Nuove RadiciL’assurda storia di Olga Kisseleva, chirurga che non può operare per colpa della burocrazia

È arrivata in Italia dalla Russia negli anni '90 e ha la cittadinanza italiana dal 2000. Ma la sua specializzazione medica non viene riconosciuta per via di accordi bilaterali che non funzionano. «Uno spreco enorme di risorse», dice, oltre che una sofferenza

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Olga Kisseleva, 49 anni, nata a Iževsk nella Repubblica autonoma russa Udmurta, in Italia dal 2000, cittadina italiana, laurea in Medicina con specializzazione in Chirurgia pediatrica, oltre 1000 interventi nel suo Paese, in Italia può entrare in sala operatoria solo come assistente: «Per ottenere il riconoscimento della laurea ho dovuto superare una prova attitudinale e di lingua italiana di cui non conoscevo una parola prima di venire qui. Ma la specializzazione non viene riconosciuta. Quindi posso entrare in sala operatoria ma non come operatore. È uno spreco infinito di risorse. Su questo punto gli accordi bilaterali con il mio Paese di origine o non ci sono o non funzionano. In altri Paesi europei come la Svizzera o la Germania è tutto molto più facile. Infatti ci sto facendo un pensiero».

È cittadina italiana?

«Sono arrivata in Italia negli anni Novanta, quando in Russia c’era una forte crisi economica e politica. Abitavo in una grande città industriale. Decisi di cambiare vita. Arrivai in Italia con mio figlio che allora aveva 8 anni. Qui mi sono sposata con un italiano, ho preso la cittadinanza e ho trovato un lavoro».

Dove esercita?

«Alla clinica Santa Rita di Cirò Marina in provincia di Crotone. Dal 2004 sono iscritta all’Ordine dei Medici di Cosenza».

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