Per tutti i diavoliPiccolo manuale per spiegare l’ordine mondiale con i fumetti

Da Tex a Zagor, da Martin Mystère a Dylan Dog, la storia dei personaggi della Sergio Bonelli Editore coincide alla perfezione con gli eventi che hanno segnato la nascita e l’evoluzione della Nato, plasmando le relazioni transatlantiche

Foto tratta dalla pagina Facebook di Sergio Bonelli Editore

Nato con Tex. Quasi letteralmente. Il 30 settembre 1948 esce la prima striscia di Tex Willer; il 4 aprile 1949 è firmato a Washington il Patto Atlantico, la cui struttura integrata è appunto la Nato, e che entra in vigore il 24 agosto.

Settant’anni dopo, il 29 novembre 2019 la Sergio Bonelli Editore ha fatto uscire il primo volume di una nuova attesa serie-evento che si presenta come primo esperimento crossmediale della storica “ditta” di Tex: un fumetto pensato per diventare serie televisiva, gioco di ruolo o romanzo. È una specie di Twin Peaks al confine italo-francese su un pulmino in gita scolastica che sparisce misteriosamente, e su cui deve indagare una coppia di investigatori “mista”: un francese e una italiana. Lei che vuole a tutti costi ritrovare i ragazzi perduti. Lui il cui interesse principale è invece lo scoprire il perché in quel punto delle Alpi il tempo si è incrinato e gli incubi hanno iniziato a defluire nella realtà.

Ma il 4 novembre a Wexford si tiene un vertice per i 70 anni della Nato tra 29 leader come minimo sull’orlo di una crisi di nervi: tra Macron che definisce l’organizzazione ormai in stato di “morte cerebrale”, Trump che minaccia dazi a Francia e Italia, Boris Johnson che la esalta come momento di unione e intanto spinge per la Brexit, un Erdoğan scuro involto e accusato di “lavorare per il nemico”, Johnson e Macron e Trudeau e Rutte filmati a loro insaputa mentre ridono di Trump.

Che c’entrano tra di loro, queste cose? In apparenza, niente. Ma qua lanciamo una provocazione: e se fossero invece proprio i personaggi della Bonelli a permetterci di spiegare la storia della Nato e di raccontare i rapporti transatlantici?

Nel 1961 la Bonelli lancia un nuovo personaggio: Zagor. Ma il 1961 non è anche l’anno in cui arriva alla Casa Bianca John Fitzgerald Kennedy?

Una Nato, appunto, nata con Tex. E un Tex che infatti nella sua filosofia di vita sembra esemplificare al massimo quella strategia della “rappresaglia massicia” che fu la prima dottrina militare dell’alleanza nell’era di Truman. Cioè, la minaccia di bombardamento nucleare immediato al primo segnale di aggressione dell’Urss, che tanto all’epoca in cui le bombe atomiche le portavano i bombardieri non avrebbe mai potuto colpire il territorio degli Stati Uniti, e al massimo avrebbe potuto provare a sommergere l’Europa Occidentale con la superiorità delle sue forze convenzionali. Tex ha infatti la pistola, anzi due. E al primo segnale di pericolo spara subito, inondando i suoi nemici di piombo.

Ma nel 1961 la Bonelli lancia un nuovo personaggio: Zagor. Che non ha due pistole ma solo una, visto che dall’altra parte ha una arcaica scure col manico di legno e una testata di pietra. Mentre Zagor era stato creato da Gian Luigi Bonelli, Zagor era di Sergio Bonelli: il figlio, che a partire appunto dal personaggio del padre sviluppò la casa editrice che è a tutt’oggi la più titolata scuderia del fumetto Made in Italy. E Sergio spiegava appunto che la differenza di profilo tra il Ranger del Texas e lo Spirito con la Scure di Darkwood era generazionale. «Zagor sono io: ha il mio carattere. Tex è invece mio padre: ha il suo carattere». Dopo il giustiziere senza pietà, un mediatore che quando c’è bisogno della forza agisce in modo graduale: prima le parole: poi i cazzotti; poi la parte smussata della scure; poi quella tagliente; solo per ultimo la pistola.

Ma il 1961 non è anche l’anno in cui arriva alla Casa Bianca John Fitzgerald Kennedy? Puntualmente, come Tex corrisponde alla rappresaglia massiccia, Zagor è l’esemplificazione della risposta flessibile. Dopo che lo Sputnik ha dato ai comunisti la possibilità di colpire anche loro nel cuore dell’America, la necessità di dosare l’esatta risposta da dare passo per passo. Armi convenzionali a armi convenzionali, armi nucleari tattiche a armi nucleari tattiche, armi nucleari strategiche a armi nucleari strategiche. Non è più possibile pensare di distruggere il nemico, e bisogna cercare semplicemente di contenerlo, in attesa forse di convincerlo.

Ma proprio in quel 1975 in cui i Vietcong entrano a Saigon, Sergio Bonelli crea Mister No. Cessato il fascino del Western classico, il tentativo di ritrovarne gli ingredienti nell’Amazzonia anni ’50

Nella risposta convenzionale in Vietnam, però, gli Stati Uniti si impantanano. Come proiezione delle loro difficoltà, il Far West cessa di celebrare la sconfitta dei Pellerossa come metafora dei Rossi, e si fa revisionista. Il massacro di Sand Creek come quello di Mi Lay, il disastro del Little Big Horn come l’offensiva del Tet. Gli Stati Uniti decidono una grande ritirata strategica, e tra 1974 e 1979 l’influenza sovietica avanza in maniera importante in quel Terzo Mondo che non era stato compreso negli Accordi di Yalta. Diventa comunista l’Indocina, diventano comuniste le ex-colonie portoghesi in Africa, diventa comunista l’Etiopia, diventa comunista l’Afghanistan, cadono i governi filo-Usa in Nicaragua e in Iran. Ma proprio in quel 1975 in cui i Vietcong entrano a Saigon, Sergio Bonelli crea Mister No. Cessato il fascino del Western classico, il tentativo di ritrovarne gli ingredienti nell’Amazzonia anni ’50. Ma Jerry Drake, ex-pilota militare nella Seconda Guerra Mondiale, è anche un americano che cerca di affrontare la sfida del Terzo Mondo. E in effetti proprio la seconda parte degli anni ’70 vede l’espansione sovietica nel Terzo Mondo rovesciarsi nella nemesi dell’Afghanistan. E non solo: governi filo-sovietici sono sfidati da rivolte armate spesso aiutate dagli Usa anche in Angola, Mozambico, Etiopia, Cambogia, Nicaragua, cui si aggiunge la rivolta non armata di Solidarność in Polonia.

Insomma, l’orso sovietico non è inarrestabile. E Ronald Reagan inizia a pensare seriamente che l’Impero del Male possa essere distrutto: non solo con la destabilizzazione, ma anche attraverso un sistema di Scudo Spaziale che renda inutili le armi strategiche sovietiche, e permetta di tornare ai bei tempi della rappresaglia massiccia. È un caso che Martin Mystère sia lanciato proprio nel 1982, l’anno dopo l’arrivo di Reagan alla Casa Bianca? Tema di fondo nelle storie del Detective dell’Impossibile è la ricerca delle prove dell’esistenza di una antica civiltà tecnologica che una guerra tra Mu e Atlantide distrusse a colpi di armi di distruzione di massa. E sono armi ultra-tecnologiche che ricordano appunto le Guerre Stellari di Reagan: a partire da una pistola a raggi paralizzante che lo stesso Mystère possiede. Attorno a questa sfida i Servizi di tutto il mondo si agitano in modo non diverso dagli Uomini in Nero che nel fumetto si affannano a distruggere tutte le prove che il detective dell’impossibile trova.

Gli attori si moltiplicano, e anche la Bonelli nel XXI secolo moltiplica le proprie offerte. Ormai le sue testate hanno superato la ventina

Ma l’Urss, sparisce lo stesso, esattamente colme Mu e Atlantide. Cosa fare adesso della Nato, visto che non c’è più il nemico per cui era stata creata? Invece di sciogliersi, l’organizzazione si reinventa. Si trasforma da alleanza difensiva in alleanza di scurezza, si espande anche a Paesi ex-comunisti. Ma deve mettersi alla caccia di pericoli nuovi improvvisi e sfuggenti, che però spesso rimettono in scena antichi incubi. Da Saddam Hussein a Milošević. E Dylan Dog, il cacciatore di incubi, diventa infatti il personaggio principe della Bonelli negli anni ’90, dopo essere stato creato nel 1986.

Nel 2001, l’11 settembre dà infine al fantasma il volto del jihadismo. Ma per cercare di stopparlo tra Afghanistan e Iraq gli Usa smarriscono il ruolo di leadership del Nuovo Ordine Mondiale. Anzi, con Trump ci rinunciano proprio, per ripiegarsi su sé stessi. Anche l’Europa implode tra sovranismi e Brexit, mentre altre narrazioni cercando di affermarsi: dalla Russia di Putin alla Cina di Ji Xinping passando per la Turchia di Erdoğan, l’Ungheria di Orbán, l’Iran degli ayatollah, un Venezuela chavista peraltro presto collassato, perfino uno Stato islamico che cerca di ritrasformare l’ipotesi trozkysta del jiadhismo permanente di al-Qaida in una prassi staliniana da jihadismo in un solo Paese.

Insomma, gli attori si moltiplicano, e anche la Bonelli nel XXI secolo moltiplica le proprie offerte. Ormai le sue testate hanno superato la ventina, e forse le più significative sono quelle Storie che dal 2012 spaziano tra i generi e le epoche, dopo aver rinunciato del tutto ad avere un personaggio fisso. Un fumetto per navigare in un’epoca liquida a cui anche la Nato sta cercando di capire come adattarsi.

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