LA DOPPIA VITAEcco i due nuovi capitoli di “Sodoma” su clero e omosessualità, con frecciatine ai vaticanisti italiani

«Nessuno può capire il Vaticano senza la chiave di lettura omosessuale», scrive Frédéric Martel. L’anno scorso il libro ha avuto un successo globale, ma in Italia è stato liquidato come una raccolta di voci malevole sulle gerarchie vaticane quando invece è una documentata analisi sociologica

Vincenzo PINTO / AFP

È uscita il 16 gennaio in Francia, in formato tascabile, la seconda edizione riveduta e ampliata di Sodoma di Frédéric Martel. Pubblicato da Pocket Editions, il volume – che, comparso per la prima volta il 21 febbraio 2019 e tradotto in più di 20 lingue (in Italia per i tipi Feltrinelli), è stato tra i bestseller del New York Times – si presenta adesso con un’introduzione aggiuntiva in risposta ai vaticanisti e due nuovi capitoli.

Il primo dedicato alla localizzazione e agli scavi archeologici della Sodoma biblica. L’altro al card. Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione e primate delle Gallie, condannato, il 7 marzo 2019, in primo grado di giudizio a sei mesi di carcere con la condizionale per omessa denuncia nei riguardi di don Bernard Preynat, che è imputato di abusi sessuali di scout d’età minorile dal 1971 al 1991. A seguito della condanna il porporato si è dimesso dalla guida dell’arcidiocesi lionese, di cui Papa Francesco ha nominato, il 24 giugno scorso, il vescovo Michel Dubost quale amministratore apostolico.

Fil rouge del volume è, come noto, la doppia vita omosessuale tanto di semplici sacerdoti quanto di prelati capace d’influire – nell’ottica di quel clericalismo costantemente deprecato da Bergoglio – sulla gestione del potere ecclesiastico. Ad aiutare l’autore nella decifrazione di una realtà così complessa cardinali (41), vescovi e monsignori (52), nunzi apostolici e officiali del corpo diplomatico (45), sacerdoti e seminaristi (oltre 200) nonché 11 Guardie Svizzere. Le cui conversazioni sono state debitamente registrate e trascritte.

Forte d’un curriculum di tutto rispetto, che lo ha visto negli anni ’90 collaboratore del primo ministro francese Michel Rocard e consigliere di gabinetto dell’allora ministra della Solidarietà Martine Aubry, Martel ha avuto porte aperte ovunque.

A Roma ha soggiornato anche in palazzi della Santa Sede (compresa la Domus Internationalis, il cui direttore è il prelato dello Ior Battista Ricca) e ha raccolto le confidenze di porporati di diverso orientamento: da Burke a Tauran, da Sarah a Martino, da Sandri a Camillo Ruini, solo per citarne alcuni. Pochi i no ricevuti: tra questi quello di Angelo Sodano, potente Segretario di Stato sotto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, a differenza d’un altro wojtyliano di ferro, quale Stanisław Dziwisz, che, da arcivescovo di Cracovia, ha spalancato a Martel le porte del proprio episcopio in Polonia.

Con l’aiuto d’un’équipe linguistica di 80 collaboratori, sparsi per il mondo, Martel ha incontrato non solo componenti del clero. Ma anche laici di rilievo come Benjamin Harnwell, collaboratore di Steve Bannon e fondatore del Dignitatis Humanae Institute, il think thank conservatore (il presidente del cui Comitato consultivo è stato, fino ad alcuni mesi fa, il cardinale tradizionalista Raymond Burke), che nella certosa di Trisulti (Fr) vuole preparare i futuri leader mondiali nell’ottica della lotta alla cristianofobia e della promozione del concetto antropologico dell’uomo imago Dei.

A parlare con lui anche ex-sacerdoti – tra cui anche lo scrivente, la cui storia copre l’intero capitolo iniziale di Sodoma –, spinti da un’idiosincrasia verso il doppiopesismo dei superiori gerarchici d’un tempo e l’omofobia di non pochi d’essi. Soprattutto, poi, se a esternarla sono quanti, nello slang clericale, vengono indicati come “praticanti” o “della stessa parrocchia”.

Già, perché, come appare anche nel libro, più un prelato tuona in pubblico contro le persone omosessuali, più è probabile che conduca in privato una spensierata vita gaia. Insomma, quella doppia vita, per chiosare Bergoglio, di cui la rigidità è comodo paravento e della cui validità valutativa proprio il Papa avrà ulteriore contezza nel leggerlo.

A essere di speciale interesse nella nuova edizione, che in formato tascabile comparirà a breve in Spagna, Regno Unito, Canada e Stati Uniti, è soprattutto l’introduzione rivolta ai vaticanisti. In particolare a quelli italiani, che hanno tentato di liquidare come un’accolta di rumor e voci malevoli verso le gerarchie vaticane quella che, al contrario, è un’ampia e documentata analisi sociologica su clero cattolico e omosessualità. Non a caso in Italia, a fronte di quanto successo in altri Paesi, si è preferito, dopo le iniziali critiche, far cadere una cappa d’oblio su Sodoma dal momento che le notizie ivi riportate non potevano essere sconfessate.

«Ai miei occhi – scrive Martel – nessuno può capire il Vaticano e la Chiesa cattolica senza la chiave di lettura omosessuale. Coloro che ritengono di parlare della Chiesa trascurando questa dimensione intrinseca sono condannati a fare errori duraturi nelle loro analisi. Provo sinceramente pietà per loro perché continueranno a essere ciechi di fronte alle cause profonde degli scandali per lungo tempo e a passare di disillusione in disillusione negli anni a venire. Perché non è una “pecora smarrita”, è un problema strutturale. Un sistema.

Senza aggiornare questo sistema, come possiamo capire se non l’impatto folgorante che Sodoma ha avuto in tutto il mondo dalla sua pubblicazione nel febbraio 2019 in dozzine di paesi? Se l’analisi fosse falsa o caricata, perché il libro avrebbe causato un’esplosione di tale portata senza precedenti all’interno della Chiesa? Perché è stato letto in modo così massiccio e spesso anonimo su un e-book acquistato online, e non fisicamente nelle librerie, da così tanti vescovi e sacerdoti (in America Latina, Spagna e Italia, Sodoma è stata la versione elettronica più venduta dell’anno per i miei editori)? Perché i cattolici più conservatori hanno accettato l’implacabile verdetto (si pensi all’ex deputato Christine Boutin che ha riconosciuto su Twitter che «anche se è doloroso, apprezzo che la verità venga alla luce», mentre Frigide Barjot, portavoce di La Manif pour tous, ha salutato un libro che «aiuta a far luce sulla mia Chiesa» e capire perché «si è irrigidito» sulla questione dei costumi)?.

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