Lavori in corso da tremila anni: così a Uffington conservano il celebre monumento preistorico

Un’opera di gesso che risale all’Età del Bronzo ma che, quasi per miracolo, è ancora in perfette condizioni dice molto della capacità umana di rimanere fedeli alle tradizioni

Una manutenzione lunga tremila anni. Il cavallo bianco di Uffington non sarà famoso come il sito di Stonehenge, ma esiste anche lui dall’Età del Bronzo ed è anche visibile dal satellite.

Non solo: visto che si tratta di una figura composta da una serie di trincee scavate nella terra e riempite di gesso (coprono iin totale 110 metri), il fatto che il sito risulti ancora visibile è un mezzo miracolo. Come è possibile che non è stato cancellato dall’erosione o dall’erba che cresce? Tutto merito degli abitanti del luogo che, ogni sette anni per 30 secoli, si sono impegnati nella sua conservazione.

Come viene raccontato qui, il rituale della sua pulitura – il cosiddetto “chalking day” – ha i contorni di un appuntamento religioso, con i suoi ritmi cadenzati e fissati negli anni. Si estraggono martelli, secchielli pieni di gesso e ginocchiere e ci si piega, lenti e solenni, lungo il contorno del cavallo (alcuni contestano questa definizione, sostenendo che si tratti di un altro animale – ma quale? Al momento non c’è accordo). E si comincia il lavoro di restauro. Si tratta di una ricolorazione, o meglio strofinatura, della superficie delle linee. Il gesso viene rotto, polverizzato e poi spalmato lungo tutto il perimetro del cavallo (o quello che è).

Nel mondo, intanto, sono nati e morti regni e imperi, si sono alzate e abbassate le temperature, l’Inghilterra ha conosciuto vicende di ogni genere, conquiste, guerre e bombardamenti, fino alle ultime tiritere della Brexit. Il cavallo bianco di Uffington, invece, è rimasto sempre lo stesso.

Forse – immaginano alcuni antropologi – la scelta di creare un monumento così precario nel tempo non è stata casuale: intorno al cavallo si è creata una comunità che è durata nei secoli, che ogni anno ripete gli stessi rituali e se li tramanda di generazione in generazione. Era questo, sostengono, il vero obiettivo del cavallo.

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Linkiesta Paper Estate 2020