Oltre il giardinoSorpresa, il premier Conte ha azzeccato un discorso

Non carismatico e politicamente debole, nell’ultimo video in cui annuncia la chiusura dei negozi e chiede agli italiani di stare a casa è apparso più sicuro. Qualcuno sostiene che il merito sia del calo di influenza di Rocco Casalino. Speriamo

ARIS OIKONOMOU / AFP

Il Conte 2 non è una formula di governo. Stavolta è in senso letterale. Il secondo Giuseppe Conte. Era impacciato, impreciso, non empatico. Poi mercoledì sera si è visto su Facebook e in tv un altro Conte: più nel ruolo di capo, austero ma vicino, tirato ma fiducioso. Si dirà che era solo, senza giornalisti, nel suo studio: cose che contano. D’altra parte, sbagliando s’impara: nella vita, nella politica, a 16 anni, a 56 non ancora compiuti. Sta di fatto che agli italiani è piaciuto, il presidente del Consiglio, anche a quelli che lo sfottono sui social chiamandolo “Gonde” per il suo non nascondibile accento pugliese, e anche a quelli che politicamente lo bocciarono e lo bocciano per il disinvolto volteggiare nel trapezio della politica saltando da Salvini a Zingaretti, novello Enzo Scotti soprannominato Tarzan perché saltava da una corrente della Democrazia cristiana all’altra come fossero liane. Non è diventato John Kennedy, però la domanda si pone: cosa gli ha preso, a Conte, che ha cominciato a bucare lo schermo?

C’è chi con malizia mette in relazione il miglioramento mediatico del presidente con un certo calo di influenza di Rocco Casalino dopo l’ennesimo “infortunio” del precedente decreto finito in tutte le redazioni ore prima che venisse varato. Casalino, finora il dominus assoluto della comunicazione di palazzo Chigi obiettivamente durante questa prima fase della Grande Emergenza si è mosso maluccio e dentro il palazzo del governo questo è chiaro a tutti. Nessuno sa dire se ci sia un nesso fra la sua recente diminutio (peraltro da appurare) e la contemporanea emancipazione mediatica di Conte: diciamo che è una coincidenza.

Certo è che la stessa scelta del presidente del Consiglio di utilizzare Facebook, che ha fatto storcere il naso a molti, è stata una novità. Ai tempi di Matteo Renzi stava qui la famosa disintermediazione, scelta strategica del fiorentino che in mente ha sempre avuto lo schema secco capo verso il popolo. Conte, che è di un’altra pasta, non aveva mai evitato la mediazione dei giornalisti pur sentendo crescere via via una certa qual fatica in questo rapporto, specialmente nelle situazioni difficili. Nelle ultime concitate comunicazioni era stato impreciso, poco chiaro, non lineare. Gli italiani lo seguivano e non lo seguivano.

D’altronde anche lui sa che il ruolo di commander-in-chief non si attaglia proprio a pennello a uno come lui, non carismatico e politicamente debole: ci voleva una svolta anche comunicativa guardando l’Italia negli occhi. Da solo, con due foglietti sul tavolo per non perdere il filo e ricordarsi la frase destinata a essere ricordata: «Non ci abbracciamo oggi per abbracciarci più forte domani». Senza giornalisti, videomaker e cameraman, anche per evitare i soliti assembramenti, Conte con la diretta Facebook ripresa da tutte le reti tv ha fatto un botto di ascolti. Un quarto d’ora dopo le visualizzazioni erano già 1 milone e 700mila. L’ha imbroccata, stavolta, Conte, il non-comandante chiamato dalla Storia a comandare.

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