Dibattito corrotto, nazione infettaGli italiani al tempo del coronavirus, un popolo di epidemiologi, di virologi e soprattutto di nevrastenici

Da due giorni le polemiche sono scoppiate rabbiose, ondeggiando tra le accuse di irresponsabilità e quelle di allarmismo. E cresce una nuova Linea Gotica che divide il Paese tra un Nord infetto e un Sud “libero”, si vede dileguare il privilegio di vivere in un’epoca e una zona sgombra da epidemie

Miguel MEDINA / AFP

Gli italiani brava gente ma già nevrastenici di loro rischiano stavolta di andare veramente in tilt. Da due giorni, da quando abbiamo saputo che il virus è qui con noi, ci stiamo accusando tutti di tutto. Come al solito, sono spuntati 60 milioni di epidemiologi pronti ad accusare scienziati, ministri, direttori di giornale, assessori, organismi internazionali. Non c’è bar, non c’è ufficio, non c’è supermercato dove non si imprechi contro qualcuno. Il colpevole, chi è il colpevole? L’untore, dov’è l’untore? E se gli dici che il colpevole non c’è, si arrabbiano di più.

E dunque, con chi ci sfoga? Soprattutto con una tastiera davanti al naso, con chi ce la prendiamo? Se uno dice – ed è buonsenso – che l’umanità non sta finendo, che non siamo alla peste del Seicento gli saltano addosso: irresponsabile! E se un altro dice – ed è buonsenso pure questo – che bisogna alzare la guardia, considerarci un po’ come in guerra, saltano addosso pure a lui: allarmista!

Se le autorità politiche chiudono il Nord per circoscrivere il contagio, ecco quelli che «non serve a niente, è tutta propaganda, dovevate pensarci prima!». Prima, ma quando? Se le autorità politiche non chiudono proprio tutto – perché le città non diventino scenari da Cormac McCarthy – ecco quelli che «e allora i cinema non li chiudono?». Se la tv dedica grande spazio alla vicenda, e i giornali molte pagine, ecco quelli che «sciacalli, per fare un po’ di audience, per vendere qualche copia in più sfruttano questo dramma». Se la tv di sera manda in onda un film ecco quelli che «maledetti, invece di parlare delle cose serie». Se chiudi i confini sei un razzista, se non li chiudi sei un assassino (è più o meno l’accusa di Libero al governo: cari Ordine dei giornalisti, se ci sei batti un colpo).

Niente più eucaristia in bocca, nemmeno strette di mano, figuriamoci baci e abbracci o depositare la monetina nella mano del mendicante: la bellezza dei gesti più umani cancellata d’un tratto come se la più orribile delle catastrofi si fosse abbattuta sulle nostre coscienze illividite da una paura che non conoscevamo se non per averla intravista nelle pagine di Manzoni, Camus, Saramago. La nuova linea gotica che improvvisamente si è eretta fra il Nord contagiato e il Sud “libero” rischia di far danni alla nostra mentalità sempre prigioniera del “particulare” di Guicciardini acuendo così sentimenti persino anti-italiani, se, come temiamo, fra un po’ si chiederà con sguardo affilato al vicino di posto: «Scusi, lei viene dal Nord?».

Già, il Nord, il grande Nord italiano, che fra Grande Guerra, Resistenza, ricostruzione, lavoro operaio e cultura borghese si è fatto una pelle spessa così, l’amato Nord oggi chiamato a una inedita prova di compostezza, pazienza, unità. E noialtri, da Roma in giù, speriamo che tutto si risolva presto perché dentro di noi sappiamo – i romani in primis – che non sapremmo proprio come fare, disorganizzati e pasticcioni come siamo, a sopravvivere in questa giungla, così Fellini chiamava la Capitale, per di più infettata. E a Saxa Rubra, giungla nella giungla, già chiedono ai cronisti spintisi nel Lodigiano di stare a casa. Ma anche gli altri si guarderanno con sospetto gli uni con gli altri, nei corridoi, negli studi, a mensa. E i microfoni, saranno stati disinfettati?

Come Leopold Bloom, il protagonista dell’“Ulisse” di Joyce, siamo tutti immersi nel nostro flusso di coscienza che ci porta a litigare con mezzo mondo e con l’anima nostra, scontrandoci con abitudini e privilegi che parevano eterni, assillati dal dubbio che lo scapolo della porta accanto sia un commesso viaggiatore tornato dall’Oriente, o da Casalpusterlengo.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta