Le nostre città sono morte, gli stranieri sono vivi (ed è per questo che non li sopportiamo)

No alle piste ciclabili perché ci vanno i migranti. No al wi fi in piazza perché crea assembramenti. No ai negozi etnici aperti la sera. No alle panchine. No alla vita notturna. È una classe dirigente di vecchi che sogna di amministrare un paese di morti

L’ultima del diavolo viene da Prato. Patrizia Ovattoni, la segretaria locale della Lega, sostiene alla Zanzara che le piste ciclabili «sembrano una misura fatta apposta per i richiedenti asilo e per gli immigrati, perché di solito si spostano a piedi o in bicicletta. Chi va a lavorare si sposta con la macchina». Non sappiamo da quali dati la Ovattoni tragga questo giudizio che pare un tantino arronzato, fatto sta che bisogna ringraziarla, come bisogna ringraziare Matteo Salvini per l’uscita di qualche giorno fa: aveva detto che i negozietti etnici, pur essendo utili ai consumatori, diventano un problema di ordine pubblico in quanto “covo di ubriaconi”.

Chi scrive, immigrato a Milano, utente fuori orario – non sobrio – dei negozietti etnici di via Padova, considera un lusso poter comprare la frutta all’una di notte. Ma tant’è. Ringraziamo Salvini. Ringraziamo la Ovattoni. Ringraziamo La Zanzara di Cruciani, che dà sempre modo al sentimento diabolico della vita di venire fuori. E ringraziamo anche gli amministratori di Como che spengono il wi fi in piazza la sera, per evitare assembramenti di immigrati che scroccano la linea.

Tutti rendono manifesto, in modo perfetto in quanto rozzo, un sentimento dilagante nelle nostre città: il fastidio per la vita

Perché tutti rendono manifesto, in modo perfetto in quanto rozzo, un sentimento dilagante nelle nostre città: il fastidio per la vita. Alla fine chi sono i migranti, i tenutari di negozietti, i bighelloni in bicicletta (ammesso che non ci vadano i pratesi al lavoro in bici)? Gente viva – la vita è un formicaio diceva Wittgenstein – che si arrangia a tenere aperto il negozio fuori orario, e offre un servizio. O che usa la piazza per quello che serve dall’antica Grecia in poi: riunirsi a fare cose oziose.

Cosa sempre più difficile: in molte piazze ci sono panchine scomode che dissuadono migranti e clochard dall’accamparsi, eventuali altri avventori a sedersi e leggere un libro, i ragazzi della scuola a limonare (ci si possono scambiare video zozzi su snapchat da casa, via), gli anziani a scambiarsi perle di saggezza tipo “quando dalle nuvole cade l’acqua vuol dire che piove” (stiano in casa anche loro così inciampano meno, meno costi a carico del servizio sanitario nazionale). Le panchine non si trovano quasi più nemmeno nelle stazioni, per il solito problema di tossici, migranti e barboni, di modo che le nostre sentite bestemmie a Trenord possano macerare nella scomodità dell’attesa e distillare omerica collera.

Bisogna aggiungere che quest’odio per la vita non è affatto un’esclusiva della destra o della Lega, testimone il tetro tweet di Dario Nardella, sindaco di Firenze, stracontento che fossero state cacciate due ragazze che, vestite da mimi, “molestavano” (il verbo usato è questo) i passanti nel centro della città. La maschera dell’ordine pubblico è un ordito di sorveglianza e punizione che nasconde (male) sempre quella cosa lì: il fastidio per la vita.

Quest’odio per la vita non è affatto un’esclusiva della destra o della Lega, testimone il tetro tweet di Dario Nardella, sindaco di Firenze, stracontento che fossero state cacciate due ragazze che, vestite da mimi, “molestavano” (il verbo usato è questo) i passanti nel centro della città. La maschera dell’ordine pubblico è un ordito di sorveglianza e punizione che nasconde (male) sempre quella cosa lì: il fastidio per la vita

A Milano (guida Pd), città in cui la battaglia per addormentarsi sonno assume connotati di grottesca difesa passivo-aggressiva si va fieri, come ha scritto il Corriere della Sera qualche settimana fa, delle 8000 (ottomila) denunce contro il rumore in sei mesi. O MIlano è una città di bordellari psicopatici dediti a gare di rutti e scureggie per strada, o i dormienti hanno qualche problema che confina con la paranoia, fate voi. A Bolzano (giunta Pd) i locali pubblici sono stati costretti a ritirare i tavolini dopo le 23. In vari altri posti si progetta di anticipare la pulizia stradale in modo che i getti d’acqua allontanino via chi vuole restare in centro. Ma gli esempi sono davvero infiniti, e si moltiplicano in continuazione.

Quindi grazie a chi fa opposizione ai migranti anche se svolgono attività normalissime (e in certi casi utili) perché sono un perfetto termometro dello zeitgeist amministrativo. Confessano il desiderio inconfessato di qualsiasi amministratore italiano. Fare il custode di un cimitero.

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