suona per te, Guanda, 2018. E chissà quanto ancora ci dovremo aspettare nei prossimi anni. Già ne abbiamo viste in abbondanza: lettere agli amici, poesie come se piovesse. Per Dio, fermatevi, e lasciate riposare in pace il povero Bukowski!

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