GDO verdeCosì la sostenibilità entra al supermercato. E vince

Secondo l’ultimo Rapporto Marca sulla grande distribuzione, le aziende hanno imparato a cogliere la predilezione del cliente per i prodotti green. Tanto da aumentare il fatturato del 4,6% rispetto al 2018 (oltre a ridurre l’impatto ambientale)

Photo by Iñigo De la Maza on Unsplash

Non chiamateli più copacker, ma MDD partner. Ora che la Marca del distributore ha raggiunto la tanto attesa quota venti per cento (ma il drappello dei big l’ha superata già da tempo) è ora di alzare l’asticella e, in ossequio allo spirito del tempo e all’urgenza del caso, a MarcabyBolognaFiere l’Associazione distribuzione moderna-ADM ha concentrato l’attenzione sul tema della sostenibilità e del contributo della MDD alla sostenibilità del paese, impegnandosi a richiedere dal primo gennaio 2021 a tutti i fornitori agricoli diretti della distribuzione e ai fornitori agricoli dei partner della MDD l’iscrizione alla Rete del lavoro agricolo di qualità, elenco di imprese agricole certificate in regola con le disposizioni in materia di lavoro, legislazione sociale, imposte sui redditi e valore aggiunto.

Trovando una sponda anche nelle istituzioni. «Non esistono filiere sporche, e non esiste una cattiva distribuzione», ha affermato la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova. «Esistono imprese che si pongono fuori dalla legge o che impongono meccanismi che rischiano di minare interi settori. Non possiamo consentirlo. Per questo è urgente recepire la direttiva europea contro le pratiche sleali ed estendere la sua portata a tutti i soggetti, anche a tutela degli acquirenti. E impegnarci insieme per avere un lavoro agricolo e alimentare di qualità, con la giusta remunerazione. La tutela del reddito dei produttori di cibo è essenziale. È essenziale riequilibrare la catena del valore lungo l’intera filiera. La decisione di promuovere l’adesione delle aziende agricole fornitrici alla Rete del lavoro agricolo di qualità può rappresentare un momento importante di rilancio di questo strumento. Una distribuzione attenta ai fornitori, attenta alla sostenibilità economica, sociale e ambientale è uno dei perni su cui si può costruire il cambiamento. Una distribuzione che rinuncia a una pratica come le aste al doppio ribasso va valorizzata. Perché quello strumento è caporalato in giacca e cravatta e va combattuto come va combattuto il caporalato dovunque si annidi».

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