Sceriffi immaginariE la chiamano sicurezza. Il governo lascia a casa 14mila possibili agenti

Un emendamento proposta dalla Lega escluderebbe i candidati idonei over 26 di un concorso per agenti chiuso a maggio 2018. E mentre Salvini annuncia nuove assunzioni, i candidati al bando civile temono per il loro futuro

FILIPPO MONTEFORTE / AFP

Una graduatoria già approvata e un emendamento che, di fatto, la sovverte, rischiando di lasciare per strada 14mila persone. E in un campo, come quello della sicurezza, in cui il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato rivoluzioni epocali. È la storia assurda del bando per 1148 allievi agenti di Polizia, chiuso a maggio del 2018 con un elenco di idonei non vincitori che ora, in Senato, potrebbe essere stravolto, per via di una proposta di modifica dei criteri a giochi ormai chiusi. E che rischia di risultare incostituzionale, oltre che discriminatorio. A denunciarlo sono i tanti ragazzi che hanno partecipato al bando e che si sono affidati al sindacato di Polizia Fsp nel tentativo di fare pressione su Roma per rivedere tale decisione. Ma il pericolo che si consumi una discriminazione a danno di chi possedeva i requisiti per partecipare al bando, spiega il segretario della Fsp di Cagliari, Alessandro Congiu, non è per nulla scampato.

Le modifiche ai criteri. Il bando, indetto dal Viminale a maggio 2017, prevedeva, tra le altre cose, un’età massima di 30 anni non compiuti e il diploma di scuola secondaria di primo grado. La graduatoria, una volta avviato lo scorrimento, sarebbe rimasta valida per tre anni, cioè fino ad ottobre del 2020, con lo scopo di sopperire alla carenza di organico della Polizia. È con questi requisiti che i primi 3.422 candidati sono già stati valutati e che dopo aver finito la scuola di allievi agenti saranno mandati a destinazione. In ballo sono rimasti migliaia di idonei non vincitori, che negli ultimi mesi hanno scritto più volte al ministero, chiedendo uno scorrimento della graduatoria. Ma a sorpresa, l’emendamento che dà la possibilità di attingere all’elenco introduce nuovi criteri che, di fatto, eliminano buona parte dei contendenti: un’età non superiore ai 26 anni non compiuti, il possesso del diploma di scuola superiore e una validità massima, per la graduatoria, di un anno. Insomma: dal primo gennaio 2020 nessuno potrà più essere ripescato da quella lista, dalla quale molti saranno già stati esclusi per via dell’età. Così, «persone che hanno avuto punteggi altissimi, come chi ha più lauree, verranno scavalcate da ragazzi che hanno ottenuto punteggi più bassi soltanto per una questione anagrafica – spiega uno dei partecipanti al bando – È un titolo di merito essere più giovane?».

Il testo bocciato e poi riapparso in Commissione. Ieri i partecipanti al bando hanno tirato un sospiro di sollievo, ma solo per qualche ora: prima, cioè, di accorgersi che l’emendamento, accantonato in Commissione Affari costituzionali, dove era in corso la discussione sulle modifiche al dl Semplificazioni, è stato prima bocciato in Commissione bilancio e poi approvato nella stessa identica forma ma con un numero di testo diverso. L’emendamento incriminato, dopo una giornata di insistenze da parte dei sindacati, era stato dunque ritirato, ma nelle more di ciò è stato inserito il 17.11 testo 3, contenente le stesse identiche indicazioni nell’emendamento 17.11 testo 2, quello respinto. Un sospetto che via via si è fatto più strisciante, poi confermato dal verbale della V Commissione permanente di ieri, dove si legge che, per il tramite del Governo, il sottosegretario Laura Castelli ha espresso «avviso contrario» per una serie di emendamenti, tra cui l’11.17, per poi formulare avviso di nulla osta sulla proposta 11.17 testo tre. Sul punto gli aspiranti allievi di Polizia hanno chiesto spiegazioni ad alcuni senatori del M5s, i quali, però, hanno scaricato le responsabilità sui colleghi della Lega, che avrebbero utilizzato tale escamotage per allentare le pressioni e spostare la battaglia sul voto in aula.

Da tempo le alte sfere della Polizia hanno manifestato l’intenzione di svecchiare la divisa. A causa del blocco del turn over, infatti, il ricambio generazionale non è avvenuto e l’età media dei poliziotti è arrivata a raggiungere i 48 anni

Le proteste. L’emendamento – firmato dai senatori leghisti Augussori, Saponara, Campari, Faggi, Pepe e Pergreffi – era stato pensato in un’ottica di riordino delle carriere, con nuovi criteri per svecchiare il corpo di Polizia. «Ma tali criteri – spiega Congiu a Linkiesta – non possono essere retroattivi, entrando nel merito di un concorso bandito nel 2017. Per questo lo ritengo illegittimo e incostituzionale e sono convinto penalizzi i meritevoli. Anzi, li discrimina, visto che chi ha un punteggio più alto si ritrova fuori». I nuovi criteri introducono, infatti, una significativa modifica della graduatoria, diversa e non coerente con la modalità concorsuale bandita, «violando l’interesse legittimo ed il diritto soggettivo di numerosi e diversi candidati idonei che, per i nuovi requisiti introdotti, rischiano di non rientrare in graduatoria – aggiunge – Ma non solo: mantenendo inalterato lo status dell’emendamento, c’è il forte rischio di ricorsi e, quindi, di costi notevoli per le casse dello Stato».

Il bando in questione riguarda soltanto i civili, mentre per la componente militare esiste una graduatoria diversa, non sfiorata dall’emendamento e che mantiene, quindi, i criteri originali del bando. Un’altra stranezza alla quale, secondo Congiu, necessiterà mettere mano in futuro. «Si tratta di assunzioni di personale nello stesso comparto pubblico e con le stesse mansioni – afferma – quindi non capisco le differenze nei due concorsi: non è comprensibile né tanto meno spiegabile, perché per i militari si parli di diploma di scuola secondaria di primo grado, mentre ai civili si chiede quello di scuola secondaria di secondo grado». Ma le attenzioni, al momento, sono concentrate sul bando per i civili e sulle limature in corso d’opera, addirittura dopo la formazione della graduatoria di merito. «Si parla di circa 14mila persone che vengono letteralmente buttate fuori dal concorso – spiega – Ed è una cosa incostituzionale: non si può modificare così il bando, perché si creerebbe un precedente non indifferente di disparità. Questo, di fatto, pregiudica l’assorbimento di tanti ragazzi che aspettavano questo scorrimento e che, invece, hanno solo perso del tempo». Un sintomo, secondo Congiu, che il «cambiamento» di cui parla il governo sia «all’indietro», con decisioni che «limitano la democrazia». «Il mio scopo è garantire a questi ragazzi la possibilità di arrivare alle visite e giocarsi questa carta, anche perché per molti si tratta dell’ultima possibilità, per via dell’età».

Ma per quale motivo 30 anni sarebbero troppi? La risposta, ufficialmente, non esiste, ma Congiu ne abbozza comunque una: «a questa età sono considerati vecchi – dice rammaricato – ma non ha alcun senso». Da tempo le alte sfere della Polizia hanno manifestato l’intenzione di svecchiare la divisa. A causa del blocco del turn over, infatti, il ricambio generazionale non è avvenuto e l’età media dei poliziotti è arrivata a raggiungere i 48 anni. Ma se puntare sui giovani è sacrosanto, protesta Congiu, «questo non può ricadere sulle spalle di chi ha partecipato ad un bando rispettandone tutti i criteri». Ora l’unica speranza è contare su una bocciatura dell’emendamento, dopo la relazione tecnica richiesta in Commissione. «Devono capire – conclude Congiu – che in questo modo si sta favorendo chi ha preso i voti più bassi, falsando di fatto la graduatoria. Si starà anche dando una mano ai più giovani, ma non chi ha i voti più alti, i più bravi. Si parla tanto di meritocrazia, ma evidentemente non interessa»

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