La donna che va di frettaChi è Alessia Cappello la nuova coordinatrice di Renzi a Milano

Da Vicenza al capoluogo lombardo per lavorare in una grande multinazionale e fare politica. Capace di follia con metodo, è determinata a incrementare i numeri di Italia Viva. «Sono buona e cara, ma picchio duro»

«Che sia chiaro subito: io non conoscevo nessuno e non ho alcun santo in paradiso. La mia famiglia, siciliana di Solarino, Siracusa, vive a Vicenza da quasi mezzo secolo. Io mi sono trasferita da sola a Milano che avevo appena 18 anni e neanche la patente. Sì, ho fatto la primina. Ho sempre avuto fretta, io. Di fare, arrivare, concretizzare». Alessia Cappello va veloce. È la coordinatrice milanese di Italia Viva insieme a Roberto Cociancich, ex senatore renziano. Sì, ma lei chi è?

Nelle varie chat create in città per aggregare più persone e simpatizzanti possibili Alessia scrive cose così: «Non importa chi siano i nominati perché riusciremo nell’impresa solo se lavoreremo tutti insieme con passione, entusiasmo ed idee. Non è retorica, ma una serissima richiesta d’aiuto». Oppure: «Conto su ognuno di voi. Sarà dura, ma almeno proviamoci. E cerchiamo di divertirci parecchio lungo il cammino». Pioggia di faccine sorridenti, applausi, cuori à gogo. «È una donna intelligente, competente ed è una gran lavoratrice. Alla Leopolda ha lavorato indefessamente, sempre gentile con tutti e, anche dopo ore, impeccabile. Insomma, Alessia è una abituata a reggere lo stress», ne tesse l’elogio Lisa Noja, deputata milanese del partito di Matteo Renzi.

Laurea in comunicazione d’impresa all’università Cattolica e master a Publitalia, la Cappello è global brand manager in una gloriosa multinazionale, ma come direbbe Wilde non è abbastanza giovane per sapere tutto. Ciò nonostante, è per l’apprendimento costante («Studio ogni giorno, non smetto mai, sono una secchiona»), contro il gender gap («Uomini e donne devono avere lo stesso salario»), post femminista («Meghan Markle si è sposata per amore, ma invece di fare la duchessa di Sussex se n’è andata in Canada con il suo principe per essere finanziariamente indipendente»), né di destra né di sinistra. Praticamente una millennial: «È da prim’ancora che diventasse sindaco che seguo Matteo Renzi e dal 2012 non mi perdo una Leopolda. Due anni fa ero in coda dalle 6 del mattino sia il sabato che la domenica, da sola, per sedermi in un angolo e ascoltare. Ho sentito annunciare i comitati e ho pensato che potesse essere la mia occasione di fare politica così sono tornata a casa e ne ho aperto uno con quattro amiche, una delle Medie». Tema, pari opportunità sul lavoro.

A far scattare l’urgenza di impegnarsi su questo tema, la sua ex compagna di scuola, Masha: «Si era trasferita a Pordenone dove faceva la segretaria da un commercialista: appena è rimasta incinta lui l’ha lasciata a casa. Lei si è disperata. Poi ha comprato un computer e una telecamera e si è inventata un altro lavoro. Ora fa la wellness influencer, guadagna il triplo del marito calciatore e ha appena avuto il suo secondo bebè». Sembra una storia scovata su Netflix, invece è successo nel Nord Est d’Italia. Intanto, Alessia organizzava eventi con il suo comitato. E un bel giorno ha conosciuto Elena Bonetti, ex girl scout, professore di analisi matematica all’Università degli Studi di Milano, ora Ministro della Famiglia: «Sono contenta che sia stata scelta come coordinatrice di Italia Viva a Milano – dice Bonetti – Questo dimostra che una donna libera può avere la determinazione, la tenacia e la chance di risultare un punto di riferimento per la comunità. Alessia è una persona attenta, che sa lavorare dietro le quinte per permettere a tutti di portarsi avanti. E dimostra anche che il nostro è un partito che vuole liberare le energie, il protagonismo e la voglia di futuro di tutti».

Comunque. Nel parterre del Teatro Elfo, la scorsa estate, c’era anche una certa Ada Lucia De Cesaris, ex bersaniana, ex vice sindaco di Milano, avvocata renziana d’acciaio. Quel che si dice una donna di carattere: «Di Alessia mi ha colpito la sua capacità di fare rete, di tenere insieme persone provenienti da storie diverse, risoluta nel perseguire il progetto in cui crede. È una donna che rispetta l’impegno ma anche la competenza: sa gestire in modo gentile l’autorità e la capacità di prendere decisioni». E meno male perché proprio alla Cappello spetterà far crescere il suo partito, fermo al 5,2%, fino a due cifre percentuali almeno a Milano: «Ogni giorno studio una strategia efficace per il brand che seguo in azienda, per farlo crescere e renderlo attraente. Italia Viva è nata da quattro mesi, ora noi dobbiamo scendere per strada, andare nei mercati, davanti alle scuole, nei quartieri periferici e farci conoscere. Conquistare il territorio con le nostre idee. Non basta fare volantinaggio, bisogna ascoltare la gente, organizzare incontri pubblici, raccogliere proposte concrete».

Prendiamola piano. Qualcuno sussurra: e se fosse una burattina? Secondo una mia amica, avvocata penalista, le donne sono specialiste nell’arte di fingere di esserlo. È così Alessia? «Sa, io ho sempre dimostrato meno anni di quelli che ho. Il che significa che ho sempre dovuto darmi da fare il doppio delle altre per essere credibile. Invece ho 34 anni, praticamente l’età di Sanna Marin, il primo ministro finlandese. Maria Elena Boschi a 32 anni era già alla Camera e l’anno dopo era Ministro delle Riforme. Alexandria Ocasio-Cortez è stata eletta al congresso americano a 29 e in altre nazioni del mondo ci sono membri del Parlamento che ne hanno 22. Nel nostro paese se hai un qualunque piccolo successo passi per una servile e che dice sempre sì. Difficile che riconoscano che, magari, qualche merito ce l’hai. Per piacere, siamo nati l’altro ieri, lasciateci lavorare. Poi, se volete, giudicatemi pure».

Non è stata negli scout, ma aiutava i bambini a fare i compiti e ad ammazzare il tempo all’oratorio a Vicenza. Per esempio, a casa, ha avuto grandi donne: «La mia bisnonna e la nonna sono state direttrici delle poste a Solarino, mia madre è medico e mi ha insegnato a essere subito indipendente: ho imparato a prepararmi il pranzo da sola e a sopportare qualunque acciacco, si sa che i figli dei medici devono avere almeno 40 di febbre perché il genitore prenda seriamente in considerazione il loro stato di salute. Infatti, saper resistere mi ha aiutato. Mi ha formato. Ho vissuto per due anni di fila in un appartamento a Milano senza riscaldamento, per dire. Ho la fortuna che mi ammalo raramente». Quindi ogni tanto c’è del metodo, diceva Shakespeare, in questa follia: «Sono buona e cara, ma picchio duro. Scriva anche che mi piacciono i tacchi alti e che sono ossessionata con i tailleur. Non mi cada nel tranello che giacca e pantaloni sono un modello machista anni Ottanta perché non c’è niente di più femminile, se sai portarlo. Ha presente il tuxedo di Saint Laurent di Angelina Jolie sul red carpet? Ecco, io credo che non ci sia niente di più sexy», mi fa sapere.

Una ricerca pubblicata sull’American Economic Review che analizza le probabilità di divorziare di uomini e donne che si candidano alla carica di sindaco o di parlamentare, nell’avanzatissima Svezia, mettono nero su bianco che le donne divorziano più facilmente. Possibile? Butto lì: «Che devo dirle, io mi sono appena sposata, ho un lavoro, vorrei dei figli. Vedremo. Ho letto il libro di Michelle Obama e mi ha molto ispirato. Ma mi ha toccato molto anche Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci e poi il suo grandioso Un uomo in cui racconta la sua struggente storia d’amore con Alekos Panagulis».

Fallaci uguale lettura di destra? Macché. Ogni donna, almeno una volta nella sua vita, si è innamorata dell’eroe che non si adegua, non si rassegna e che pensa solo con la sua testa. O no?

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