CRONACHE DALL’IMPEACHMENTIncriminato Trump, verso lo scontro istituzionale con Nancy Pelosi

Per la terza volta nella storia, un presidente americano viene messo in stato d’accusa. I repubblicani, che guidano il Senato, provano a liquidare il processo come una fastidiosa formalità, la Speaker della Camera è pronta a rinviare gli incartamenti se la camera alta non garantirà un vero giudizio

ALEX WONG / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

La Camera ha votato l’impeachment di Donald Trump
Mercoledì 18 dicembre alle 8.23 di sera – ora di Washington – la Camera dei rappresentanti del Congresso Usa ha votato l’impeachment di Donald Trump, quarantacinquesimo presidente americano. Il voto è avvenuto in serata, dopo una discussione all’interno della Camera iniziata al mattino e durata più di sette ore. Il risultato per il primo articolo di impeachment, abuso di potere: 230 a favore, 197 contro. Il risultato per il secondo articolo di impeachment, ostruzione del Congresso: 229 a favore, 198 contro. I repubblicani hanno votato tutti contro. Due democratici hanno votato contro al primo articolo, tre hanno votato contro al secondo articolo. Tulsi Gabbard, candidata alle primarie nel partito democratico, si è astenuta. Trump è il terzo presidente della storia ad essere impeached. Gli altri due sono stati Andrew Johnson e Bill Clinton. Richard Nixon si dimise prima del voto della Camera.

Nancy Pelosi a sorpresa: o si fa un processo vero in senato oppure niente processo
Durante la conferenza stampa che è seguita al voto, la Speaker della Camera ha esordito dicendo che «Oggi è un buon giorno per la costituzione, ma un giorno triste per l’America». Ha poi proseguito ringraziando Adam Schiff per aver guidato l’indagine e i democratici dei distretti pro Trump che con coraggio hanno votato a favore, rischiando di non esseri rieletti. Alla domanda di un cronista circa i tempi con i quali i democratici trasmetteranno i due articoli di impeachment al Senato, Pelosi è stata cauta e ha detto che prima vuole assicurarsi che ci sia un vero processo, quindi lasciando intendere anche la possibilità che, senza questa garanzia da parte dei repubblicani, i due articoli non vengano trasmessi al Senato. In altre parole la posizione di Pelosi è: o si fa un processo vero, oppure per avere un processo fasullo, tanto vale non averlo affatto. Una mossa per fare pressione sul leader dei repubblicani al Senato Mitch McConnell il quale ha già detto che non è interessato a chiamare testimoni, una condizione invece ritenuta necessaria dai democratici. Nei giorni scorsi i democratici avevano fatto quattro nomi: il capo dello staff della Casa Bianca Mick Mulvaney; Robert Blair, consulente senior di Mulvaney; l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e Michael Duffey, un alto funzionario presso l’Ufficio di gestione e bilancio. I repubblicani, dall’altra parte, hanno ripetuto più volte che non hanno alcun interesse ad avere un processo vero e quindi a sentire testimoni. Non solo, McConnell nei giorni scorsi ha detto di essere in continuo contatto con gli avvocati di Trump e che quindi saranno loro a decidere la strategia migliore. Ma nel processo al Senato i senatori agiscono da giurati e quindi dovrebbero essere imparziali.

La discussione pre voto alla Camera
Iniziata alle 12:08 quando Nancy Pelosi, in piedi accanto a un grande poster della bandiera americana, ha dato il via al dibattito finale, la discussione che ha preceduto il voto è durata più di sette ore. Nel suo discorso Pelosi ha citato il giuramento di fedeltà e ha chiuso dicendo: «Oggi siamo qui per difendere la democrazia, per il popolo». Durante il dibattito ciascun rappresentante dei due schieramenti ha preso la parola per rinunciare l’intenzione di voto. Alcuni hanno parlato per venti minuti, altri per tre minuti, altri per un minuto e mezzo, altri ancora per soli trenta secondi. I temi sono stati ripetuti all’infinito da entrambe le parti. I democratici hanno insistito sul fatto di essere stati costretti all’impeachment dalle azioni di Trump stesso, hanno sottolineato che non provano nessuna gioia per sottoporre un presidente a impeachment, si sono focalizzati sui fatti ovvero che Trump ha abusato del potere che gli viene dal ruolo che occupa per ottenere dall’Ucraina un favore che lo avrebbe avvantaggiato politicamente. I repubblicani non sono mai entrati nel dettaglio dei fatti, ma hanno ripetuto che questo impeachment è solo politico e partigiano, che i democratici odiano Trump e che vogliono sbarazzarsi di lui dal primo giorno, che questo è solo un tentativo di sovvertire il risultato delle elezioni. Ad un certo punto, David Nunes, presidente della commissione giustizia, ha ricordato ai repubblicani che nel caso Trump fosse rimosso, a prendere il suo posto non sarebbe Hillary Clinton, ma il vicepresidente Mike Pence, quindi un altro repubblicano. Altro momento surreale: quando il repubblicano Barry Loudermilk della Georgia ha paragonato Trump e Gesù Cristo dicendo che il secondo ha avuto un processo più giusto del secondo: «Prima di procedere con questo voto storico, una settimana prima di Natale, voglio che vi ricordiate: quando Gesù fu falsamente accusato di tradimento, Ponzio Pilato diede a Gesù l’opportunità di affrontare i suoi accusatori. Durante quel finto processo, Ponzio Pilato ha concesso a Gesù più diritti di quanti ne abbiano concessi i democratici a questo presidente». A chiudere la riunione le arringhe di Kevin McCartney per i repubblicani e di Adam Schiff per i democratici. Le sue parole: «cosa c’è in gioco qui è l’idea stessa di America, l’idea stessa della norma di legge, non delle persone, ma della legge».

Durante il voto Trump era in Michigan
Durante il voto della Camera Trump teneva un comizio alla Kellogg Arena in Battle Creek, Michigan. Scontati gli attacchi ai democratici: «Con l’impeachment incostituzionale e partigiano illegale di oggi, i democratici dichiarano il loro profondo odio e disprezzo per l’elettore americano». L’attacco diretto a Nancy Pelosi: «Gli americani si presenteranno a decine di milioni il prossimo anno per votare Pelosi fuori dal Congresso».

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