Centro-destraMa quali primarie, Forza Italia è nata con Berlusconi e morirà con lui

La proposta di organizzare primarie aperte a tutti e un congresso nazionale in autunno per il partito è destinata a naufragare. Giovanni Toti si dovrà quindi rassegnare. Al di là dei futuri sviluppi, una cosa rimane certa: senza Berlusconi, Forza Italia non esiste

Miguel MEDINA / AFP

“Forza Italia è Berlusconi, Berlusconi è Forza Italia”. E il destino di Forza Italia è forse davvero racchiuso in questa formula che in trans oratoria pronunciò anni fa, durante una kermesse azzurra, l’attuale coordinatrice azzurra del Trentino Alto Adige Michaela Biancofiore. All’immodificabilità di questo dogmatico assunto annunciato dalla “valchiria del Cavaliere” – così chiamavano la Biancofiore gli impressionati dalla sua veemenza- sta cominciando a rassegnarsi anche Giovanni Toti. Il quale forse ci aveva creduto davvero alla storia delle primarie aperte per la contendibilità della leadership di Forza Italia. Una prospettiva che col passare dei giorni appare invece sempre di più come una specie di miraggio.

Il governatore ligure sta infatti verificando in queste ore come il vertice forzista, ancora domiciliato nel cerchio magico di Arcore, stia dilazionando – grazie ai sapienti dosaggi di Niccolò Ghedini – i tempi per la messa a punto delle regole, non dia nessuna garanzia sulle primarie e tanto meno sull’azzeramento dell’attuale classe dirigente.

Il tavolo che doveva tenersi questa settimana per definire tempi, forme e procedure dell’eventuale competizione interna è stato rimandato al primo agosto. Ma Toti è pessimista sul fatto che vengano accettate le sue proposte, ossia primarie aperte a tutti (anche ai non iscritti), deleghe politiche piene al coordinatore eletto e un congresso nazionale in autunno. Un programma di ridimensionamento oggettivo della figura di Berlusconi che da plenipotenziario verrebbe ridotto a un ruolo a mezza via tra l’arbitro il padre nobile e il notaio. Per questo la certezza tra i totiani è che questo tipo di riforma statutaria verrà inappellabilmente bocciata da Arcore. Un’impressione che viene pienamente confermata dall’inner circle di Berlusconi che considera addirittura irricevibile e provocatorio lo scenario disegnato da Toti.

“Ci stanno prendendo in giro” dicono gli amici del governatore che invitano il loro leader a rompere gli indugi e dar vita ufficialmente a “Italia in crescita” il movimento che Toti tiene pronto nella fondina qualora davvero si consumasse ogni residua possibilità d’intesa con Berlusconi.

La quest del Cavaliere è sempre la ricerca del suo alter ego, il riflesso di un se stesso da eternare

Rispetto alle voci che parlano di un addio ufficiale di Toti già da lunedì il governatore non conferma né smentisce e soprattutto, dopo le puntuali accuse di ingratitudine, cerca di non farne una questione personale: “Il problema non è se Toti è fuori o dentro Forza Italia. Il problema è quanti elettori sono dentro Forza Italia e quanti elettori sono fuori”. Tuttavia aggiunge che “Se qualcuno vuole morire con grande cortesia declino l’invito”.

Mantiene un profilo più basso, anzi invisibile sulla vicenda Mara Carfagna. Tuttavia fonti informate ne restituiscono un misto di impazienza, delusione e risentimento verso quei circoli d’influenza che nel partito consigliano Berlusconi a non concedere nulla di sostanziale e mantenere l’assoluto controllo sul partito. Elargendo al massimo un ruolo di portavoce all’eventuale vincitore di un confronto interno al cortile di Arcore tra Toti, Carfagna e Gelmini. Quest’ultima la più realista e smagata.

Scesa in campo più per per marcare stretti gli altri che per convinzione Mariastella Gelmini in fondo non ha mai creduto che questa apertura iniziale di Berlusconi alla democrazia interna fosse una cosa seria. Tanto più che mentre Toti e Carfagna s’applicavano con diligenza e impegno al documento da presentare ad Arcore, pensando alle primarie e alla nuova forma partito, Lui, il capo, riapriva il casting.

In questi giorni Berlusconi ha così ricominciato a veicolare nomi che vedrebbe bene come figure capaci di rilanciare il partito. Dall’editore Urbano Cairo – col quale è sempre aperta una linea di contatto – all’ad e presidente di Lamborghini Stefano Domenicali. A conferma che il modello è sempre quello profilato sull’uomo d’azienda, il manager. E che la quest del Cavaliere è sempre la ricerca del suo alter ego, il riflesso di un se stesso da eternare.

I consensi di FI, anche se ridotti rispetto al passato, sono legati soprattutto alla sua leadership

Il che dà anche la misura della considerazione che il Cavaliere nutre verso il personale politico che ritiene di aver creato e a cui manca però sempre quel quid di cui faceva difetto Angelino Alfano, il delfino che finì male. E non a caso l’anatema lanciato dalla Valchiria di Bolzano a Toti è proprio “Farai la fine di Alfano” seguito dall’invito a dimettersi, in quanto creatura ingrata di Berlusconi.

Al di là della cronache e di cosa faranno Giovanni Toti e Mara Carfagna da grandi – il primo sempre orientato ad emigrare verso il polo sovranista Lega-Fdi la seconda più tentata dalla ricostruzione di un polo centrista, su cui nei mesi scorsi ha anche lavorato – la verità su Forza Italia resta contenuta in quella formula pronunciata in stato d’esaltazione dalla Biancofiore: “Forza Italia è Berlusconi e Berlusconi è Forza Italia”.

Il che significa che Forza Italia è nata con Berlusconi e morirà presumibilmente con lui, come del resto confermano quelli che nel partito hanno seguito questa vicenda della democratizzazione di Fi col sorriso scettico stampato in volto, tenendosi prudentemente a distanza da discussioni e polemiche, sapendo che poi alla fine è sempre Berlusconi che decide.

E d’altra parte a confermare Berlusconi in questa convinzione ci sono i dati dei sondaggi – l’hegeliana preghiera del mattino del Cav. – che confermano un dato: i consensi di FI, anche se ridotti rispetto al passato, sono legati soprattutto alla sua leadership. Secondo Swg fra gli elettori di Forza Italia Berlusconi continua infatti ad essere con l’84% il leader del centrodestra seguito da Matteo Salvini (68%) e Giorgia Meloni (61%).

L’alfa e l’omega di Forza Italia è Berlusconi. Perché è sua. E perché, come insegna la Valchiria, anche loro sono Lui.

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