Un nuovo contratto socialeLa rivolta civile contro la rivolta populista

Sardine, madamine e soprattutto la Milano che scese in piazza contro i no Expo nel 2015 sono il modello civile e popolare contro demagoghi e babbei di destra e di sinistra

Le sardine di Bologna e le madamine di Torino sono due favolosi esempi di riscatto civile e di riscossa spontanea contro demagoghi e babbei, ma non sono un caso isolato. In corso c’è «una rivolta contro il populismo», scrive David Brooks sul New York Times in un editoriale che andrebbe letto a voce alta e a reti unificate, alternato alla lettura del manifesto delle sardine di cui ha scritto Francesco Cundari ieri su questo giornale. «Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita», è il messaggio dei promotori della manifestazione bolognese, gente che «crede ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola».

«I regimi populisti e autoritari stanno perdendo legittimità – spiega Brooks – Il ceto medio di Hong Kong e dell’Indonesia insorge per proteggere le libertà politiche e sociale… il messaggio generale è che i difetti della globalizzazione liberale sono reali, ma che l’alternativa populista non funziona».
Ovviamente l’ondata populista non è finita e difficilmente svanirà finché Donald Trump sarà ancora alla Casa Bianca, anzi in giro per il mondo i leader sovranisti e nazionalisti continuano a crescere, dalla Francia al Cile, fino alle rilevazioni dei sondaggi italiani, perché sembrano rispondere meglio alle richieste di protezione di chi si sente escluso dalla rivoluzione economica digitale, ma «è altrettanto chiaro che, una volta al potere, i populisti non sono in grado di ottenere risultati, quindi in molti posti stiamo assistendo a una rivolta contro la rivolta della classe media urbana contro gli stessi populisti».

Bisogna riscrivere un contratto sociale capace di soddisfare sia le esigenze delle élite cittadine istruite che vogliono proteggere le libertà e vivere in società plurali, sia quelle della working class di provincia

Brooks sostiene che bisogna riscrivere un contratto sociale capace di soddisfare sia le esigenze delle élite cittadine istruite che vogliono proteggere le libertà e vivere in società plurali, sia quelle della working class di provincia che cerca un modo per prosperare nell’economia moderna e per tornare a essere rispettata. Le famiglie politiche tradizionali non riescono a dare una risposta a questo problema, da qui la moltiplicazione di forme di partecipazione inedite e la continua frammentazione dei partiti e dei movimenti di opinione.

Le sardine e le madamine, ma anche la più modesta sollevazione romana contro Virginia Raggi, sono un modello civile, popolare e politico di cui sentiremo ancora parlare e il cui prototipo risale alla mobilitazione spontanea del 2 maggio 2015, a Milano, quando decine di migliaia di persone guidate dall’ex sindaco Giuliano Pisapia scesero istintivamente in strada per rimediare ai soprusi e alle violenze dei populisti no Expo e per difendere con orgoglio lo sviluppo e il progresso della propria città. La nuova Milano di cui tanto si discute in queste settimane, spesso in modo grottesco, è nata esattamente nel giorno di quella rivolta-civile-contro-la-rivolta-populista che è riuscita a disinnescare i ciarlatani, i mangiatori di fuoco e gli scappati di casa che dilagano altrove. Eccola, per esempio, una cosa che Milano ha restituito al paese.

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