Brividi (e lividi) nella maggioranzaEcco come la folle battaglia sulla prescrizione finirà su un binario morto

Il “lodo Conte” va in Consiglio dei ministri. Ma così com’è rischia di essere bloccato da Italia Viva. Che, comunque vada, fa pesare la propria presenza. Mentre al mite Zingaretti saltano i nervi con Renzi

Afp

Come quel famoso giallo di Agatha Christie, alla fine non rimase nessuno. Nel senso che nel gioco dei veti incrociati, nella palude delle sciatterie istituzionali, nel dietrologico sospettarsi a vicenda, nello sparacchiare a salve la pazzotica battaglia sulla prescrizione rischia di finire su un binario morto, se ne riparlerà quando se ne riparlerà.

Paradossalmente, mentre la stragrande maggioranza del Parlamento voleva cancellare la legge blocca-prescrizione di Bonafede, quella che resta (almeno per un po’, perché la sentenza di morte è comunque scritta nelle cose) è proprio la legge Bonafede. Non si è riusciti a trovare il modo per cambiarla. Golia ( Pd-Cinque Stelle- LeU) è stata bloccato da Davide-Italia Viva. E così adesso si aspetta di vedere un disegno di legge del governo ad hoc che ricalchi la proposta Conte (stop della prescrizione solamente dopo le sentenze di condanna e non anche dopo quelle di assoluzione). Dovrebbe andare domani in Consiglio dei ministri. Dovrebbe, eh. Sarà interessante vedere come sarà scritto, questo ddl, perché è difficile che Alfonso Bonafede accetti di rinnegare in toto la sua riforma.

E si tenga conto che la medesima proposta Conte – già lo si è visto – non piace a Renzi e all’opposizione, dunque così com’è non avrebbe i numeri, andrà dunque riformulata. Ma come? Insomma, la partita non si chiude. Ci vorranno mesi. Siamo in un certo senso da capo a dodici.

Eppure nel sostanziale stallo si procede di round in round a darsele di santa ragione in un clima da tutti contro tutti che assomiglia tanto agli scenari pre-crisi, e stavolta non c’è veramente nessuno che rinunci a menare le mani, nemmeno il mite Nicola Zingaretti che stavolta ha scelto di scornarsi direttamente con Matteo Renzi (“Fa il gioco di Salvini”, accusa infamante quella di intelligenza col nemico specie nel linguaggio della sinistra) ed è la prima volta che i due sfiorano il terreno personale. L’ennesimo segnale di una crisi profonda dei rapporti fra Pd e Italia Viva destinata a pesare negativamente sul l’azione del Governo, tanto più in assenza di una qualsiasi iniziativa del presidente del Consiglio.

Renzi sembra dunque riuscire nell’intento di bloccare il cosiddetto “lodo Conte” – aveva ragione sul fatto che non potesse essere inserito nel Milleproroghe né varato per decreto (i tecnici ci hanno lavorato per giorni senza cavare un ragno dal buco) ma la sua guerriglia, stando così le cose, porterebbe al paradosso di cui dicevamo, cioè che la legge Bonafede resta in vigore. E comunque se voleva far pesare la sua Italia Viva, c’è riuscito pur all’interno di una pagina senza happy end, anzi proprio senza “end”, che lascia lividi vistosi sulla maggioranza di governo e rinvia a nuovi strappi. L’opposizione se ne sta lì a braccia conserte, fanno tutto gli altri.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta