RifugiatiDavood Karimi sogna di rovesciare il regime degli ayatollah iraniani. E chiede aiuto al governo italiano

Arrivato in Italia dopo la rivoluzione iraniana del '79, Davide, come lo chiamano a Roma, ha frequentato per due anni l'Università a Torino poi ha iniziato a dare assistenza a tutti i rifugiati che scappavano dal regime

Se c’è una cosa che non può proprio ascoltare, dopo quarant’anni di battaglie contro il regime iraniano, è la distinzione fra falchi e colombe. Per Davood Karimi, presidente dell’associazione dei rifugiati iraniani in Italia, sono tutti Ayatollah. Sciacalli che opprimono il suo popolo senza pietà e sbranano gli scheletri degli oppositori, rimasti a terra dopo essere stati ammazzati. E lo chiarisce subito, all’inizio della nostra conversazione. Anche perché il ministro della Giustizia di questo governo che cerca di rappresentare un volto più riformista è l’ultraconservatore Ebrahim Raisi, che negli anni Ottanta ha condannato a morte decine di migliaia di prigionieri.

Continua a leggere su NUOVERADICI.WORLD

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta