La politica dei gamblerIl paradosso del governo gialloverde: odia il gioco d’azzardo, ma gioca a poker coi nostri soldi

Come possiamo definire, se non un azzardo morale, la sfida all’Europa sui conti pubblici? Per un Governo che fa della lotta "etica” al gioco d’azzardo la sua principale ragione di esistere è un curioso paradosso

Il governo gialloverde, nel suo pur breve cammino, si è impegnato su molti fronti, ma uno in particolare – quello dei comportamenti “etici” – sembrava racchiudere la motivazione più pura e profonda del suo maggioritario consenso elettorale. Dall’abolizione dei vitalizi alle lotte ambientaliste a fianco di chi si oppone alle grandi opere, i biglietti da visita di cui il Movimento 5 Stelle va più fiero sono certamente quelli legati all’etica dei comportamenti. Anche sul fronte leghista, dalla tolleranza zero verso l’abusivismo al fare chiarezza nell’opaco “mercato” dell’assistenza ai profughi, non sono certo assenti i richiami all’eticità dei comportamenti.
In particolare, la battaglia che, tra tutte, meglio sintetizza questo spirito “etico” del governo gialloverde, è quella della lotta al gioco d’azzardo. La narrazione governativa (soprattutto sulla sponda grillina) è stata maniacalmente focalizzata sulla nocività del gioco e si è concretizzata, sia in misure che colpiscono l’offerta (l’inasprimento fiscale e il divieto di pubblicità per le società che operano nel betting) che in decise moral suasion verso la domanda (il reddito di cittadinanza da spendere solo in modo etico).

Come possiamo definire, se non un azzardo morale, la sfida all’Europa sui conti pubblici? Quanto dobbiamo ancora perdere, in termini di maggiori oneri sul debito, prima che il Governo si alzi – senza più fiches – da questo pericoloso tavolo di gioco?

Insomma, nell’immaginario governativo il gioco d’azzardo (dalle scommesse online ai gratta e vinci) supera ogni altra forma di propensione autodistruttiva del cittadino, dall’alcool alla droga (per limitarsi a quelle “classiche”). Quindi, non possiamo che fare un salto sulla sedia quando vediamo questi stessi censori operare, come classe dirigente, su temi che riguardano il paese nella sua totalità. In questo caso, invece di vedere rappresentata al massimo grado la loro dimensione etica, li vediamo comportarsi come i più spregiudicati giocatori di poker.

Come possiamo definire, se non un azzardo morale, la sfida all’Europa sui conti pubblici? Quanto dobbiamo ancora perdere, in termini di maggiori oneri sul debito, prima che il Governo si alzi – senza più fiches – da questo pericoloso tavolo di gioco?
Delle due l’una: o il governo gialloverde, in coerenza con la propria sbandierata etica del “buon padre di famiglia”, si mette al riparo dalle tempeste finanziarie negoziando responsabilmente la finanziaria con l’Europa, oppure si dichiara il “Governo dei giocatori” e, in piena coerenza con questo nuovo assunto, si comporta come i vecchi governatori del Nevada: ricatto a Washington, legislazione amica verso la prostituzione e il gioco d’azzardo e tanta baldoria.

Al Governo l’ardua sentenza: quale delle due opzioni è quella autenticamente gialloverde?

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