
Da quando Boris Johnson è diventato premier del Regno Unito l’ipotesi di una Brexit senza accordo il 31 ottobre si fa sempre più probabile. Oltre al rischio politico di veder i nazionalisti scozzesi e gli indipendentisti nordirlandesi chiedere un referendum per staccarsi da Londra per avere un secondo referendum sull’indipendenza in uno scenario senza accordi. L’ipotesi di no deal sarebbe negativa per gli asset domestici del Regno Unito e che la recente debolezza della sterlina – che ha toccato proprio in questi giorni il minimo da gennaio 2017 – sia un riflesso di tale scenario. Possiamo aspettarci che l’euro si indebolisca nei confronti del dollaro. Che le aspettative di crescita nell’Ue e nel Regno Unito vengano ridotte e che l’inflazione nel Regno Unito aumenti di nuovo, come è successo dopo il 2016. E anche che gli asset statunitensi appaiano relativamente più interessanti.
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