Blog di una liberaleCari gialloverdi, volete i minibot? Ok, ma usateli per pagare i vostri stipendi

Proposta seria: e se coi minibot ci pagassimo politici e amministratori, invece che le imprese? In fondo sarebbe giusto: meglio va l’Italia, più guadagnerebbero. Se questo è il governo del cambiamento e Conte l’avvocato del popolo, dovrebbero pensarci seriamente

VINCENZO PINTO / AFP

È ormai fuori discussione che l’emissione di minibot, a titolo di pagamento per i debiti della Pubblica Amministratore, rappresenti l’espressione di una nuova forma di indebitamento da parte dello Stato. Le critiche allo strumento di finanza pubblica, sono arrivate anche dal Ministro Tria, ma il Sottosegretario Giorgetti, e la compagine “economica” della Lega, formata da Borghi e Bagnai, non sembra desistere. Tuttavia, come ha detto il presidente della BCE, Mario Draghi: delle due l’una, o i minibot sono una nuova moneta o sono puro debito pubblico. E se la seconda opzione è quella più plausibile, allora proviamo a considerare la loro emissione, ma a condizione che si tratti di uno strumento che possa giovare ai conti pubblici, e per farlo c’è un solo modo: pagare i politici con titoli del debito pubblico. Il concetto a sostegno di questa tesi è molto semplice: se un amministratore pubblico è parzialmente retribuito in titoli di Stato, avrà maggiore incentivo a far quadrare i conti pubblici poiché il suo guadagno sarà anche legato alla performance economica del paese.

Un’impostazione di retribuzione fissa, e retribuzione a debito pubblico, porterebbe gli amministratori pubblici a valutare in modo differente le loro scelte, considerando gli effetti sul medio-lungo periodo, e non solo sulla successiva scadenza elettorale

Nelle aziende questa dinamica esiste da moltissimi anni, fu creata per allineare gli interessi di manager ed investitori, soggetti che, tipicamente, possono avere obiettivi differenti. Secondo questa impostazione, ai manager in posizioni strategiche, vengono assegnate stock options (diritti di esercitare l’acquisto di azioni), azioni, titoli dell’azienda, per far convergere gli interessi di chi dirige (manager) a quelli di chi investe (investitori). La stessa equazione potrebbe valere per politici e contribuenti: se i primi, infatti, rappresentano i soggetti in grado di orientare le politiche pubbliche, saranno i secondi a subirne, in misura maggiore, gli effetti.

Un’impostazione di retribuzione fissa, e retribuzione a debito pubblico, porterebbe gli amministratori pubblici a valutare in modo differente le loro scelte, considerando gli effetti sul medio-lungo periodo, e non solo sulla successiva scadenza elettorale. Solo così, potremo avere una classe politica che, invece che creare debito, si allineerà, finalmente, agli interessi delle future generazioni

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