Cura ItaliaRinvio delle udienze e pieno ripristino delle carceri: ecco il piano per la Giustizia

Sono prorogate fino al 15 aprile 2020 le misure di sospensione già adottate per le sedute civili, penali e amministrative. Per gli istituti penitenziari, invece, il provvedimento intende assicurare la funzionalità di tutte le strutture danneggiate dopo i disordini degli ultimi giorni

Il nuovo decreto “Cura Italia”, attuato per gestire l’emergenza sanitaria da coronavirus, ha tra gli obiettivi anche la giustizia italiana. Sono prorogate pertanto fino al 15 aprile 2020 le misure già adottate di rinvio delle udienze civili, penali e amministrative, con le relative sospensioni dei termini già adottate precedentemente fino al 22 marzo 2020. Per quanto riguarda le carceri, invece, il provvedimento intende assicurare il pieno ripristino della funzionalità degli istituti penitenziari danneggiati in conseguenza dei disordini degli ultimi giorni.

Il rinvio non si adotta nelle cause di competenza del tribunale per i minorenni relative alle dichiarazioni di adottabilità, ai minori stranieri non accompagnati, ai minori allontanati dalla famiglia e alle situazioni di grave pregiudizio. Idem per i procedimenti di convalida dell’arresto o del fermo, e per quelli che presentano carattere di urgenza, per la necessità di assumere prove indifferibili, nei casi di cui all’articolo 392 del codice di procedura penale. La dichiarazione di urgenza è fatta dal giudice o dal presidente del collegio, su richiesta di parte, con provvedimento motivato e non impugnabile.

Per il periodo compreso tra il 16 aprile e il 30 giugno 2020, saranno inoltre adottate presso gli uffici giudiziari tutte le misure organizzative necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie, limitando così l’orario di apertura al pubblico e celebrando a porte chiuse tutte le udienze penali pubbliche o di singole udienze.

Nonostante ciò, la partecipazione a qualsiasi udienza delle persone detenute, internate o in stato di custodia cautelare «è assicurata, ove possibile, mediante videoconferenze o con collegamenti da remoto». Mentre, si legge nel decreto, la magistratura di sorveglianza può sospendere, nel periodo compreso tra il 9 marzo 2020 ed il 31 maggio 2020, la concessione dei permessi premio del regime di semilibertà.

Per quanto riguarda gli Istituti penitenziari, invece, il decreto mira a garantirne le condizioni di sicurezza autorizzando la spesa di euro 20.000.000 nell’anno 2020 per la realizzazione di interventi urgenti di ristrutturazione e di rifunzionalizzazione delle strutture e degli impianti danneggiati nonché per l’attuazione delle misure di prevenzione. Il tutto, in considerazione della situazione, terrà comunque fede all’ordinamento penitenziario, che prevede «il pignoramento, sequestro o prelievo della remunerazione dovuta agli internati e agli imputati per il risarcimento del danno arrecato alle cose mobili o immobili dell’amministrazione e l’obbligo per i detenuti e gli internati di risarcimento del danno cagionato a cose mobili e immobili dell’amministrazione penitenziaria, senza pregiudizio dell’eventuale procedimento penale e disciplinare».

Alla pubblicazione del decreto, però, non si sono fatte attendere le prime polemiche. «Mentre si teme che possano riprendere proteste e sommosse da parte dei detenuti, francamente, ci aspettavamo che il decreto Cura-Italia fosse anche “Si-Cura-Italia”», commenta Gennarino De Fazio, per la Uilpa Polizia Penitenziaria nazionale. «Riservando particolare attenzione pure alle difficoltà che attanagliano da tempo le carceri e il Corpo di polizia penitenziaria. Come si è visto nei giorni scorsi, le carceri sono vere e proprie polveriere in cui ogni piccola scintilla può provocare una deflagrazione».

La richiesta dei sindacati non si ferma qui. «Reputiamo altresì indispensabile che almeno in fase di conversione del decreto vi siano risorse per assunzioni straordinarie ed equipaggiamenti, nonché misure a costo zero, come l’interpretazione autentica della disciplina per la gratuità del posto letto in caserma e l’introduzione di uno specifico reato che sanzioni chi aggredisca o minacci le Forze dell’Ordine trovandosi in stato di detenzione», conclude De Fazio.