Modello MacronRenzi lancia una doppia Opa verso Pd e Forza Italia, ma è costretto a tenersi Conte

Italia Viva è un partito troppo piccolo per affrontare subito le elezioni, ecco perché l’ex premier può solo limitarsi a criticare il governo e non può ancora permettersi di farlo cadere

Matteo Renzi dunque non sembra aver intenzione di appiccare quell’incendio che incenerirebbe il governo. Il messaggio politico che esce dalla Leopolda 10 dovrebbe rassicurare Giuseppe Conte. Dice infatti Renzi che l’orizzonte di Italia viva è quello del 2023, o come minimo il 2022 quando si eleggerà un presidente della Repubblica “europeista” (e che soprattutto vada bene all’ex leader del Pd). Se questo è il quadro, è chiaro che i renziani faranno il diavolo a quattro ogniqualvolta lo riterranno, oggi sulle tasse, domani sulle partite Iva, dopodomani su chissà cos’altro. Tante punture di spillo ma non è da qui – questa è la sensazione • che verrà la pugnalata al governo. Almeno per ora.

Il perché è presto detto. Di fronte all’agitarsi di Renzi sulla manovra, la contromossa di Conte, spalleggiato da Zingaretti, è stata tempestiva e persino sorprendente per un “neo-forlaniano” come lui. Ci si attendeva piuttosto un atteggiamento da “troncare, sopire” e invece il premier ha fatto capire che dopo di lui c’è solo il voto. Il segretario del Pd lo ha poi detto esplicitamente. Una mossa, se non espressamente concordata, certamente in sintonia con il Quirinale.

Renzi ha capito l’antifona. Italia viva, secondo i sondaggi, è ancora piccola piccola: ha certamente la forza parlamentare per far cadere il governo ma non può andare alle urne in queste condizioni. E d’altra parte non c’è spazio per un terzo governo di una legislatura fra le più malmesse della storia repubblicana: se l’ex segretario fiorentino immaginava un altro premier, negli ultimi giorni ha probabilmente dovuto rivedere qualcosa della sua tattica. Potrebbe contare su un convergente anelito distruttivo di Di Maio, con il quale condivide un’ostilità di fondo verso l’attuale premier. Ma fare cosa, dopo?

Italia viva, secondo i sondaggi, è ancora piccola piccola: ha certamente la forza parlamentare per far cadere il governo ma non può andare alle urne in queste condizioni

È chiaro che l’uomo è fatto in modo tale da non arrendersi mai, addirittura anzi è uno che si gasa dinanzi alle imprese difficili (scalare il Pd non è stata cosa semplice eppure ce la fece). Ecco dunque lanciare dalla Leopolda adorante non una ma ben due Opa: verso il Pd – maltrattato dalla Boschi e anche dalla Bellanova, blandito da Rosato e Renzi stesso – e soprattutto verso l’elettorato ex Forza Italia in cerca di casa dopo la conclamata salvinizzazione della destra italiana: «Vogliamo offrire uno spazio a chi non crede nella casa dei sovranisti e non sta in un disegno strutturale di alleanza tra Pd e M5s».

Il tutto nella prospettiva di rivestire i panni di Emmanuel Macron, che spolpò socialisti e liberali francesi. Il paragone ha una sua forza comunicativa ma insieme una sua debolezza: Renzi non è più un newcomer come era Macron, e ha molti più nemici del leader di En Marche.

«A chi crede che c’è spazio per un’area liberale e democratica dico venga a darci una mano», ha detto. Certo, è un disegno ambizioso anche se ancora inevitabilmente un po’ vago. Una grande forza liberal-democratica: in Italia è un’operazione mai riuscito a alcuno. Soprattutto è un progetto che ha bisogno di tempo. Italia viva, nel clamoroso entusiasmo dei partecipanti a questa edizione della Leopolda, è ansiosa di fare la Storia subito, ma la realtà dice che di strada ne deve fare parecchia. Lo spazio futuribile è largo, quello di oggi non tanto.