La grande mappaAddio a Michael Hertz, l’uomo che disegnò la cartina più vista del mondo: la metropolitana di New York

Il suo lavoro del 1978 risultò più chiaro, armonioso e rassicurante rispetto ai precedenti. E fu un successo immediato. Aiutò chi non era pratico della città a districarsi nel labirinto di linee e stazioni

di Michael Hertz, da Wikimedia Commons

Una mappa per spostarsi in un labirinto, per muoversi sottoterra senza timori. È ciò che realizzò il grafico americano Michael Hertz, nato a Brooklyn nel 1932 e morto il 18 febbraio (ma è stato reso noto solo il 25) in un ospedale a Long Island. Aveva 87 anni, ed era diventato celebre per la sua iconica cartina delle linee della metropolitana di New York, un’immagine che tutti hanno visto almeno una volta nella vita – sì, anche chi non è mai stato a New York.

All’epoca il labirinto sotto la Grande Mela, il sistema tentacolare che intreccia linee e stazioni (oggi le prime sono 38, le seconde più di 400) spaventava i passeggeri, restii ad avventurarsi nel sottosuolo. «Erano gli anni ’70», come spiegò nel 2004 Newsday Arlie L. Bronzaft, uno psicologo che affiancò Hertz nel lavoro di invenzione, progettazione e disegno della nuova mappa, che sarebbe andata a sostituire il contestatissimo lavoro realizzato nel 1972 dal designer italiano Massimo Vignelli, fatta in stile modernista ma poco funzionale (non a caso è conservata, oggi, al Museum of Modern Art (Moma). «Le persone avevano paura di scendere nella metropolitana. Noi volevamo invece che utilizzassero la nostra cartina per muoversi lungo la città e vederne le attrazioni».

Il suo lavoro del 1978 risultò più chiaro, armonioso e rassicurante rispetto ai precedenti. E fu un successo immediato. Aiutò chi non era pratico della città a districarsi nel labirinto di linee e stazioni

E allora, per andare incontro al compito assegnato dalla Metropolitan Transport Authority, lo studio di Michael Hertz, che aveva fondato nel 1969 dopo dieci anni passati alla Disney, insistette nel collegamento ideale delle linee sotterranee con i punti di riferimento della superficie. Nella piantina furono aggiunte strade, quartieri ed elementi importanti e riconoscibili – anche perché più realistici: il “suo” Central Park non era quadrato, a differenza di quello di Vignelli. Questi elementi, in generale, avrebbero aiutato i passeggeri a orientarsi con maggiore cognizione di causa. E a sentirsi un po’ più tranquilli.

Con il nuovo design vennero aggiunte le curve delle linee – altra differenza rispetto alle mappe precedenti, che invece usavano, per praticità, righe diritte astratte – e l’operazione non fu semplice. Venne richiesto un particolare impegno al pittore e designer giapponese Nobuyuki Siraisi che all’epoca collaborava con lo studio di Hertz: quello di percorrere tutte le linee della metropolitana a occhi chiusi per percepire meglio le curvature lungo il viaggio.

Non solo: per adattare la nuova mappa alle cornici già presenti su tutti i convogli (ebbene sì, anche queste cose hanno una loro influenza) si scelse di fare qualche lieve distorsione. «Capimmo al volo che potevamo ritoccare alcune aree della città per dare maggiore spazio a quelle più frequentate, come Lower Manhattan e Brooklyn». Il tutto senza alterare in modo eccessivo la geografia della città.

Il suo lavoro del 1978 risultò più chiaro, armonioso e rassicurante rispetto ai precedenti. E fu un successo immediato. Aiutò chi non era pratico della città a districarsi nel labirinto di linee e stazioni

Ed ebbero ragione. La nuova mappa, che proponeva un buon equilibrio tra informazioni corrette e chiarezza grafica, superò tutti i test preliminari. In particolare, risultò da subito molto chiara ai turisti e a tutte le persone che non conoscevano New York e che usavano la subway per la prima volta.

Quello della mappa della metropolitana di New York fu solo uno dei tanti lavori di Hertz. Il suo team lavorò anche alla descrizione dei trasporti di Houston, Washington e di diversi quartieri della Grande Mela stessa, la città che conosceva meglio.

Nel tempo furono necessari aggiornamenti – il più importante fu nel 1998. Ma lo spirito rimase lo stesso. Ed è quello che rimane anche oggi.

Il suo lavoro del 1978 risultò più chiaro, armonioso e rassicurante rispetto ai precedenti. E fu un successo immediato. Aiutò chi non era pratico della città a districarsi nel labirinto di linee e stazioni