Il re è nudo Il bonifico a Casaleggio non è un problema, il problema è Casaleggio

Il caso della consulenza al governo e quello dell’accordo commerciale con l’armatore Onorato dimostrano ancora una volta che il fondatore dei Cinque stelle è il proprietario di un partito politico. Qualcuno finalmente comincia ad accorgersene

L’armatore Vincenzo Onorato ha tutto il diritto di firmare contratti commerciali con tutte le aziende e tutti i blog che vuole, compresi quelli sacri e associati, anche a cifre fuori mercato come quelle riconosciute alla Casaleggio Associati e al blog di Grillo.
Sono Davide Casaleggio e Beppe Grillo a non avere il diritto di prenderci in giro. Davide Casaleggio dice di essere soltanto un tecnico che dà una mano al Movimento, una balla che il mondo editoriale e politico ha preso per buona per troppo tempo, tranne alcune rare eccezioni, ma ora è l’unità antiriciclaggio di Bankitalia a sancire che si tratta di una balla colossale, segnalando il bonifico inviato da Onorato, e vedremo anche da chi altri, non in quanto illegale, ma in quanto Casaleggio è considerato persona politicamente esposta.

Il tecnico Davide Casaleggio non è soltanto «membro di organi direttivi centrali di partiti politici», come da regole di Bankitalia, ma è il proprietario del primo partito italiano. Casaleggio è la persona che mette i suoi uomini, alcuni eletti e altri no, negli uffici di governo, che impone ai parlamentari selezionati da un suo grottesco software dedicato al teorico del totalitarismo di firmare un impegno incostituzionale a obbedire agli ordini, pena alcune centinaia di migliaia di euro. Casaleggio prescrive agli eletti di versargli una quota mensile dello stipendio da parlamentare, in nome della fine del Parlamento e del superamento della democrazia rappresentativa, cioè della democrazia.

I Cinque stelle di Casaleggio sono un progetto eversivo fatto e finito, ma la cosa straordinaria è che non sono una setta segreta, un potere occulto, un’agenzia clandestina, al contrario sono un movimento sedizioso nascosto in piena vista, visibile alla luce del sole, reso possibile dalla complicità di tutti e dalla resa incondizionata dell’establishment italiano diviso tra chi li corteggia per lucrare qualche vantaggio e chi si illude di poter domare il fuoco.

È questo il problema, non il bonifico di Onorato. Il problema è Casaleggio. Se il decreto sulle intercettazioni, la legge sulla prescrizione e i protocolli del savio Lannutti sono una ferita alla civiltà giuridica del nostro paese bisogna capire una volta per tutte che non si tratta di un incidente di percorso, di un inciampo nella via del progressismo, ma dell’attuazione di un preciso piano sovversivo immaginato da Casaleggio padre con tanto di gabbie dove rinchiudere i corrotti da piazzare all’ingresso delle tangenziali. Il compito di Fofò Dj, ora conosciuto come ministro Alfonso Bonafede, è esattamente quello di attuare quel piano. Allo stesso modo, la riduzione dei parlamentari, l’imposizione del vincolo di mandato e la delegittimazione delle istituzioni sono parte di un deliberato piano per smontare la democrazia rappresentantiva. Così come il no all’Ilva e alla Tav, l’adozione del (finto) reddito di cittadinanza e i deliri sull’Eni da trasformare in azienda dell’idrogeno sono invece passi nella direzione della decrescita felice, mentre la capitolazione nei confronti dei nemici dell’Occidente libero, Mosca e Pechino, serve a indebolire le alleanze internazionali di cui facciamo parte e ad accelerare il complessivo processo rivoluzionario.

La cosa straordinaria è l’ignavia dell’arco costituzionale di fronte a un progetto così palese. Il caso raccontato da Nicola Biondo su Linkiesta sabato mattina è emblematico. Che Davide Casaleggio avesse “dato uno mano” all’agenda digitale, cioè alle politiche pubbliche sul core business della Casaleggio Associati, nella forma di una consulenza alla ministra per l’Innovazione Paola Pisano, una ministra indicata da Casaleggio, non era uno scoop perché è stata la stessa ministra a scriverlo, nero su bianco, in calce alla Strategia per l’innovazione tecnologica e digitale del Paese.
Per due giorni, però, è sembrato normale che Casaleggio avesse collaborato con il ministro, come se fosse naturale che il proprietario di un partito politico mettesse i suoi uomini al governo e poi i suoi uomini, se in regola con la decima da versare al padrone, lo chiamassero per farsi consigliare sul business che interessa la holding. Non è normale. Non è naturale. Non è costituzionale.

C’è voluto un articolo di un piccolo giornale come Linkiesta per mostrare la nudità del re e convincere finalmente la parte sensata del governo a bloccare in Consiglio dei ministri il piano digitale della ministra all’innovazione. Una ministra, visto che tutto quello che toccano i grillini si trasforma sempre in farsa, che è stata messa al governo da Casaleggio dopo aver dimostrato tutta la sua inadeguatezza da assessore all’innovazione di Torino, dove la ricordano per aver sostituito i giochi d’artificio della festa patronale con i droni e per aver allungato i tempi delle code all’anagrafe. Una ministra nota perché nella prima epica intervista da ministro, a Riccardo Luna di Repubblica, disse: «Ai miei figli dico sempre: nella vita vi serve la carta igienica ma anche saper guardare le stelle». Prendete la carta igienica, guardate le stelle ma fermatela. Fermateli. Fermate Davide Casaleggio. Fate presto.

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