Archivio della storia socialistaUna casa per la cultura politica, riapre il Centro Internazionale di Brera

Biblioteca e spazio per eventi, così rinasce a Milano la vecchia canonica della basilica di San Carpoforo. Un luogo che custodisce la lunga tradizione giornalistica dell’Avanti e di Critica Sociale. E che punta a riportare il pensiero politico al centro del dibattito pubblico

Teca Milano

Una biblioteca, sì, ma anche uno spazio per l’approfondimento culturale, il dibattito politico e la condivisione del sapere storico. È difficile catalogare il Centro Internazionale di Brera di via Formentini 10 a Milano, ora rimesso in piedi dall’omonima associazione, in maniera definitiva. Sarà perché si tratta di un luogo pieno di storia già di suo – ha sede nella vecchia canonica della basilica di San Carpoforo, eretta dalla sorella del vescovo Ambrogio, Marcellina, sulle rovine dell’antico tempio pagano dedicato alla dea “carpofora” (cioè portatrice di frutti) Vesta, e poi trasformato in chiesa cristiana nella seconda metà del 300 d.C. Sarà che in tempi non così lontani ha avuto un’importanza strategica per la vita culturale milanese – negli anni ’70 e ’80, qui si promuovevano e tutelavano gli intellettuali e gli artisti del dissenso dell’Est, tra cui Jiří Pelikán, cecoslovacco promotore della Primavera di Praga, Andrei Sakharov, lo scienziato attivista cui oggi il Parlamento europeo dedica ogni anno un premio per la libertà di pensiero, e il regista Andrzej Wajda, autore di Operai 80, il film clandestino sullo sciopero da cui nacque Solidarnosc.

Fatto sta che i “frutti” di un’eredità così densa non appassiscono facilmente, tant’è che si raccolgono ancora oggi. Nel 1976 era stato Bettino Craxi, primo presidente del Centro, a vedere le potenzialità e il valore della creazione di un posto simile per la collettività. Oggi è l’associazione culturale di promozione sociale che di quel luogo porta il nome e sul quale essa stessa vive, avendo stipulato con il Comune di Milano un’apposita convenzione per il recupero degli spazi e la valorizzazione del patrimonio bibliotecario e archivistico che qui trova la sua casa, a portarne avanti la missione. Un processo iniziato già nel 2010, quando si è deciso di portare in questi spazi le raccolte originali di due delle pubblicazioni centrali del Novecento poltico italiano, l’Avanti! e la Critica Sociale, tesoro e memoria del pensiero socialista per oltre un secolo.

Ora, il Centro Internazionale (chiamato anche Casa Brera) riapre le porte al pubblico, puntando a coinvolgere Milano e non solo per visite, eventi, mostre e spettacoli di vario genere. Forte di una ristrutturazione che ne ha mantenuto i tratti più autentici, lo spazio si struttura ispirandosi alle biblioteche anglosassoni, con aree mobili dove si può studiare ma anche fare seminari, attività associative con musica e teatro, mostre d’arte. Un luogo aperto a tutti, dove lo scopo – quali che siano le attività che vi troveranno sede – è la «valorizzazione culturale anche del patrimonio custodito, oggetto principale del nostro lavoro», come racconta Stefano Carluccio, ex caporedattore dell’Avanti! e stretto amico di Craxi, che dopo la chiusura del giornale si è adoperato anima e corpo per portare avanti, insieme a un gruppo di ex giornalisti, la pubblicazione di Critica Sociale e riportare la Casa al suo antico splendore.

In 150 metri quadrati di spazio, su una libreria di 8 metri di altezza e 7,5 di larghezza, nell’arco dei prossimi mesi troveranno così sistemazione le raccolte della Critica Sociale a partire dal primo anno di pubblicazione, il 1891, e quella dell’Avanti! dal 1945 in poi, oltre a una serie di raccolte di varie fondazioni socialiste. «Nella collezione di Critica Sociale ci sono gli scritti dei fratelli Rosselli e di Einaudi al tempo in cui era dirigente dei socialisti all’Università di Torino, tra il 1903 e il 1913, oltre a molti testi di Engels. Nell’annata del 1891 ci sono 27 dei suoi articoli», racconta Carluccio. Le raccolte dell’Avanti, poi, sono già state messe insieme grazie ad un accordo con l’Istituto Salvemini di Torino e digitalizzate integralmente fino all’edizione del 1993. «Il contenuto è consultabile liberamente ed è un oggetto di scoperta, come una miniera da cui tirare fuori pensieri e idee», prosegue ancora il curatore.

L’attività editoriale che ruoterà intorno alla biblioteca, infatti, non si propone soltanto la conservazione dei materiali, ma la loro valorizzazione come fonti accademiche cui fare riferimento e con cui “sporcarsi le mani” per parlare e fare politica. Un obiettivo opportuno a maggior ragione in questo momento storico. «Non è solo un fiore all’occhiello: in questo momento di confusione e di impossibilità di riorganizzare una forza socialista, facciamo questo lavoro di merito e di contenuto, perché il mondo accademico è quasi convivente con la grande burocrazia dello Stato, e quindi questi studi possono avere un’utilità dal punto di vista programmatico, di governo e politico», precisa Carluccio.

Partendo dagli scritti di Einaudi, Montemartini, Cabiati, Ruini, Vanoni ed altri, con l’aiuto di un apposito comitato scientifico si potrà dunque studiare e arrivare alla ripubblicazione di testi in forma di antologia o saggi, accompagnati da studi appositi. Princìpi validi ancora oggi, perché hanno a che fare con un metodo politico, più che un contenuto. Un esempio su tutti, quello del bilancio sociale, «quello che consente alle imprese di fare investimenti pubblici e di misurarne il valore sulla base degli effetti sociali che producono, misurabili con criteri finanziari ammessi dall’Unione europea, attraverso il cosiddetto ricavo figurativo», spiega Carluccio. «Studiandone l’applicazione dai lavori pubblici all’occupazione all’ambiente, si potrebbe per esempio scoprire che il lavoro operaio è il vero motore per risanare l’ambiente, anche in un caso come quello dell’Ilva di Taranto. L’alleanza tra capitale e lavoro può avere con i moderni sistemi un impatto sociale importante, nel segno dell’autogoverno».

Al di là delle specifiche metodologiche, il punto di fondo rimane comunque l’organizzazione di seminari e conferenze che possano aiutare a cambiare il punto di vista. Perché, in fondo, «la vera lotta al populismo si fa così». Oggi, ad esempio, è previsto un primo seminario sugli autori e i contenuti della Critica Sociale, prima del fascismo, a cura di Francesco Forte, presidente del comitato scientifico. Per il resto, ricca sarà l’agenda nell’arco dei prossimi mesi, da monitorare attentamente sul sito della Casa. Senza dimenticare che si tratterà di eventi alla portata di tutti: del resto, tra una conferenza e l’altra, nell’incantevole contesto di Brera, obiettivo centrale è anche affiancarsi all’Accademia e alla Pinacoteca verso la ripopolazione artistica del quartiere.

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