Facciamoci riconoscerePerché il Governo gialloverde in Europa colleziona soprattutto pernacchie

Se guardiamo dove si schierano nei gruppi parlamentari europei i partiti dell’Europa Centrale ne vengono fuori delle belle sorprese. E soprattutto si capisce il potere degli ideologi à la Dugin. E la nostra irrilevanza

La stampa italiana, e non solo, ha il viziaccio di appioppare un po’ a tutti etichette che vanno di moda, un po’ come faceva Celentano, solo che lui conduceva un programma d’intrattenimento, non faceva approfondimento. Inevitabilmente questo porta a semplificazioni, a volte grossolane, che confondono le idee ai lettori. Se guardiamo dove si schierano nei gruppi parlamentari europei i partiti dell’Europa Centrale, ne vengono fuori delle belle sorprese.

Ad esempio al governo in Ungheria abbiamo Fidesz, capeggiato da Viktor Orbàn, di tendenze magari autoritarie ma sicuramente meno a destra del partito Jobbik, che aveva riesumato divise e adunanze che anche da quelle parti suscitano ricordi poco edificanti. Non a caso Fidesz ha chiesto ed ottenuto di entrare nel gruppo parlamentare del PPE, lo stesso di Forza Italia e della CDU tedesca di Angela Merkel. Del PPE fa parte anche il partito di governo austriaco OVP di Sebastian Kurz. Se da una parte il PPE ha accettato per avere almeno un partito rappresentato in Ungheria, è anche vero che quando Salvini ha bussato a Budapest per creare un raggruppamento identitario (il termine sovranista non ha alcun senso in questo contesto, e meno male che ancora Steve Bannon, stratega della campagna di Trump e fautore della disgregazione dell’UE, non se n’è accorto) ha rimediato un due di picche.

Nemmeno il partito di governo polacco è nel gruppo di Le Pen a Bruxelles, che non a caso non è certo numeroso. Insomma se Salvini si schiera lì è probabile che rimanga isolato

La stessa risposta che ha avuto a Praga da Andrej Babiš, il cui partito ANO è nel gruppo ALDE, liberal democratico e ultraeuropeista, capeggiato da quel Guy Verhofstadt che fustiga i nazionalisti un giorno sì e l’altro pure. Del gruppo fa parte anche quel partito tedesco, i Freie Wähler (letteralmente liberi votanti, non letteralmente e forse meglio liberi cittadini) che sta prendendo molti voti che Bannon sperava andassero all’estrema destra di AfD. Che dire poi della Slovacchia, dove il partito di Robert Fico (si legge Fizo: qualcuno lo spieghi a politici e giornalisti italiani che lo sbagliano sempre, forse confondendolo con l’esponente grillino), è addirittura nel gruppo del PSE (Partito Socialista Europeo) insieme al PD? Per inciso, anche se Fico ha dovuto dimettersi per presunti legami di esponenti del suo governo con la ‘ndrangheta (ebbene sì: in Slovacchia), coi quali comunque lui non sembra avesse nulla a che fare, resta comunque l’eminenza grigia della politica a Bratislava.

Nemmeno il partito di governo polacco è nel gruppo di Le Pen a Bruxelles, che non a caso non è certo numeroso. Insomma se Salvini si schiera lì è probabile che rimanga isolato. Chi sembra averlo capito, in Italia è Giorgia Meloni, che ultimamente sta cercando un ponte con il PPE. Il suo partito però non conta molto: forse cerca un riposizionamento in caso di divorzio tra Lega e 5 stelle? Adesso forse sarete forse meno sorpresi se alle domande di quattrini e alleanze del governo italiano si alza la solita salva di pernacchie dalle cancellerie europee: non è solo la sacrosanta voglia di evitare che i soldi dei contribuenti che hanno eletto chi governa in Centro Europa vengano spesi per regalini elettorali al sud, ma anche una mossa in vista delle prossime elezioni europee.

Nessuno dei leader di cui sopra, infatti, vuol essere visto nella stessa foto di gruppo parlamentare con Marine Le Pen o peggio con Steve Bannon. A proposito, grande amico di Bannon pare sia Alexandr Dugin, ideologo putiniano e fautore del concetto di Eurasia, una roba strampalata che proietta ombre di arianesimo e che in realtà servirebbe probabilmente solo a giustificare un primato europeo della Russia sull’Europa, di concerto con la Germania. Per inciso il russo si è visto anche in Italia, ultimamente. Chissà se è un caso.

I nostri partner europei mandano a Bruxelles i migliori che hanno: vogliamo smetterla di mandarci gente in esilio politico? Magari finiremo per contare di più se chi si siede ai tavoli che contano è almeno al livello degli altri

E se invece di ascoltare cosa dicono i leader europei, prima di votare il prossimo anno, guardassimo chi sono i loro ideologi e cosa scrivono o come si posizionano quelli che ci vendono come loro amici nel Parlamento che andiamo a rinnovare? Magari fa fatica ma sicuramente aiuta a capire da che parte stanno davvero quelli che ci chiedono il voto. In un mondo in cui l’America sta abdicando al suo ruolo di poliziotto e militare del mondo non possiamo più contare sulla sua protezione: pensiamoci bene prima di spaccare l’Unione Europea: saremo un’accozzaglia di nani in balia dei giganti Russia, Cina e USA. Questo sicuramente sia Dugin che Bannon lo sanno benissimo: chissà se lo sanno Salvini e di Maio?

Nota finale: i nostri partner europei mandano a Bruxelles i migliori che hanno: vogliamo smetterla di mandarci gente in esilio politico? Magari finiremo per contare di più se chi si siede ai tavoli che contano è almeno al livello degli altri.

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